Magazine Società

A me mi piacciono i Daft Punk, a te ti piacciono i Daft Punk

Creato il 21 maggio 2013 da Frankezze

A me mi piacciono i Daft Punk, a te ti piacciono i Daft Punk

C’è stato un periodo in cui le persone si dividevano in gruppi, in clan, e amavano mangiare cibi diversi, votavano partiti diversi, ascoltavano musica diversa, e facevano un sacco di cose diverse; poco  prima che la crisi dell’individuo e l’avvento di Drive In segnassero il passo all’omologazione collettiva che ci vuole tutti adepti dei Daft Punk e fan di Master Chef con tanto di havaianas.

Beh, io c’ho una nostalgia cagna di quel periodo, quando enormi e demograficamente diversi tipi di pubblico si dividevano tra Nirvana, Sonic Youth, Kraftwerk, Beatles, Vasco Brondi e Brunori Sas: un mondo con un panorama musicale infinitamente frammentato dove io me la potevo giocare contro il tardone fan di Brunori e quasi sempre perdevo.

Adesso che succede? Succede che ci sono un miliardosettecentomila gruppi in giro. Basta andare su Soundcloud per farsi un’idea sul panorama musicale contemporaneo. Piccoli nerd che remixano piccoli nerd, caricano su Youtube il remix, spopolano nella rete, grande successo di pubblico, impazza il web, Arezzo Wave, Primavera Sound, scopano le fiche, si drogano, Warp Record, fanno film, vanno ospiti a Gazebo. Un miliardosettecentomila gruppi contro una manciata di big-star monolitiche che riescono ad unire un vasto pubblico demograficamente eterogeneo e con diversi gusti musicali. Star del calibro di Vasco Brondi, Madonna, Brunori Sas, Vinicio Capossela, Jay-Z, Beyoncé e… chiaramente i Daft Punk.

I Daft Punk appunto. La loro musica è basata su strutture ripetitive tipicamente house e continui slanci hype, che diciamo, non dovrebbero far breccia sull’ascoltatore fan di Brunori Sas, abituato fino allo sfinimento alla struttura strofa-ritornello-strofa-menata-Prevert-strofa. Per non parlare della manipolazione e degli effetti amelodic applicati alle voci: molto, molto più in là delle tenerissime aspirazioni calabbreggianti di Brunori (bellissime sia chiaro). Eppure, eppure virgola, sembra che tutti, ma proprio tutti, siano diventati improvvisamente fan de sti cazzo de Daft Punk (soprattutto i fan di Brunori). È un fenomeno complessissimo, non me lo sono riuscito a spiegare. Uscivo di casa: Daft Punk. Aprivo Facebook: Daft Punk. Chiamo mia madre: Daft Punk. Mi chiama mia madre: Daft Punk. Ciao Mamma, l’hai sentito l’ultimo disco dei DP? Sì, trovi la mia rece su Vice.

(Postilla: dietro il loro disco “c’è una campagna di marketing clamorosa”®. Postilla2: dietro questa frase c’è una pazzesca voglia di morire, ripetutamente e intensamente morire solo, abbandonato, ma soprattutto solo). L’opinione te la sei formata direttamente e simultaneamente all’ascolto del disco. Ed è un’opinione positiva. Anche se non hai avuto la benché minima percezione di quello che puttanaeva hai ascoltato. È stato comunque un disco grandioso e per fortuna che son tornati. Un fenomeno incontrollabile che conferma la perdita di autonomia individuale, e ci fa scoprire una ramificata atomizzazione del “quanto mi è piaciuto” che permette alla massa di restare unita (e con questa ciao Teodoro Adorno, ciao proprio) in un unico grande ascolto collettivo col-cazzo-bello-stretto-in-mano.

Comunque gran disco.

L'articolo A me mi piacciono i Daft Punk, a te ti piacciono i Daft Punk è ovviamente opera di Frankezze.


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :