Nel 1849 un gruppo di studenti universitari si riuniscono a Cagliari per festeggiare il Carnevale. Per paura della polizia piemontese che li tiene sotto controllo la loro riunione è segreta e a porte chiuse. Per un disguido le maschere di Garibaldi e di Anita non sono presenti. Mentre un gruppo di maschere decide però di aspettare l’arrivo di Garibaldi, un altro gruppo, quello formato dai nobili, guidati da Iroxi Cancioffali, decide di andarsene a far baldoria e lascia il Circolo al suono della rantantira. Mentre attendono l’arrivo della maschera dell’eroe dei due mondi e della sua compagna Anita, Su Majolu, una Maschera particolarmente intraprendente propone, per la consueta rappresentazione di fine anno, di allestire un copione dedicato alla Congiura di Palabanda, un tentativo fallito di ricacciare a mare i Piemontosi represso nel sangue, avvenuto nell’anno 1812 ad opera di alcuni Sardi rivoluzionari appartenenti ai Gremi, al mondo delle professioni e a qualche rappresentante controcorrente del clero. Mentre mettono in scena il dramma de “S’Annu Doxi” i tre sindaci dei rioni storici di Cagliari portano la notizia che Anita Garibaldi, quella vera, è morta e che al vero Garibaldi è stato impedito di sbarcare a Cagliari dai Piemontesi. Questo scatena l’ira degli studenti, anche se Garibaldi ha deciso di proseguire sino a La Maddalena dove sarà ospite di una famiglia amica. Il piano della finzione drammaturgica, durante le prove, si intersecherà così con la attualità del 1849, offrendo lo spunto alla maschere-attori di fare alcune riflessioni importanti sui loro progetti e sulle aspirazioni future della loro città e dell’infelice isola di Sardegna.