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Abstracter

Creato il 02 febbraio 2015 da The New Noise @TheNewNoiseIt

ABSTRACTER

Tombs Of Feathers, debutto degli Abstracter, ci aveva colpito e incuriosito, Wound Empire non solo conferma quanto di buono già realizzato, ma dimostra anche un’evoluzione decisa e un netto affinamento delle armi in dotazione alla band di Oakland, che ha mutato profondamente linguaggio e approccio. Quanto basta per sottoporre il cantante Mattia Alagna ad un terzo grado cui si è sottoposto volentieri.

Ciao, sembra che dall’ultima volta che ci siamo sentiti su queste pagine ne siano successe di cose in casa Abstracter, ti va di raccontarci come siamo arrivati a Wound Empire?

Mattia Alagna: Ciao, sì, ne son successe di cotte e di crude e la band è quasi morta poco dopo l’uscita di Tomb Of Feathers. Ci siamo dovuti separare dalla sezione ritmica, il bassista e il batterista hanno lasciato e siamo rimasti di nuovo da soli io e Robin, i due disperati che iniziarono il progetto, senza minimamente sapere come continuare. Per fortuna di lì a poco abbiamo trovato Emad, un batterista molto più adatto del primo, nonché persona che ammirava ciò che stavamo facendo, per cui con lui le cose sono ricominciate da subito con un’altra marcia, e un’altra attitudine. Abbiamo cambiato due bassisti da allora, ma al momento siamo da circa un anno e mezzo ben sistemati con Donovan, un amico di lunga data di Robin, anche lui un musicista preparatissimo che suona in band da quasi vent’anni e che sembra sposare la nostra causa. Nel frattempo abbiamo anche lanciato la nostra label (Sentient Ruin), nella speranza un giorno di non dover mai più bussare alla porta di qualcuno per pubblicare il nostro materiale.

Tra l’altro avete condiviso il palco con parecchi nomi interessanti, quali sono quelli che ti hanno colpito maggiormente?

Direi al primo posto i Dispirit, per tutto ciò che rappresentano nell’underground e perché sono nostri amici di Oakland. Ci vediamo sempre in giro, ed è una cosa stupenda essere amici di una band che consideri un pilastro delle tue influenze musicali. Poi ovviamente Eyehategod e Wolvhammer, ma anche Primitive Man, Hexis, Necrot, Negative Standards, Megaton Leviathan, Children Of God, Centuries, Usnea e Bell Witch sono tutte band con cui abbiamo suonato, che consideriamo amici e che allo stesso tempo stimiamo tantissimo musicalmente.

Ciliegina sulla torta, il prossimo agosto avete in programma un festival decisamente importante, deve essere una bella soddisfazione, ti va di parlarcene? Direi che il vostro nome sta girando parecchio…

Sì, Deadfest. Non esistono al mondo altri festival così importanti e pieni di talento come questo, frutto solamente del passaparola e degli sforzi totalmente DIY di una sola persona, il grande Gregg. Siamo stra-felici di suonare ancora coi nostri amici Primitive Man, Funerary, Usnea, Negative Standards, Badr Vogu e tanti altre grandissime band di Oakland, ma anche di condividere un bill con band totali quali Gehenna, Cretin, Terrorizer, le leggende Grief, Capitalist Casualities, Nausea…

Tra l’altro il nuovo disco esce per delle etichette interessanti tra cui l’italiana Shove, ti va di anticiparci qualcosa?

Sì, questa release credo mostri con fermezza quale sia il nostro intento primario: fare il più possibile in autonomia e chiedere ad amici di coprirci, qualora lo volessero, solo laddove noi non arriviamo con i soldi. Simon della 7D, Stefan della Vendetta, Manuel della Shove e Andy della Fragile Branch sanno che non siamo una band che sta lì con le mani in mano ad aspettare che loro tirino fuori i soldi e facciano tutto. Noi non lavoriamo così, ci mettiamo quanti più soldi e tempo possiamo per aiutare e far sì che per un’etichetta occuparsi di un disco degli Abstacter sia come una cosa in famiglia, tra amici, e un affare totalmente collaborativo. E la stessa cosa vale per COF, che farà un cd per noi, e An Out, che si occuperà di una co-release della cassetta. Dal lato nostro siamo fan di tutte le release delle realtà coinvolte e le ammiriamo tantissimo, ovviamente credo anche che la cosa sia reciproca.

L’artwork è stato curato da Kevin Gan Yuen (viraloptic.com) e colpisce per il sovrapporsi di immagine e segni grafici, come è nato e cosa rappresenta?

Kevin è un ‘altra persona che gravita entro una stretta cerchia di amici della band. Amiamo il suo lavoro come artista e cosa fa nella sua band, i Sutekh Hexen, a non finire. È davvero una di quelle persone per cui si può solo provare ammirazione per tutto quello che fanno. Inoltre, c’è un profondo e mutuo rispetto tra di noi. Lui sa esattamente cosa cerchiamo e capisce la nostra musica in maniera incredibile. Chiede di leggere i testi prima di mettersi al lavoro, ascolta il disco cento volte prima di decidere cosa fare e ci pone tante domande. Il risultato finale è un connubio tra musica, testi, significati e le grafiche che è impareggiabile secondo noi. In questo caso, siccome una delle band che hanno maggiormente influenzato Wound Empire sono stati gli Amebix, abbiamo cercato di fare qualcosa che ricordasse le loro copertine, ma con un taglio molto più austero, moderno e tenebroso, e le grafiche sono completamente intrise di rimandi e simbologie che si rilegano ai testi: rovina, distruzione, estinzione, un mondo oltre l’umanità, che è sopravvissuto oltre la “ferita” dell’umanità.

Abstracter-2015-2

Rispetto a Tomb Of Feathers il suono si è fatto meno schizofrenico e più coeso, direi più oscuro e in qualche modo disperato (penso al mood di “Open Veins”), cos’ha portato questi cambiamenti?

Quando abbiamo scritto Tomb Of Feathers era il 2010-2011. Ora siamo musicisti e persone completamente differenti rispetto ad allora. I gusti sono cambiati completamente, oltre che la sezione ritmica, e in generale le nostre motivazioni di fondo. Adesso la band è un “affare” molto votato alla rabbia e all’oscurità. L’ottimismo sullo stato del mondo e dell’umanità per noi è sceso a livelli di quasi disprezzo e alienazione, e abbiamo sviluppato un forte interesse per immaginari cinici e crudeli. C’è poco posto per la melodia e la speranza, ormai, nella musica di questa band, e le forti influenze crust che si sentono nel disco (e che oggi dettano la nostra agenda) hanno fatto sì che il lavoro in ultima istanza risulti più diretto, meno ricercato e imbellito da tante iperboli prog o quant’altro. Volevamo solo fare un disco insulso e heavy da far impallidire, tutto qua.

Si direbbe che ci sia anche maggiore attenzione alla struttura dei brani, quasi che si cercasse di darne una più solida e compatta al tutto, condividi?

Credo di sì. Da un lato ora sono più anni che suoniamo, per cui ci piace pensare che siamo più preparati con i nostri strumenti. Essere più intelligenti nella scrittura, massimo risultato col minimo sforzo, era un obiettivo imprescindibile. Imparare dagli errori fatti con Tomb Of Feathers. Non c’è bisogno di fare un pezzo di sedici minuti per schiacciare l’ascoltatore, basta partire con intenti diversi. Wound Empire è un disco molto meno pretenzioso e – come dicevo – molto più crudele e diretto di Tomb Of Feathers. Ci sono molta spontaneità e semplicità qui, secondo me. Deve solo trasmettere buio totale, e credo lo faccia bene, la struttura del disco credo sia solo la conseguenza della semplicità degli intenti.

Se in precedenza avevi trattato l’argomento malattia mentale, cosa ha influenzato i testi di Wound Empire? C’è qualche tema che ti ha colpito in modo particolare mentre stendevi le parole dei nuovi brani?

Wound Empire è stato ispirato da un libro del filosofo sudafricano David Benatar che ho letto nel 2012. Benatar è professore universitario a Cape Town ed è uno dei massimi esponenti dell’antinatalismo, cioè di quella corrente politico-filosofica che fa advocacy per l’estinzione volontaria della razza umana. Il suo pensiero è empirico e basato su ricerche socio-economiche, antropologiche… non è certo un pazzo che predica per strada, insomma. Benatar ti fornisce numeri e dati e con quelli ti disegna un quadro scientifico raggelante: o ci ammazziamo adesso da soli, e in tal caso forse la terra sopravvive, o se continuiamo ad esistere egoisticamente, ci porteremo anche la terra dietro, e che la scelta, tra se essere una forma di vita egoistica e parassitaria solo volta alla propria esistenza o creature con misericordia per il nostro pianeta, sta a noi. Benatar propone la cessazione della riproduzione sessuale umana, e la sua lenta estinzione, per salvare il pianeta. Da qui poi io ho elaborato il mio immaginario personale: l’umanità si rifiuta di crepare, la terra cerca di combattere la “ferita” che la sta infettando, e alla fine la sconfigge, a caro prezzo però, visto che il pianeta privo di uomo è ormai mostrificato, sfigurato e disseminato dagli orribili segni ormai in rovina della sua precedente esistenza. Un’enorme cicatrice. Una volta vidi una foto in notturna della West Coast americana scattata dalla stazione spaziale ISS. A molti le luci delle grandi città viste dallo spazio sembrano uno spettacolo stupendo. A me invece sembravano ferite sulla crosta terrestre. Colonie luminescenti di batteri intenti a scavare ferite suppuranti e infette sempre più profonde nella carne del nostro pianeta. La canzone “Glowing Wounds” parla di questa visione distorta, di questa ferita ormai talmente vasta che è solo curabile con un’atomica.

Credi che riuscirete a venire in Europa nel 2015? Avete qualche progetto già in mente per promuovere il disco?

Sì, suoneremo al Doom Over Leipzig Festival in Germania nel 2016 e faremo un tour europeo.

Segui sempre la scena italiana? In generale quali sono le uscite discografiche (non solo italiane) del 2014 che ti hanno più colpito?

Hate & Merda, Assumption, Stasis, Leviathan, Macerie sono tutte band da seguire.

Se dovessi puntare su un trend per il 2015, quali credi saranno le sonorità che prenderanno piede e quali invece verranno accantonate?

Non saprei, ti posso dire che siamo in presenza di un forte declino del post-metal e dello stoner, due generi che tanti hanno solo contribuito ad inflazionare copiandoli spudoratamente invece di aggiungerci personalità ed evolverli, e che come sempre il punk rock è più vivo che mai e che tutte le band influenzate dal punk stanno sempre esprimendo ottime cose. Spero in un ritorno glorioso del crust (in parte già in atto) e di un certo modo di fare industrial che esisteva un tempo.

Grazie mille al solito per il tuo tempo, a te lo spazio per concludere come preferisci…

Grazie per il supporto, significa tantissimo per noi!


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