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Annozero - non disturbare

Creato il 25 febbraio 2011 da Funicelli

Quanti sono gli amci di Gheddafi, oggi e nel passato in Italia?
Questa la domanda nell'anteprima di Annozero.
Gli americani, che consideravano il rais un nemico di giorno, poi però appoggiavano la nostra politica petrolifera in Libia.
Petrolio e argine al fondamentalismo (come una volta lo era anche Saddam) sono stati i motivi per inginocchiarsi di fronte alla dittatura libica. E oggi il problema è fermare l'immigrazione, usata da Gheddafi come minaccia nei confronti dell'Italia e dell'Unione Europea.
Sentivo il discorso del rais, di fronte alle rovine e mi tornava in mente i deliri di Hitler nel bunker. O anche l'ultimo Mussolini, quando decise di socializzare le imprese del nord, come estremo tentativo di fermare l'inevitabile.
Nella seconda repubblica c'è internet, ci sono i video e si vede tutto: il ragazzo su facebook è come Davide contro Golia. E noi occidentali dobbiamo decidere da che parte stare.
Dalla parte di Gheddafi, dei suoi mercenari, dei suoi bombardamenti sulla popolazione.
Dalla parte dei presidenti delle democrazie occidentali che lo hanno appoggiato (non solo l'Italia, ma anche gli USA).
O dalla parte delle persone che stanno lottando per rovesciare il regime.
Cosa fare adesso, di fronte a questo bisogno di democrazia?
La domanda è rimasta sospesa e in parte irrisolta, nella puntata. Puntata i cui ospiti sono stati il ministro La Russa Formigli era al sicuro in Libia) e Casini. I giornalisti Ilaria D'Amico, Federico Rampini e Edward Luttwack.
Interventi inframmezzati con l'intervista di Sandro Ruotolo al presidente Fini, in cui si è parlato di Libia, ma anche della situazione politica italiana.
La Russa ha giustificato la prudenza del governo italiano, dovuta anche alla presenza degli italiani in Libia, cui deve essere garantita la sicurezza. Non è vero che l'ambasciata sta facendo poco per gli italiani in Libia. La nostra marina si è mossa sulle coste della Libia per aiutare il soccorso dei connazionali.
Il ministro ha poi tirato fuori la questione delle armi vendute alla Libia: sono state vendute dal governo del centrosinistra nel 1980 (ma anche da Prodi).
Peccato che nel 1980 c'erano i governi del pentapartito e che la vendita delle armiera già iniziata negli anni 70.
Verissimo poi, che non è l'unica dittatura esistente, quella libica: ce ne sono altre in tutto il continente. Ma la Libia è qui vicina e, fino a pochi mesi fa, abbiano tenuto col rais un rapporto che va ben al di là del protocollo. La tenda nel centro di Roma, le gheddafine, il baciamano, i 5 miliardi.
In nome del petrolio e dell'argine agli immigrati (per cui c'è il sospetto che dietro il traffico degli esseri umani ci sia la Libia stessa) siano passati sopra al rispetto dei diritti dell'uomo.
La paura del dopo: altro punto su cui ci si è soffermati è stato il dopo. Bisogna evitare di passare dalla dittatura a qualcosa di peggio. Stesse parole usate per l'Egitto e per la Tunisia.
Ma le persone in strada tutto sembrano trane che estremisti religiosi.
Il presidente Casini in studio ha voluto essere chiaro: Gheddafi è un criminale e deve enadare di fronte al tribunale dell'Aja. Ci sono prove evidenti dei suoi crimini: i piloti che si sono rifiutati di bombardare la folla, per esempio. Il suo partito, assieme all'Idv e ai radicali nel PD non ha votato a favore dell'accordo, e anche per questo, rispetto ad altri esponenti dell'opposizione è più credibile.
Casini ha tirato in ballo l'Unione Europea che oggi non ci deve lasciare soli, se contiamo ancora qualcosa in Europa, si intende.
Mi è piaciuto, dopo l'intervento della D'Amico (che ha ricordato una precedente intervista di Gheddafi del 2006), le parole dei due ragazzi, Terek e Ali.
Qui si parla solo di petrolio, di gas e energia, ma non del sangue che esce dalle strade di Tripoli: si è sempre e solo parlato di questioni commerciali e mai delle questioni riguardanti i diritti, della necessità di una democrazia.
Non solo: si inizia a speculare per fini politici su una ipotetita migrazione biblica, sulla paura che questa potrebbe far nascere negli italiani. Migrazione smentita dai fatti ma anche dal ministro La Russa.
Rampini, in collegamento è tornato sulla questione umanitaria: su questa sono prevalse le questioni economiche, il petrolio venduto ai paesi europeri.
Eppure oggi l'america di Obama avrebbe bisogno di un interlocutore per comprendere le dinamiche nel Mediterraneo e nel mondo arabo.
L'intervento di Marco Travaglio.
Ma la nuova costituzione che B. vorrebbe impiantare in Italia, in che direzione porterebbe l'Italia? Sarebbe forse un paese non molto diverso da quello paese libico?
Travaglio ha parlato della riforma del Parlamento, della Corte Costituzionale, del codice penale (l'immunità), del processo breve per chi se lo può permetttere, delle forze dell'ordine impigeate per arrestare i piccoli ladri, non come Genchi che intercetta i politici.
Dei magistrati che staranno sotto il controllo dell'esecutivo, del CSM separato, delle intercettazioni (ma solo quelle dei servizi o quelle irrilevanti).
La Rai un servizio pubblico del governo; i giornali liberi di lodare il suo operato, altrimenti niente pubblicità.
Infine la piazza, che va bene solo se schierata con la maggioranza altrimenti è faziosa.
Insomma, forse anche noi avremmo bisogno se passasse questo modello, di una ventata di democrazia.
L'intervista di Fini: due i concetti espressi, con Ruotolo.
B. e il suo bisogno del conflitto permanente (coi magistrati, con la stampa, col nemico interno), per mobilitare la sua piazza e i suoi supporter, per i propri fini ma non per portare avanti una linea politica.
Le sue dimissioni: mi dimetto solo quando anche B. fa un passo indietro. Abbiamo un patto, siamo stati votati assieme e assieme ce ne dobbiamo andare.
Dubito che il presidente del Consiglio seguirà le sue parole.
Infine, il punto di vista del politologo Luttwak: questo vento di rivolta sta rovesciando i regimi pro occidentali e pro americani.
Perchè i regimi appoggiati dall'america non sparano sulla folla, come avvenuto in Egitto.
Al che mi sarebbe piaciuto ricordare al politologo, se si ricordasse ancora i regimi in Cile e in Argentina.

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