Qualche giorno fa un paziente mi raccontava quanto accaduto con la sorella. La sorella gli ha detto: “Ma che ti manca? Hai tutto. Perché fai così?” e queste parole lo hanno fatto sentire in colpa. Mentre me ne parlava, il mio paziente era ancora dispiaciuto e non si dava pace per l’incapacità della sorella di capirlo.
Cosa NON dire a chi soffre di ansia o depressione
“Ma che ti manca?” è una delle tante frasi che sarebbe meglio non dire a chi ha problemi d’ansia o è depresso. Accanto a questa frase ce ne sono altre ancora:
- Passerà, è solo una fase.
- C’è chi sta peggio di te.
- Non ti impegni abbastanza.
- Tirati su! Fuori c’è il sole!
- Distraiti!
- Abbiamo tutti dei problemi.
- Tu non vuoi stare meglio.
Cos’hanno in comune tutte queste frasi? In breve, la mancanza di empatia nei confronti della persona che sta male. Disturbi d’ansia e depressione (ma vale per qualsiasi disturbo mentale) non sono modi di essere e vivere che uno si sceglie, almeno non a livello consapevole. E non sono modi di essere e vivere di cui ci si possa sbarazzare semplicemente grazie alla forza di volontà. Ansia e depressione sono comunque il miglior equilibrio che la persona ha trovato in quel momento, un equilibrio doloroso e che fa acqua da tutte le parti, certo, ma che va innanzitutto rispettato. Quello che voglio dire è che, prima di dare consigli, dovremmo cercare di sentire cosa sia la vita per la persona che abbiamo davanti.
Sentire le emozioni degli altri, cioè l’empatia, è però una capacità complessa e scomoda, perché in realtà quello che preferiamo fare è più spesso evitare le emozioni, le nostre e quelle degli altri.
Le frasi che elencavo prima sono tutte prive di empatia e di fatto, minimizzandone la sofferenza, fanno stare peggio la persona a cui sono dirette. Chi le pronuncia può però sentirsi con la coscienza a posto, perché crede di aver detto una buona parola. Quello che ha fatto è invece difendersi dal contatto con il dolore, contatto che fa sempre male e che è una grande seccatura.
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