Arrosto alle prugne (e numeri di interno)

Da Maric740


Devo dire che io sono molto fortunata in quanto a colleghi e capi. Si va tutti d’accordo e c’è una buona atmosfera in ufficio, al punto che spesso e volentieri si esce tutti insieme anche nel tempo libero. E’ vero però che conviviamo in 15 in un open space, che per quanto grande, resta pur sempre open, con tutti i limiti che questo comporta: prenotare visite ginecologiche e cerette all’inguine davanti al tuo capo maschio, ascoltare telefonate di ore di un collega con fortissima R moscia  (come avere una rana gracidante appoggiata sopra la spalla), sopportare lo ‘sbattio’ dei tasti del pc di una collega che sulla tastiera riversa quotidianamente tutta la sua aggressività (meglio sulla tastiera che su di me, ma che trivella!). L’altro giorno, sarà che ero  nervosa, sarà che effettivamente la situazione stava degenerando, la più rumorosa dell’ufficio ha davvero rischiato le penne, anche se tutto si è concluso in una risata fragorosa. Si tratta di una delle responsabili (non mia :) che avendo un tavolo di prestigio separato da tutti noi altri, ma che le impedisce di vedere la parte ‘open’, passa la giornata a chiamare i suoi, urlandone i nomi INCESSANTEMENTE e interagendo tipo megafono: BB: ‘Luca! C’è Luca? Puoi venire un attimo?’ e NOI: ‘B, Luca è fuori ufficio’.  BB: ‘Ok, Marco, c’è Marco? Marco guarda che la ponderata della scarola è sbagliata, vieni qui che controlliamo insieme i numerini! Marco?… Marco?’ e NOI: ‘B, Marco è fuori a parlare con un fornitore’. BB:‘Accidentolina, allora mi serve Paola, c’è Paola? Paola? Paola? Hai guardato le ponderate? Qui è tutto sbagliato!’ PAOLA: ‘B,  quel prodotto lo segue Marco, che è fuori, non so che numeri ti abbia passato’. BB:‘Cavoli! E adesso? Marco? C’è Marco?’.     Ragazzi, non ho retto, al diciannovesimo ‘Marco, c’è Marco’ ho risposto IO: ‘Stai un maledetto secondo zitta?!’ E LEI, che poi è una donna super intelligente e di spirito: ‘Hai ragione, Mari, scusate. Scusate…. lo so… come si può fare… uso il telefono? Si, grande idea, non urlo più, vi chiamo al telefono’.

Silenzio, pace, pace, silenzio.       

BB (urlando): ‘Marco, sai qual è il numero interno di Luca?’

ARROSTO ALLE PRUGNE

1 arista di maiale da circa 800 gr

1 bicchiere di Porto

Una ventina di prugne secche senza nocciolo (io le ho denocciolate con un coltellino)

1/2 bicchiere di latte

1 bicchiere di vino bianco

2 spicchi di aglio

salvia e rosmarino

sale e olio evo

Ho preparato la carne: l’ho lavata e asciugata con un telo da cucina e l’ho steccata con uno spicchio d’aglio e 5 prugne, incidendola in zone diverse con un coltello e infilando l’aglio e le prugne spingendoli bene all’interno della carne. Per la legatura dell’arrosto vi rimando a qui. In un tegame capiente ho soffritto l’altro spicchio di aglio con l’olio e le erbe aromatiche, stando attenta a non bruciarle. Ho aggiunto la carne e l’ho cotta a fuoco vivissimo su tutti i lati, comprese le due estremità per una ventina di minuti in tutto, finchè non si è formata una bella crosticina su tutta la superficie.  A questo punto ho sfumato con il vino bianco, sempre a fiamma vivace e  ho lasciato cuocere fino ad assorbimento. Ho abbassato poi le fiamma al minimo e poi ho aggiunto le altre prugne, che precedentemente ho fatto ammollare per qualche istante  nel Porto e che poi ho strizzato. Ho versato anche il latte, coperto il tutto e lasciato cuocere per un’ora e mezza. Alla fine ho salato l’arrosto e l’ho lasciato raffreddare, dopo averlo prelevato dalla pentola. Ho frullato la salsa ottenuta nella pentola. Essendo dolce ho preferito servirla a parte, in modo che ognuno potesse    scegliere quanta usarne (in realtà è stata molto apprezzata e molto spazzolata :) Di solito, una volta che la carne è ben fredda la affetto e la riscaldo in una padella cosparsa con un velo della salsa oppure in un piatto appoggiato ad una pentola con acqua in ebollizione. La salsa la riscaldo tranquillamente in un pentolino, avendo cura di allungarla con un po’ di latte, qualora risultasse troppo densa.



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