Magazine Diario personale

ANZIANI S.p.A.

Da Maricappi

ANZIANI S.p.A.In un piccolo paese della profonda maremma, vivono una colonia di antichi signori, hanno tempre fortissime, si narra che vivano oltre i cent’anni. Un bel dì d’agosto, all’ombra di una quercia che allarga i suoi rami a proteggere dai raggi solari, ristoro fresco per giovani ed anziani addobbato con panchine, si appresta ad arrivare un’anziana signora accompagnata da una più giovane, la fa accomodare sulla panchina:
- stai ferma qui zia, non ti muovere…io torno subito…
- o bella, e dove vuoi che vada. Poco più in là, la signora più giovane, si allontana e se ne perde la vista tra le maglie estive colorate delle persone che si aggirano tra le bancarelle del mercato.
L’anziana signora dalla faccia birbandella con sguardo sinistro si contempla intorno…di là…di qua…e di nuovo di là…e poi di qua....Ci punta gli occhi addosso, quasi minacciosa e spazientita commenta. 
-  Il Signore è cieco…si, si, è proprio cieco…Perché non mi porterà via?  Signora, ma se siamo nel paesello più longevo d’Europa, lei non può lamentarsi, doveva pensarci prima, partire, andare altrove, non so, in Africa, in Groenlandia, in India...bohhh… La informo che il nostro ex premier, quel giovane furfantello, sta facendo fare degli studi per vivere sino a centoventi anni, per torturarci ancora e ancora per molto e molto tempo ancora. Nel frattempo, a passo corto e inclinato, arriva un’altra anziana signora  che stringendo gli occhi per meglio mettere a fuoco, punta l’iride verso colei che ce l’ha con il Signore.
-  O Tilde…sei tu? -  E chi vuoi che sia…certo che sono io…che ti manca la vista? -  Ma come tu stai? -  E come vuoi che stia…il Signore è cieco…-Dai che non mi pare che tu stia così male…e sei più grande di me…dunque…tu sei del 1915 ed io sono del 1920. Gioventù bruciata.
La nipote finalmente si appresta a sbucare dalla folla di persone che intanto si era accalcata tra le bancarelle, saluta frettolosamente la colonia di anziani formatesi all’ombra dell’ultimo sole.
-  buongiorno signora Maria
rivolgendosi a quella più giovane di cinque anni…evidentemente nota alla famiglia, apre una scatola bianca e tira fuori una ciabatta…
-  dai zia proviamola.
L’anziana zia pare non interessata alla ciabatta e continua a guardarsi intorno appoggiata al suo bastone con il manico  d’ossa di seppia. L’anziana Maria invece ha voglia di parlare.
- Sai Tilde, io sto abbastanza bene e mio fratello più piccolo che non sta bene ( dove per più piccolo s’intende di 88 anni)…mo iniziano i racconti delle disgrazie. Non sta un granchè bene…lo si sa…le donne vivono più degli uominiFemminista sinistroide.
Ma Tilde non mostra interesse per gli acciacchi del fratello 88enne più giovane dell’anziana più piccola di lei…e punta la sua attenzione su una coppia che a braccetto si portano all’ombra della grande quercia….I due si avvicinano a salutare Tilde che pare essere una molto nota nella cerchia della gioventù locale.
-Buongiorno Tilde  in coro i signori a braccetto…Tilde li guarda e pare abbozzare finalmente un sorriso, niente di eclatante, se la dovesse vedere il signore. 
-Ohhhh…come siete carini insieme. - che la salute ancora ci assista, noi si è 60 anni che stiamo insieme.
Con questa gioventù sfacciata gli avvocati divorzisti farebbero la fame.
Anziani si nasce, e non perché da giovane sembri un anziano, ma nel divenire grande, quando gli anni iniziano ad avere un peso troppo ingombrante bisogna avere la capacità di sopportare l’ingombro degli anni.
Speriamo che questi anziani godano di buona salute il più a lungo possibile perchè per come i nostri politici stanno organizzando il SSN, con tagli di posti letti, tagli di risorse, tagli alla spesa pubblica di manovra in manovra, con il passare degli anni, se ci capita di ricoverarci in ospedale, ci dobbiamo portare un letto gonfiabile, un armadio componibile Ikea, un’infermiera polacca (low-cost, senza offesa per le infermiere polacche magari più brave di noi italiane), e speriamo di trovare almeno un medico.
Negli anni ’50 del 2000 saremo tanti i giovani anziani, e speriamo di stare bene, prevenire è meglio che curare. Togliamoci dunque tutti i vizi e stravizi: non mangiare grassi, no troppe proteine, eliminare i caffè, niente alcol, zero fumo. E se sto male ugualmente? Allora sei uno sfigato!!!
Per onestà intellettuale, e forse non conviene averla ma sarebbe meglio rimanere tra le parole dei paradossi e dell’ironica interpretazione della realtà, l’Italia si appresta a sedere sul trono del paese più vecchio d’Europa, e prima o poi bisognerà invertire la rotta per far si che gli ospedali non siano completamente affollati da anziani acciaccati dalla fatica degli anni. Anziani a castello.
E tra gli anziani ci siamo tutti perché a tutti toccherà arrivarci. E’ un problema generazionale.
I nostri anziani sono imprigionati dalla generazione attuale in una sorta di paradosso della giovinezza.
Invece di separarle le generazioni le amalgamiamo abolendo così il passato, vivendo solo il presente e non immaginando più il futuro. Così il tempo perde il suo significato. Oggi si vive nell’evergreen perenne, sempre splendidamente giovani. Molto ha contribuito a questa idea colui che in tutti questi anni ha diffuso nella sua politica mediatica la società dell’immagine. Tutto si può realizzare, restare giovani a dispetto degli anni. Se avessimo i suoi soldi forse proveremmo anche noi a stiracchiarci un pò.
L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno inconvertibile e oneroso per le casse degli Stati. Se da una parte ci sono ancora da scoprire i segreti dell’elisir di lunga vita dall’altra bisogna intervenire in maniera incisiva. L’allungamento della vita può comportare un diffuso peggioramento dello stato di salute. In poco tempo la sanità potrebbe “collassare”,  servirebbe altro. Ad esempio una robusta politica di prevenzione sulle malattie croniche.
Prevenire e meglio che curare, dice il saggio, non sicuramente noi sostenitori del “pigrismo” assoluto.
Noi italiani saremmo anche un popolo d’artisti creativi e fantasiosi, viaggiatori, poeti, inventori e personaggi estrosi, di più rispetto ad altri popoli dell’area mediterranea (ed includo anche il nord Italia), e forse anche mondiali (spezziamo una lancia nei nostri confronti), ma di certo siamo anche uno dei popoli più pigri e sedentari. Colpa dei cittadini, o forse anche di una politica carente nel welfare?
In Svezia, è in auge la moda della ginnastica per persone anziane, mantenersi in forma il più a lungo possibile vuol dire evitare maggiori costi alla sanità perché si cerca di evitare ricoveri ospedalieri e cure di certo più costose rispetto ad una “spesuccia” di qualche ore la settimana di ginnastica preventiva. Tutti giovanili, biondi, belli ed allenati come nelle pubblicità del mulino bianco.
L’Italia è uno dei paesi più longevi d’Europa ma purtroppo anche il più vecchio.
Oggi gli ultra 65enni sono pari al 20,3%, nel 2043 oltrepasseranno il 32% (dati ISTAT).
Ciò purtroppo va a discapito anche dello stato di salute perché con l’età aumenta anche la disabilità.
I nostri anziani vanno incontro a frequenti patologie cronico-degenerative e a ripetuti ricoveri ospedalieri che comportano di conseguenza un aumento dei costi sanitari per lo Stato.
Perché non attuare dunque politiche mirate alla prevenzione?
Se manteniamo in forma la popolazione il costo della spesa sanitaria diminuirà. Pensate ai ricoveri ospedalieri delle persone anziane per una patologia che si sommerà ad altre patologie, che si sommerà all’alto rischio d’infezioni nosocomiali, che si sommerà alla disabilità fisica che si degrada ogni giorno di più quando si sta immobili in un letto d’ospedale. Somme su somme sommate.
E allora, la prevenzione vien s-curando.
Politiche del welfare vogliamo invertire la tendenza? 
NON CURIAMO PER GUARIRE MA PREVENIAMO PER NON CURARE.
E Tilde? Tilde muore da lì a poco. I manifesti funebri tra le mura del piccolo paesello longevo ne narravano il viaggio tra il mondo vecchio dei suoi anni difficili, tra guerre e dopo guerra, e il mondo nuovo, il nostro nuovo mondo altrettanto difficile per altre contingenze. Ne riportava una foto in bianco e nero di quando la bellezza le sfiorava il sorriso e una a colori di quando i solchi della fatica degli anni le disegnavano il volto.  Ciao Tilde.
P.S. Non dispiacetevi, so che vi siete affezionati alla simpatica Tilde. La fine della storia è pura invenzione, giusto per fare audience e farvi commuovere. Tilde è ancora tra di noi, è viva e vegeta e maledice tutti i giorni il Signore.
                                                 Maria Cappello

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