Magazine Diario personale

Andata e ritorno

Da Whitemary

Sono stata via qualche giorno e fa una certa impressione tornare a scrivere. Sento addosso una responsabilità maggiore. È come ripartire. Non da zero, ma è comunque più una partenza che una continuazione. Per questo incomincia da qui:"Sono in aereo. L'aria è compressa. Le persone fanno quei piccoli movimenti che le cinture di sicurezza permettono loro e parlano in lingue diverse. Cerco l'ispirazione guardando la bocchetta dell'aria condizionata e  provando a far stare le mie gambe nel poco spazio a disposizione. È sempre così bello partire. Si, è una frase di una banalità sconcertante, ma mi piace farlo presente. La mia vicina ha un orologio che probabilmente le copierò, le ragazze dietro di me parlano inglese e con un orecchio le ascolto per fare un po' di esercizio. Quelle ancora dietro, sono l'anti femminilità in persona e fanno discorsi vuoti in cui cercano di imporsi come quelle che "ne sanno". La coppia davanti si ama, un'altra chiacchiera, una ragazza dorme. Il mio spazio visivo si ferma a ciò. Non mi piace questa limitazione. Ho bisogno di osservare. Potrei stare delle ore ferma in un posto a guardare le persone e i loro gesti..."Mi capita spesso di arrivare in una città e sentire immediatamente la voglia di non viverla da turista. Vorrei amalgamarmi con le persone che la abitano, parlare la loro lingua, frequentare i locali che prediligono, comprare nei loro stessi negozi. Vivere una città da visitatore è completamente diverso che viverla da abitante. Paradossalmente, mi piace di più essere turista in posti dove il turismo è poco, piuttosto che in luoghi in cui ne è diventato l'essenza. In ogni caso, ad Amsterdam, comprerei volentieri una casa.B.

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