È stato un attimo. Così, all'improvviso, mentre mi accingevo a farmi la barba.
Farmi la barba non è improvviso, c'è dietro una grossa preparazione specifica poiché non mi va mai. La mia non è come le tue barbe, che come incontrano una frangetta, una nuca o una basetta si arrestano intimidite. La mia non fa prigionieri. Fatta eccezione per mento ciglia e sopracciglia, zone che io da adesso in poi, se mi va, chiamerò La mia Svizzera.
Insomma, questa barba mi è durata l'intero Long Playing Una giornata uggiosa ma ti prego, non essere così barboso, non è di barbe che stavamo parlando. Dai, non m'interrompere mai più.
Avevo appena steso sulla testa il I strato di crema idratante, spruzzato l'acqua acida e spalmato la schiuma da barba quando guardandomi gli addominali allo specchio mentre tutto eccitato cantavo “Il monolocale” ho avuto l'intuizione definitiva.
“Capito Ricciolé?” faccio subito, dopo aver composto l'omonimo Skype id, “era l'Individualità! E non il fisichetto, il vestiario, le marche, la chitarra, le pianole, il flauto, i gruppi, la macchina che fa >bip< già da lontano quando la apri”, perché devi sapere che è dalla pubertà che io e Il Riccioletto ci nterroghiamo sul segreto della dentenzione delLa Fidanzata, per ore & ore, spesso nottetempore, soprattutto al mercato di via Tuscia mentre si passeggia e si fuma(va, ma non ne sarei troppo convinto), o si sta in macchina nell'attesa di essere controllati dalla polizia sul Cosa state facendo di notte qui fermi? Chiacchieriamo.
Il Riccioletto in questo periodo sta ballando molto, non è che può dar retta a me che me ne sto così immobile tranne quando scalcio pugnace nelle mie sessioni di chic-boxing. È un periodo che ci sentiamo un po' poco, sarebbe strano vedere il primo roteare derviscio mentre l'altro cerca di picchiargli l'aria dimenandosi intorno; ma già mi manca. Però, a parte tutto, capisco che Il Riccioletto in queste cose è da sempre uno cool, rispetto a me. Lui non ha mai inseguito marche, e solo di rado sono riuscito a trascinarlo in diete estive o nel mio running forsennato di qualche menisco fa.
Ecco perché alla fine manco l'ho chiamato, e quella chiamata me la sono solo immaginata io ma soprattutto tu, da quell'ingenuo che sei. Lui l'individualità ce l'ha sempre avuta, da questo punto di vista è uno a posto.
Sono io lo sprovveduto, ma adesso sono troppo eccitato per mortificarmi: stavolta con questa storia dell'Individualità ho fatto proprio una bella invenzione!
Che sciocco sono stato! Sì, è vero, a un certo punto ne avevo raccolti così tanti che qualcuna fidanzabile era pure arrivata, e con pochissime mi ci sono pure fidanzato. Ma mi mandava in bestia scoprire che razza di falene esse fossero, quando le scorgevo ciecamente & biecamente attratte dalle fosforescenze notturne delle mie vacue luminarie. Poverine, lo stronzo che soffiava in quei richiami ero io stesso! Ci credo che accorrevano. Certe volte, ai concerti, cantavano in coro al mio indirizzo; ma quei canti che tanto avrei desiderato in sul Mercà di v. Tuscià, non mi procuravano nessun sollazzo, se non imbarazzo. Checcazzo.
Non riuscivo a uscirne con uno straccio di dea (di-idea, o magari no, scegli tu).
Quello che mi torna meno è: ma non poteva dirmela qualcuno subito, questa cosa? non so, qualche Suormichela ad esempio, non dico in prima perché io ho fatto la primina mentre stavo all'asilo, ma ad esempio in terza? magari all'esame di Teoria della Patente Automobilistica, in uno dei tanti quiz a risposta multipla? al test dei Tre Giorni del Militare? Ad Analisi Uno, al posto della dimostrazione del Teorema di Weierstrass che occupava tutte quelle pag. del Ghizzetti-Rosati?
“Cura la tua stessa individualità, senza vergogne e sensi di colpa; gioverai a te e a gli altri”. Diciotto parole, vaffanculissimo, molto meno disboscanti alle foreste amazzoniche e molto più pregne di significato di qualsiasi altre. Magari mi sarei evitato, a quest'ora, questa vaga sensazione di nadempienza, quando ci penso.
Ehm.
Devi vedere però come salto bene a corda.
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Che poi in realtà questa roba me l'ero appuntata 2 o 3 settimane fa, e ultimamente Il Riccioletto l'ho visto eccome. Abbiamo mangiato al ristorante africano dell'ottimo cibo per necri con degli amici, con altri amici abbiamo visto 6 Romanzi Criminacei consecutivi in 1 notte, abbiamo girato per Trastevere (“Però, fica questa cosa dei soprannomi; Èr Riccioletto, Èr Lampadina...” “Ma che Lampadina, io sò Vilipendio!” [è da qualche mail che mi apostrofa così davanti a tutti, per la brillantezza esteriore {più che per quella interiore} della mia carnagione ultraviolacea]).
Ed è 1 peccato, perché Io &R Riccioletto siamo un sacco simpatici quando stiamo a nostro agjo. Quindi scordati di vederci mai così in una tua qualsivoglia presenza.
A un certo punto non sapevo se andarmi a comprare il tabacco. “Aspè, nel dubbio entro 1 attimo dal tabaccajo”. Quindi entro e – cosa vedo? un Oldòlborn Bianco! Un colore di Oldolborn nuovo! con che cuore non provarlo, dopo tutto quello che a tutt'oggi mi ha dato, l'Oldolborn, in termini di Gjoja? Così chiedo di visionarlo, lo prendo, lo tocco, nelle incerte luci del locale non si capisce bene, e anche fuori è notte, e beh, fa schifo, non c'è odore, non c'è sapore, mio zio direbbe Aria fina di montagna, ma io nonscialante ne inalo essendo quello a tutti gli effetti un colore nuovo di Oldolborn. Mi ci tuffo dentro come un pesce-balengo. Mi ci scavo gallerie come una talpa. Signori dell'Oldolborn! mi rivolgo a voi lo sguardo supplice; perché non sfornate sempre Colori Nuovi di Oldolborn? risolvereste così i dubbi che albergano nei ns. cuori di tabagisti prudenti, che magari non osano fumare più, ma poi si pentono e dopo pranzo scroccano a colleghi & alunni delle orribili sigarette già fatte - giaffatte, bleah! ma come si permettono di jaffarle.