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Addendum: Czeslaw Milosz e Ars poetica

Da Ellisse

czeslaw miloszGiovanna Tomassucci, traduttrice e polonista all'Università di Pisa, mi "rimprovera" gentilmente, riguardo al post su "Ars poetica" (v. QUI) di non aver affiancato anche il testo in polacco, oltre quello inglese, della poesia di Czeslaw  Milosz, poichè - annota - è bene ricordare che di un poeta polacco si tratta, salvaguardare una preziosa diversità identitaria in un mondo sempre più globalmente anglofono.

Giusta osservazione, provvedo quindi a pubblicare qui il testo polacco e  anche, per completezza, la versione di Pietro Marchesani, storico traduttore e studioso della poesia polacca, scomparso di recente. Per fortuna, dico a me stesso, non mi sono trovato in una situazione del tutto montiana, ovvero di traduttor de' traduttori. Il testo inglese è infatti una versione del 1968 dello stesso poeta, che come noto era emigrato negli Stati Uniti nel 1960 ma aveva continuato a scrivere nella lingua natale, a differenza di altri celebri "esuli".

Con l'occasione segnalo anche l'articolo, di grande interesse, di Giovanna Tomassucci , fresco di uscita su "L'ospite ingrato", rivista on line del Centro studi Franco Fortini, dal titolo: "Czeslaw Milosz: descrivere le fini dei mondi" (leggibile QUI).  La riflessione del poeta di fronte alle distruzioni della Storia e insieme la denuncia dell'indifferenza degli uomini momentaneamente risparmiati per le sofferenze dei colpiti, degli altri, come un immenso naufragio con spettatori, l'Icaro che non visto scompare nei flutti della poesia di Auden (v. QUI).


Ars poetica?

Zawsze tęskniłem do formy bardziej pojemnej,

która nie byłaby zanadto poezją ani zanadto prozą

i pozwoliłaby się porozumieć nie narażając nikogo,

autora ni czytelnika, na męki wyższego rzędu.

W samej istocie poezji jest coś nieprzystojnego:

powstaje z nas rzecz, o której nie wiedzieliśmy, że w nas jest,

więc mrugamy oczami, jakby wyskoczył z nas tygrys

i stał w świetle, ogonem bijąc się po bokach.

Dlatego słusznie się mówi, że dyktuje poezję dajmonion,

choć przesadza się utrzymując, że jest na pewno aniołem.

Trudno pojąć skąd się bierze ta duma poetów

jeżeli wstyd im nieraz, że widać ich słabość.

Jaki rozumny człowiek zechce być państwem demonów,

które rządzą się w nim jak u siebie, przemawiają mnóstwem języków,

a jakby nie dosyć im było skraść jego usta i rękę

próbują dla swojej wygody zmieniać jego los?

Ponieważ co chorobliwe jest dzisiaj cenione,

ktoś może myśleć, że tylko żartuję

albo że wynalazłem jeszcze jeden sposób

żeby wychwalać Sztukę z pomocą ironii.

Był czas, kiedy czytano tylko mądre książki

pomagające znosić ból oraz nieszczęście.

To jednak nie to samo co zaglądać w tysiąc

dzieł pochodzących prosto z psychiatrycznej kliniki.

A przecie świat jest inny niż się nam wydaje

i my jesteśmy inni niż w naszym bredzeniu.

Ludzie więc zachowują milczącą uczciwość,

tak zyskując szacunek krewnych i sąsiadów.

Ten pożytek z poezji, że nam przypomina

jak trudno jest pozostać tą samą osobą,

bo dom nasz jest otwarty, we drzwiach nie ma klucza

a niewidzialni goście wchodzą i wychodzą.

Co tutaj opowiadam, poezją, zgoda, nie jest.

Bo wiersze wolno pisać rzadko i niechętnie,

pod nieznośnym przymusem i tylko z nadzieją,

że dobre, nie złe duchy, mają w nas instrument.

Czesław Miłosz, 1968


Ho sempre aspirato a una forma più capace,

che non fosse né troppo poesia né troppo prosa

e permettesse di comprendersi senza esporre nessuno,

né l'autore né il lettore, a sofferenze insigni.

Nell’essenza stessa della poesia c’è qualcosa di indecente:

sorge da noi qualcosa che non sapevamo ci fosse,

sbattiamo quindi gli occhi come se fosse sbalzata fuori una tigre,

ferma nella luce, sferzando la coda sui fianchi.

Perciò giustamente si dice che la poesia è dettata da un daimon,

benché sia esagerato sostenere che debba trattarsi di un angelo.

È difficile comprendere da dove venga quest’orgoglio dei poeti,

se sovente si vergognano che appaia la loro debolezza.

Quale uomo ragionevole vuole essere dominio dei demoni

che si comportano in lui come in casa propria, parlano molte lingue,

e quasi non contenti di rubargli le labbra e la mano

cercano per proprio comodo di cambiarne il destino?

Perché ciò che è morboso è oggi apprezzato,

qualcuno può pensare che io stia solo scherzando

o abbia trovato un altro modo ancora

per lodare l'Arte servendomi dell'ironia.

C'è stato un tempo in cui si leggevano solo libri saggi

che ci aiutavano a sopportare il dolore e l'infelicità.

Ciò tuttavia non è lo stesso che sfogliare mille

opere provenienti direttamente da una clinica psichiatrica.

Eppure il mondo è diverso da come ci sembra

e noi siamo diversi dal nostro farneticare.

La gente conserva quindi una silenziosa onestà,

conquistando così la stima di parenti e vicini.

L’utilità della poesia sta nel ricordarci

quanto sia difficile rimanere la stessa persona,

perchè la nostra casa è aperta, la porta senza chiave

e ospiti invisibili entrano ed escono.

Ciò di cui parlo non è, d’accordo, poesia,

perché è lecito scrivere versi di rado e controvoglia,

spinti da una costrizione insopportabile e solo con la speranza

che spiriti buoni, non maligni, facciano di noi il loro strumento.

Czesław Miłosz, Poesie, Adelphi, Milano, 1983, traduzione di Pietro Marchesani

Fonte: http://buchi-nella-sabbia.blogspot.it/


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