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Abu Dhabi, così è maturata la squalifica di Vettel. Ma la benzina c’era!

Da F1web

Tra la fine delle qualifiche e la ratifica dello schieramento di partenza di Abu Dhabi sono trascorse quasi cinque ore, compresa la pausa che la giuria si è presa per la cena. Alla fine il comunicato della squalifica di Vettel è arrivato quando a Yas Island erano le 22:45 e quando il paddock già aveva intuito che la faccenda si era fatta seria.

Riguardo il motivo dello stop della vettura nel giro di rientro, Vettel a caldo aveva detto: “Non penso sia grave. Mi hanno chiesto di spegnere e l’ho fatto”. Anche dal muretto della Red Bull arrivavano rassicurazioni. Ma Domenicali sulla sponda della Ferrari diceva sornione: “Vediamo che succede a Vettel”.

È successo che la direzione corsa ha segnalato ai commissari il fatto che Seb avesse parcheggiato senza rientrare ai box come invece prescrive il regolamento sportivo dal 2010. A quel punto la Red Bull per scampare alla penalizzazione doveva dimostrare che lo stop fosse imputabile a motivi di forza maggiore. A Barcellona in circostanze simili la McLaren non aveva convinto la FIA e quindi Hamilton aveva perso la pole.

Con il sostegno dei motoristi della Renault e sulla base dei tracciati della telemetria che evidenziavano delle anomalie nel funzionamento delle pompe elettriche, la Red Bull invece ha persuaso i commissari. Ma ha vinto solo il primo round, perché Vettel ha perso comunque la terza posizione sullo schieramento quando alle verifiche tecniche non c’è stata la possibilità di pescare dal serbatoio quel litro di benzina che la FIA pretende per controllare il carburante.

Gli avevano concesso di scattare dal fondo. Poi però la Red Bull ha optato per la partenza dalla pit-lane, in modo da evitargli il rischio dell’imbuto della prima curva e al tempo stesso svincolarlo dal regime di parco chiuso, per cambiare gli assetti e analizzare a fondo la macchina, dal momento che secondo Chris Horner e secondo i dati della Renault, la benzina per i controlli c’era eccome.

Qui entra in ballo il punto 4 dell’articolo 6.6 che regola i criteri di campionamento del carburante dopo le sessioni ufficiali, perché la procedura di estrazione della benzina ai fini dei controlli tecnici “non deve richiedere l’accensione del motore, né la rimozione di alcuna parte della carrozzeria”, ad eccezione delle chiusure dei connettori per il rifornimento.

È il nodo in cui è incappata la Red Bull: la benzina c’era, ma la FIA impiegando i mezzi concessi dal regolamento tecnico è stata capace di estrarne soltanto otto decilitri e mezzo. E quel bicchiere che mancava ha fatto partire la sanzione. Regalando, indirettamente, una corsa densa di show.


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