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A luci spente

Da Paride

Ed è forse un morbo quello che mi prende tra le tue lenzuola, simile all’odio, ma più feroce.
Mi s’avvinghia addosso, m’attanaglia la gola, la testa esplode, perdo il senno, ma non godo.
è come rabbia, solo, più sottile. Attecchisce tra i corpi cavernosi, sale in testa, si ferma.
E avrei voglia di urlare, schiantarmi contro una vetrata, alzare la voce, sbattere i piedi, stupirti con la mia ferocia.
Vomitarti contro tutto il male che mi sento dentro, avvilirti con tutti i miei pensieri …
quello che non dico, quello che non sai.
Mi incidi la pelle con piccoli ematomi sottocutanei, marchiandomi il collo segni la tua proprietà,
ti lascio fare, non importa, in fondo, non sono di nessuno.
Frustrato contengo e contrasto i cattivi pensieri, respingo ogni segno di cedimento, mi calmo ancor prima di esplodere, mi incrino nel mentre, e fa male.
è rabbia. È solo un attimo, poi passa. Non fa danni, non resta dentro.
Rancore, per aver sperato in  qualcosa di diverso, per non essere riuscito a pretenderlo.
Non sono felice, prima forse, ma è stato un momento, un ricordo che non rivive, e  da solo muore.
Non ti sento mentre mi tocchi, non sempre, e ultimamente non sto neanche li a vedere, qualche volta,non sempre.   A volte ho la vaga impressione che  tu voglia solo essere scopata da me, un pensiero in testa, un modo insolito di concepire l’amore. È così che m’ami!?
E allora carico, ti scivolo dentro, mentre gemi, mentre graffi, senza sentirmi a casa.
Ti sento calda, sprofondo, senza perdermi, non mi sento a mio agio, l’atto in se non mi prende, vorrei fermarmi senza troppe discussioni, andar via, scomparire, ma  come si fa!?
E allora continuo,  ti sento ansimare, e mi sento solo.
E allora m’incazzo, e ci metto più forza, continua mi dici, continua, ma non sento nulla.
Vieni, mi dici, vieni.
All’appuntamento non mi trovi e te ne accorgi solo una volta  voltato l’angolo, ma fai finta di nulla, sarà che sei più che soddisfatta.
Sarà che in fondo ti senti sfinita, sarà che è  comodo, o che forse  sono io, e  che per te è solo fatica.
In questi momenti m’accarezzi in genere, e lo fai ancora adesso, mi baci, mi dici cose,  mi chiami amore, ma non  sento, ne  tocco, ne  vedo questo tuo amore. . .
Non mi nutre.
Mentre mi abbracci stordita,
ti vedo,
e non posso fare a meno di odiarti,
ma, tu, chiamalo pure amore, chiamalo pure così.


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