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Alì ha gli occhi azzurri – Dal documentario al film

Creato il 15 novembre 2012 da Oggialcinemanet @oggialcinema

Alì ha gli occhi azzurri - Dal documentario al film

Alì ha gli occhi azzurri nasce dopo Fratelli d’Italia: un film documentario realizzato con una produzione indipendente (Il Labirinto), girato ad Ostia tra il 2007 e il 2009, presentato nel 2009 al Festival di Roma, poi distribuito da Cinecittà Luce.

Fratelli d’Italia raccontava le storie di tre adolescenti di origine non italiana che frequentavano la stessa scuola. Il protagonista del terzo episodio, Nader, in quanto egiziano nato a Roma, era l’unico che rappresentava la seconda generazione. La forza e la complessità della storia di Nader non era esauribile nei 35 minuti di montaggio del suo episodio: Nader, adolescente egiziano nato a Roma e cresciuto ad Ostia, è innamorato di una ragazza italiana contro il volere della propria famiglia, che desidera per il figlio un matrimonio islamico, per non perdere la propria cultura di appartenenza.

Mi trovavo di fronte ad una storia di amore contrastato, romantica e classica, ma vissuta nell’Italia del 2012, in un paese che, a differenza della maggior parte dell’Europa e del resto dell’occidente, non ha ancora un’identità multietnica e multiculturale e fatica a comprendere che in essa,  per naturale e inevitabile progresso storico, consiste la ricchezza del suo presente. Raccontando l’adolescenza di Nader osservavo da vicino, nel privilegio della quotidianità, un aspetto del futuro del mio paese. Al di là di queste considerazioni tematiche, che rendevano Nader  protagonista inconsapevole di un emblematico conflitto culturale, quello che continuava ad emozionarmi, e che ha determinato il passaggio da Fratelli d’Italia ad Alì ha gli occhi azzurri, era la sua vitalità di adolescente e il suo talento nell’essere libero e incosciente di fronte alle telecamere.

Durante la lavorazione del documentario a Nader chiedevo solo di non guardare in macchina e di comportarsi come se le telecamere non ci fossero, senza esasperare alcun atteggiamento o comportamento; gli spiegavo che si trattava di un documentario e che era il contrario di un reality televisivo, dove ogni azione si compie e si esibisce in funzione delle telecamere.

Al termine del lavoro però ho sentito il desiderio di continuare e approfondire il racconto accennato nel terzo episodio di Fratelli d’Italia: ho chiesto a Nader di interpretare un vero e proprio personaggio, identico a lui, alla sua esperienza e alla sua visione del mondo. Si trattava per Nader di passare dalla massima incoscienza richiesta durante il lavoro del documentario, alla coscienza della propria storia personale, del proprio vissuto e delle proprie emozioni, che avrebbe dovuto mettere in scena durante le riprese del film, come un attore che si relaziona con il proprio personaggio.

La separazione tra “documentario” e “film di finzione” può essere spesso schematica e arbitraria. Il passaggio dall’uno all’altro è sottile, ed è mia opinione credere che il confine tra le due tipologie di film possa essere labile e personale, quando l’obiettivo è quello di lavorare sulla realtà.

Alì ha gli oggi azzurri dal 15 novembre al Cinema!

Fonte: quattrozeroquattro


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