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Alieni, Apache, telescopi e prese per il culo

Creato il 05 maggio 2012 da Tnepd

Di cosa sto parlando? Ma del Vaticano, ovviamente.

Prologo

Alieni, Apache, telescopi e prese per il culo

Cochise

Tutto ebbe inizio nel 1873, un anno prima della morte del capo Cochise. Gli Apache Chiricahua subirono un’ulteriore beffa: la Riserva di San Carlos, creata nel 1871 in Arizona, viene privata della sua parte più importante: il Monte Graham. Questa località è la più sacra di tutta la nazione Apache, Dzil Nchaa Si An (La Grande Montagna Seduta) è il suo nome nella lingua dei Nativi, infatti era il luogo dove si andava a pregare Usen (Grande Spirito, ovverosia Dio) e gli antenati. Il Nativo non si azzardava a mutarne l’habitat, ma lo lasciava quasi intonso; nei tempi antichi gli stessi cimiteri, che sono comunque ambienti tenuti in grande considerazione da qualsiasi nazione amerindia, venivano posti in modo da non tagliare un solo albero di quella terra. Ma il governo di Washington, nell’ambito della sua campagna di azzeramento culturale nonché fisico, pensò bene di affidare questo sito strategico all’amministrazione federale. Nonostante tutto, gli Apache, anche a rischio della loro vita, non dimenticavano e comunque passavano i confini del ristretto territorio per raggiungere la cima del loro santuario naturale; gli uomini della medicina continuavano a salirvi per cercare le erbe, gli sciamani ottemperavano ai sacri riti arcaici; pure gli animali avevano su quelle falde un rifugio sicuro. Insomma, i Nativi facevano i clandestini in casa propria, ma almeno non sbattevano con la faccia su una scritta tipo “Keep Out”.

La comunità scientifica all’assalto

Le cose si complicano drammaticamente nel 1970, quando l’Università dell’Arizona decide di costruire un osservatorio astronomico, indicando come sito il Monte Agazzis (altro luogo sacro, addirittura sia per gli Apache che per gli Hopi e per i Navajo). L’Ente federale per la tutela del patrimonio forestale si oppone, quindi l’Università ripiega sul monte Baldy, ma gli Apache della riserva di White Mountain minacciano la rivolta armata. Alla fine, nel mirino cade il Graham. Infatti, nel 1984, viene approvata la legge “Arizona Wilderness Act” che aggira i parametri per la tutela ambientale. Da quel momento fino ad oggi è in corso una guerra legale durissima tra la nazione Apache ed il consorzio dei costruttori, con esiti altalenanti. Molti enti della cordata multinazionale abbandonano la patata diventata troppo bollente (ultimamente anche il tedesco Max Planck Institut di Monaco di Baviera pare che si stia defilando: staremo a vedere).

Vedi vedi chi ha le mani in pasta

E qui casca l’asino. Nel 1987 a Phoenix, Arizona, Giovanni Paolo II, pieno di afflato ecumenico e acceso d’amore, esorta al rispetto delle minoranze e dei culti etnici; nelle prime file del pubblico c’è una vasta rappresentanza dei popoli amerindi.

Che ci fa in quel posto il Papa? Che domanda! È in viaggio pastorale!

Invece, io ritengo che sia andato da quelle parti per indorare la pillola. Poco dopo, nello stesso 1987, il Congresso degli Stati Uniti, con legge ad hoc, la “Arizona-ldaho Conservation Act”, autorizza la costruzione di 3 telescopi sul Monte Graham.

Chi sono i partner più fedeli i quali, dalla fine degli anni ’80, affiancano (saldamente fino ad ora!) l’Università dell’Arizona?

L’Osservatorio di Arcetri (Italia) e la Specola Vaticana (Città del Vaticano), ambedue con i soldi di tutti noi contribuenti. Il primo è un ente ovviamente italiano, mentre il secondo appartiene ad uno stato estero (il Vaticano, appunto), però il Concordato (rivisitato nel 1984) lascia aperte molte porte al finanziamento del cosiddetto, ma fasullo, “Soglio di Pietro”.

L’ipocrisia di chi è assistito (almeno così dice) dallo Spirito Santo

È proprio il direttore della Specola Vaticana, il gesuita padre George V. Coyne, che, in un editoriale del Corriere della Sera del 7 gennaio 2002, fa una dichiarazione a prova di… VERGOGNA :

“Quando il governo decise di costruire il primo grande osservatorio nazionale in Arizona scelse una montagna sacra agli indiani, i quali, dopo lunghe trattative, furono contenti dello scopo per cui veniva utilizzata. Gli indiani non sapevano come chiamare gli astronomi, perché loro abitavano sotto il cielo, lo ammiravano ma non lo studiavano e quindi erano privi di un termine che indicasse colui che indaga. Allora inventarono una parola nella loro lingua che, tradotta, significa “gli uomini dagli occhi lunghi”. In effetti questi strumenti non sono soltanto delle macchine, ma il prolungamento della nostra curiosità di sapere. Il fatto che sia un gesuita non cambia il modo in cui faccio ricerca, ma certamente influisce sulla mia interpretazione.”

Orbene, dato che qualsiasi Apache in condizioni psicofisiche normali si farebbe uccidere piuttosto che avallare lo scempio sul Graham, come furono obnubilati i presunti rappresentanti? O meglio, quale genere di liquore venne fatto ingurgitare, come nella più triste tradizione del Far West, a quei poveretti per estorcerne il consenso?

Ma quale contentezza d’Egitto! Ma quale favola sugli occhi lunghi ci vogliono propinare (eh sì, come ai tempi dei lunghi coltelli)? Comunque, l’esistenza di un tale accordo è assolutamente smentita dagli Apache. Ma la spudoratezza va ben oltre: nel 1991, la Specola Vaticana pubblica una definitiva dichiarazione di Coyne e cioè:

“Dopo lunghi ed approfonditi studi da parte di esperti non vi è, per quanto ne sappiamo, alcun significato religioso o culturale nel luogo specifico dell’Osservatorio. Pertanto, l’Osservatorio Vaticano continuerà nella costruzione e nel funzionamento del Telescopio Vaticano a Tecnologia Avanzata sul Monte Graham”.

MENZOGNA! A parte la testimonianza di un intero popolo, che per me rimane la più importante, le pubblicazioni di Grenville Goodwin, antropologo culturale e storico, documentano la ricchezza etnografica di Mount Graham; un dossier (anno 1985) dell’ Ente Forestale USA ne evidenzia chiaramente l’importanza religiosa e tradizionale, oltre che naturalistica. Inoltre, è sotto gli occhi di tutti l’enormità della falsità, la nefandezza della contraddizione: nel brano del 7 gennaio 2002, sopra testualmente riportato parola per parola, Coyne ammette la sacralità di Mount Graham per il popolo Apache, mentre ha sempre negato tale condizione in tutti i modi ed in tutte le sedi legali, fino ad arrivare alla furfantesca dichiarazione del 1991!

Ma cosa gliene frega al Papa di costruire telescopi?

Alieni, Apache, telescopi e prese per il culo
La domanda è pertinente; ma dobbiamo fare qualche passo indietro. Esorto gli amici che leggono queste pagine a non confondere i poveri missionari (che si fanno massacrare in tutte le parti del mondo) con la Curia romana e con lo stato estero della Città del Vaticano. I primi sono delle persone (che io cito a mo’ d’esempio) che si battono per il prossimo e per l’ideale evangelico, mentre i secondi sono delle strutture di potere che si autoperpetuano da circa 1700 anni (cioè dal Concilio di Nicea, indetto dall’imperatore Costantino il grande). Orbene, tali strutture hanno costantemente studiato sia il pensiero scientifico che nasceva dalle ceneri del medioevo sia l’esoterismo che veniva, ufficialmente, combattuto spietatamente da parte della Santa Inquisizione. Da una parte Galileo veniva perseguitato perché diceva pubblicamente cose scomode al potere clericale, dall’altra negli istituti pontifici si tenevano corsi, rigorosamente in lingua latina, sulle correnti discipline scientifiche, riservandoli a pochi eletti precedentemente cooptati.

Insomma, una struttura di potere che è protesa già da secoli all’autoriproduzione deve apprendere anche dal nemico ciò che può tornare utile. In riferimento all’esoterismo, non bisogna dimenticare che le varie sette cristiane, quando si istituzionalizzarono diventando la Chiesa Cattolica, mantennero molto fedelmente le forme del culto del dio Mitra, soprattutto nella liturgia, che ha origini schiettamente misteriche; inoltre, la massoneria è da secoli penetrata nel collegio cardinalizio, ma questi sono argomenti per un altro scritto.

Nel 1891 Leone XIII istituì la Specola Vaticana, per dimostrare che:

“… la Chiesa e i suoi pastori non si oppongono alla vera e solida scienza, umana o divina, ma l’abbracciano, l’incoraggiano e la promuovono con la più completa dedizione.”

Nel 1936 Pio X spostò l’istituto a Castel Gandolfo, sito migliore da un punto di vista di rendimento tecnico. Amici miei, l’attenzione della Chiesa per l’astronomia risale almeno a Gregorio XIII, che riformò il calendario nel 1582 ed il Vaticano ha avuto una sfilza di osservatori nei secoli. Attualmente, il solo ordine dei gesuiti possiede (tra le migliaia di altre istituzioni) addirittura 23 osservatori astronomici sparsi su tutto il pianeta.

Ragazzi, se approfondissimo l’argomento scopriremmo che il Vaticano è l’organizzazione, e fin dall’inizio del Rinascimento, che è stata continuamente all’avanguardia nello studio di quelle scienze definite esatte. Lo hanno fatto, ma hanno taciuto; la gente non doveva sapere. Anche di questo riparleremo.

La politica del “Dire e non dire”

Verso la fine egli anni ’90 ebbi la fortuna di seguire, su di una rete Rai, un’intervista a monsignor Ersilio Tonini, attuale cardinale ed arcivescovo di Ravenna; ebbene, Tonini dichiarò di ritenere:

“altamente probabile e non in contrasto con la religione cattolica l’esistenza, su altri mondi, di esseri viventi creati da Dio al di sotto degli angeli ed almeno pari all’essere umano.”

Brevemente, il motivo della sua convinzione è che restringere l’amore di Dio ad un solo pianeta è in contraddizione con la natura divina, che è senza confini. Inoltre, nel già citato articolo del CdS nel 2002, Coyne risponde:

DOMANDA: Di fronte alla possibilità di vita su altri pianeti qual è il pensiero e la posizione della Chiesa?

RISPOSTA: “E’ una prospettiva che appassiona, ma bisogna andarci cauti. Per il momento non c’è alcuna evidenza scientifica della vita. Ma stiamo accumulando osservazioni che indicano tale possibilità. L’universo è tanto grande che sarebbe una follia dire che noi siamo l’eccezione. Il dibattito aperto è complesso. Immaginiamo, dunque, che ci sia. Questo ci dimostrerebbe che Dio ha ripetuto altrove ciò che esiste sulla Terra e nello stesso tempo toglierebbe dalla fede quel geocentrismo, quell’egoismo, se posso dire, che ancora la caratterizza”.

Infine c’è la dichiarazione di monsignor Balducci pubblicata anche su SENTISTORIA. Questi non sono cani sciolti, non sono poveri preti di periferia, sono invece uomini di spicco in posizioni strategiche. Cosa sanno e quanto tacciono gli uomini di potere nel Vaticano in riferimento agli extraterrestri?

A mio avviso sanno e tacciono tutto.

Telescopi al posto di ospedali, di medicine e di scuole

Alieni, Apache, telescopi e prese per il culo
Scusatemi, sono una persona semplice: sono nato in campagna e di primo acchito continuo a stupirmi, a rimanere disorientato anche quando non dovrei. Il progetto sul Graham sta costando al contribuente italiano molte decine di milioni di euro (temo che sia più realistico parlare di centinaia), sì euro, non di vecchie lirette.

Non ho avuto risposte riguardo alle mie richieste di conoscere l’ammontare degli stanziamenti e forse non mi sarà semplice aggirare questo muro di gomma. Ritenterò.

Lo Stato italiano ci ha abituato a sperperi di ogni tipo, quindi la partecipazione dell’osservatorio di Arcetri non può essere paragonata allo scandalo Lockeed, ma a me comunque rimane di traverso (in ogni caso in seguito vedremo che al progetto si sono affiancati tutti i maggiori osservatori astronomici italiani).

La Santa Sede, a fronte delle suppliche di torme di morti di fame, di impestati di vario tipo, analfabeti cronici e diseredati di tutte le parti, preferisce incanalare un diluvio di denaro in un’opera avveniristica. Perché? Che senso ha incaponirsi in questo progetto quando siamo già da un pezzo nell’era dei satelliti? I telescopi terrestri non sono quasi obsoleti? Cosa debbono scoprire? Ci stanno astutamente preparando ad un incontro ammaestrato con gli alieni? Stanno facendo debunking? Domande, domande.

Comunque il livello di coinvolgimento del Vaticano dimostra che la posta in gioco è alta e che riguarda il destino di tutti. Torniamo di nuovo a Coyne; tra il 1963 e il 1976 ha lavorato al Lunar and Planetary Laboratory dell’Università dell’Arizona, dove, nei quattro anni successivi, è stato ricercatore e professore al Dipartimento di Astronomia, del quale, nel biennio 1979-80, è stato direttore capo, appena prima di passare alla Specola Vaticana. Ebbene sì, il boss dell’intero progetto è lui: padre George V. Coyne, gesuita, cioè prete!

Un’ipotesi

Perché andare a rompere ripetutamente l’anima ai Nativi quando il territorio enorme dell’Arizona consente di trovare altri siti per costruire impianti di tutti i tipi?

Ciò è dovuto forse all’eventualità che un luogo sacro abbia un quid che altrove non esiste?

Con la costruzione di strutture scientifiche si vuole coprire l’appropriazione di qualcosa d’altro?

Per spiegarmi meglio userò un concetto proprio del popolo Maya (Messico meridionale-Guatemala), mi riferisco al termine xibalbà. I Maya così chiamavano le porte che consentivano il passaggio da questo mondo all’Adilà. Potevano esistere in natura autonomamente, in posti particolari, oppure potevano essere create dal congiunto intervento del sacerdote e della divinità in un punto definito, spesso nei templi, ma non necessariamente. Orbene, ciò che un tempo veniva visto come un’opera di magia ritualizzata, oppure come segno del volere imperscrutabile degli dei, oggi può essere interpretato diversamente: xibalbà potrebbe designare il passaggio da questa dimensione fisica ad un’altra. I Maya erano un popolo tanto splendido quanto misterioso per noi moderni, erano dei maestri nell’esoterismo e dei grandi studiosi di astronomia: ancora oggi i loro calendari sono di una precisione strabiliante.

Brevemente, essi dividevano la storia in 5 creazioni, la quinta ha dato origine al mondo attuale, cioè il Quinto Sole (detto anche Ollin, cioè movimento). Tale creazione (ovvero proprio il nostro mondo presente) si starebbe avvicinando alla fine. Il mega progetto sul Graham nasconde l’impossessamento di una porta dimensionale in vista di questo capovolgimento epocale?

Siamo vicini al momento in cui non potrà essere più tenuto nascosto l’intervento degli alieni nella storia dell’Umanità?

Cosa c’è, adesso, in cima al Graham? C’è il Mount Graham International Observatory. Questa è la denominazione legale del complesso che sorge a circa 3200 metri sul livello del mare. Sono stati ultimati due telescopi: il Vatican Advanced Technology Telescope (VATT); e l’Heinrich Hertz Submillimeter Telescope (HHST). II primo è del Vaticano (ma fatto con i soldi miei e vostri); il secondo è di un consorzio tra l’Università dell’Arizona (di Tucson) ed il Max Planck Institut fur Radioastronomie di Bonn (da non confondere con quello di Monaco, che sta mollando la presa). C’è un terzo mostro in costruzione: il Large Binocular Telescope (LBT). Ebbene, proprietario del 25% è il nostro INAF, Istituto Nazionale di Astrofisica, di cui fanno parte gli enti astronomici italiani! Ragazzi che bello, quanti soldi abbiamo da buttare. Un altro 25% è detenuto dalle tre Università dell’Arizona (University of Arizona di Tucson; Arizona State University di Tampa; Northern Arizona University di Flagstaff). Un’altra quota, pari al 25%, è del Germany – LBT Beteiligungsgesellschaft (cordata di vari istituti tedeschi). Un 12,5% è di varie altre università USA. L’ultima fetta è della Ohio State University.

Il complesso scientifico sorge nella parte migliore della Coronado National Forrest. Non poteva essere altrimenti, dato che gli osservatori hanno la necessità di stare il più possibile lontani da fonti di inquinamento, soprattutto di tipo luminoso. Non importa se, poi, ad inquinare sono proprio loro. Prima dell’assalto al territorio, c’erano viottoli buoni al massimo per il trasporto con i muli; adesso c’è una strada fatta per gli autotreni.

I rappresentanti italiani della Apache Survival Coalition, Rosalba Matterò e Giancarlo Barbadoro, così ci descrivono il sito:

“Mount Graham rappresenta un patrimonio unico di diversità biologica del Nord America, essendo uno dei rari ecosistemi inalterati nel deserto del Sud Ovest degli Stati Uniti e del Messico. Unico nel suo genere, perché rappresenta l’ultimo esempio rimasto nella zona dell’habitat ecologico esistente nell’ultima glaciazione. L’area possiede 5 delle 7 zone vegetali del nord America che vanno dalla vegetazione desertica alla foresta boreale. È anche presente un rarissimo tipo di pinacea a grosso fusto, la “Spruc Firs”. Sulla montagna vive lo Scoiattolo Rosso di Mount Graham, una specie dichiarata a rischio di estinzione. La montagna ospita, inoltre, altre 17 specie endemiche di animali e vegetali”.

La mazza e le corna (come si dice a Napoli)

Per rendere usufruibile questa zona, che dovrà, almeno nelle previsioni, ospitare un totale di 7 telescopi, sono stati tagliati a migliaia alberi secolari di alto fusto. Sì, insieme al tracciato per la strada ed ai lotti propriamente destinati alle singole strutture, i dirigenti hanno ritenuto logico disalberare anche le zone limitrofe per proteggere i costosissimi impianti dal pericolo degli incendi; insomma, hanno creato la classica zona di rispetto.

Ma dove è finito il rispetto per la natura e per il popolo Apache? A farsi fottere rispondo io!

I caporioni della combriccola hanno avuto la faccia tosta di dichiarare che hanno evitato di disboscare nelle zone ove lo scoiattolo rosso nidifica. Eh sì! questa povera bestiolina segue un piano regolatore che può essere tracciato con il righello! Quando poi, malauguratamente, capita un incendio, la Riserva di San Carlos si “gode” l’irruzione di sceriffi locali e truppe federali, alla ricerca (con le armi spianate) dei piromani che vogliono distruggere il compound astronomico. Ma certo! Ma guarda un po’ gli Apache che vanno a distruggere con le proprie mani il loro santuario naturale!

Il caso strano è che poi nelle zone bruciate i dirigenti del Mount Graham International Observatory si affrettano a chiedere il permesso di costruire ciò che diavolaccio vogliono. Ma vedi come fa comodo a quegli accademici signori lo scoppio degli incendi!

La cosa mi ricorda tanto quello che capita qui in Italia in riferimento alla speculazione edilizia a seguito degli incendi nelle zone boschive. L’ultimo colpo (solo per il momento) è inferto dalla costruenda nuova linea elettrica potenziata e sotterranea, lungo un tracciato serpeggiante per molte decine di km; immaginate una lunghissima pista da sci alpino, ecco.

Gli Apache si difendono

Gli Apache della San Carlos Reserve stanno utilizzando tutti i mezzi pacifici di protesta: occupazioni di edifici pubblici, volantinaggi, scioperi, petizioni e quant’altro. A volte l’esasperazione e le manganellate dei tutori della legge li portano al limite della rivolta armata. Chi vi scrive spera che ciò non accada mai, perché vi sono criminali, travestiti da funzionari federali, che non aspettano altro. All’inizio degli anni 90, l’Amerindia Ola Cassadore, sorella del leader tradizionalista Apache Philip Cassadore, crea, insieme al marito Mike Davis, l’Apache Survival Coalition, che ottiene immediatamente tutto il supporto possibile da parte del Consiglio Tribale degli Apache della San Carlos Reserve per la lotta in difesa del Graham. Col passare del tempo quasi tutte le organizzazioni tribali amerindie si uniscono agli Apache: è la riscossa pacifica di un antico mondo etnico.

All’inizio di questo piccolo dossier vi ho detto che le battaglie legali sono state ad esito alterno. Sì, è così. Non voglio annoiare nessuno facendo un elenco delle sentenze dei tribunali: a volte ha vinto una parte, altre volte ha vinto l’opposta. Il grande risultato è stato quello di bloccare il numero totale di telescopi a 7, dato che il consorzio di costruttori era arrivato a chiederne ben 17. Il guaio è che il consorzio multinazionale, anche a fronte delle sconfitte, ha sempre trovato le scappatoie per proseguire i lavori; certamente ha i migliori avvocati a disposizione.

Il Caso Graham viene portato, nel luglio 2002, anche all’attenzione delle Nazioni Unite, sede di Ginevra, nell’ambito della Commissione per i Diritti Umani, promotori Rosalba Nattero e Giancarlo Barbadoro.

Ma il destino di Mount Graham pare segnato; lo scrivo con dolore. Ormai sulla vetta ci sono strutture avveniristiche con basamenti in cemento armato, reticolati, strade e linee elettriche, ronde di guardie armate. La lotta del Popolo Nativo si è ormai focalizzata sul circoscrivere i danni, impedendo che il resto del Graham cada nelle mani dei soliti loschi figuri, per far sì che il territorio ancora rimasto sgombro venga riannesso alla San Carlos Reserve e, soprattutto, per impedire che scempi del genere si rinnovino negli ultimi territori degli Indiani d’America.

Cosa succede in Italia?

L’italiano INAF, Istituto Nazionale di Astrofìsica, e la Specola Vaticana sono elementi chiave del consorzio multinazionale.

Nel 1994, a Bologna, ebbi l’onore di incontrare Birgil Kills Straight, capo del Lakota Treaty Council, cioè l’organo tradizionale di autogoverno della nazione Lakota, universalmente nota col nome Sioux. Ad un certo punto egli chiese:

“Ma lo sapete che il vostro governo sta finanziando la costruzione di un complesso di telescopi in un nostro territorio sacro?”

lo e gli altri amici dell’organizzazione di cui facevo parte rimanemmo a bocca aperta, ovviamente: e chi ne sapeva niente? Queste mie righe sono anche un grido contro quel silenzio che si frappose tra me e lui.

L’anno successivo, a Milano, conobbi Lance Hanson, guerriero (partecipò alla rivolta di Wounded Knee, 1973) e poeta Cheyenne (cugino di Birgil Kills Straight) in occasione della presentazione di un suo libro di poesie. Ebbene, tra le altre cose egli ci disse:

“Papa Woitila, mentre parla di ecumenismo e di rispetto verso tutti i culti religiosi, si fotte il cuore del territorio più sacro dei miei fratelli Apache, allo scopo di costruirvi un telescopio enorme.”

Ancora una volta noi astanti ci guardammo in faccia attoniti: pure questo?

E che c’entra Woitila con i telescopi?

Alieni, Apache, telescopi e prese per il culo

Geronimo

È un dato di fatto che tutta la stampa italiana ha dato pochissimo spazio all’intera vicenda, perché?

In Italia, sin dal 1993, Rosalba Nattero e Giancarlo Barbadoro hanno lavorato alacremente per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema del Graham: in seguito alla loro opera, tra l’altro, Armando Cossutta inviò, nel luglio del 2001, un’interpellanza al Parlamento Europeo e, nel settembre dello stesso anno, il deputato Paolo Cento, con altri 35 firmatari di tutti i gruppi parlamentari, inoltrò al governo italiano una mozione per la sospensione dei finanziamenti.

Il mio più affettuoso grazie va a Rosalba e Giancarlo, amici sconosciuti che spero di incontrare un giorno. Voglio anche ricordare gli operai dell’azienda Ansaldo, fornitrice di tutta la meccanica per l’osservatorio di Arcetri, i quali, nel 1998, entrarono in sciopero per obiezione di coscienza, provocando un grandissimo ritardo nell’inizio dei lavori per il Large Binocular Telescope, che, una volta ultimato, sarà il più grande telescopio di tutto l’emisfero Nord.

La mia ammirazione va alla Nazione Apache, che non è mai doma.


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