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Banche armate

Creato il 19 maggio 2012 da Nottecriminale9 @NotteCriminale

Banche armateE’ Francesco Vignarca, coordinatore nazionale della Rete italiana disarmo a fare un’analisi su Altreconomia sulle banche armate. Nella classifica delle banche più coinvolte nel commercio di armi italiane la Deutsche Bank, la Bnp Paribas Italia e la Banca nazionale del lavoro (le ultime due fanno parte in realtà dello stesso gruppo) occupano i primi posti seguite da Barclays Bank, Credit Agricole, e le italiane Unicredit e Banco di Brescia.
Vignarca scrive: «La movimentazione finanziaria totale è stata di oltre 4 miliardi di euro, dei quali 2,5 relativi ad operazioni di esportazione (definitiva e temporanea) e i restanti 1,5 derivanti da importazioni di materiale d'armamento. Circa 113 milioni di euro sono finiti nelle tasche degli intermediari di questo tipo di commercio». Se ci si sofferma alle sole esportazioni definitive, sei istituti bancari hanno da soli movimentato l’80% dei flussi, pari a 1900 milioni di euro.
Scrive su Altreconomia: «Per numero di autorizzazioni è Deutsche Bank a fare la parte del leone (345 su 881) attestandosi come importi autorizzati su circa 665 milioni di euro (lo scorso anno erano 836).
Banche armateSe consideriamo le singole banche il colosso tedesco è saldamente in testa alla classifica, ma se invece sommiamo i valori di istituti appartenenti allo stesso gruppo è ancora l'alleanza BNP Paribas e BNL a prendersi l'onore del primo posto. La succursale italiana della banca francese ha avuto autorizzazioni per un importo di 491 milioni di euro (96 autorizzazioni rilasciate e un calo dagli 862 dello scorso anno) mentre la controllata BNL si porta in casa 223 milioni di euro (più del doppio del 2010) con 57 autorizzazioni.
In pratica una redistribuzione interna di autorizzazioni. Sopra i 100 milioni di euro altre due banche estere come Barclays Bank (185 milioni) e Credit Agricole (175 milioni) mentre per i colossi di casa nostra (tra l'altro partecipanti a percorsi di trasparenza importanti e ben strutturati) troviamo dati abbastanza divergenti.
Se gli sforzi degli ultimi anni di uscita dalla lista di IntesaSanPaolo paiono coronati da successo (solo 1 autorizzazione per 4.000 euro nel 2011) è Unicredit ad avere "in pancia" ancora diverse operazioni: considerando anche i dati della divisione "Corporate" sono state autorizzati 65 incassi per un controvalore di circa 180 milioni di euro. Tra le banche territorialmente legate alla produzione di natura militare vanno poi elencati il Banco di Brescia (17 autorizzazioni per 120 milioni), la Banca Valsabbina (20 autorizzazioni per 67 milioni) e la Cassa di Risparmio della Spezia (73 rilasci per 52 milioni di importi autorizzati)».
Banche armateE continua «Ancora una volta – scrive Vignarca – i dati forniti dalla Presidenza del Consiglio sono però opachi e di difficile lettura non esistendo una fonte di dati che fornisca un collegamento diretto tra l’autorizzazione di incasso ad una banca al paese/arma/azienda a cui esso si riferisce. Una mancanza di trasparenza che si supera soltanto parzialmente incrociando dati e che potrebbe essere aggirata inserendo semplicemente tutte le informazioni in un’unica tabella. Invece le informazioni vengono date separatamente e il file in pdf fornito in un secondo tempo viene messo a disposizione in un formato su cui non è possibile effettuare ricerche. Uno stratagemma per non far leggere i dati e per aumentare l’opacità di questi commerci».
«Nonostante questo – afferma ancora Vignarca - le organizzazioni del mondo del disarmo continuano ad auspicare una discussione dei dati della Relazione in sede parlamentare, anche con l'aiuto delle analisi proposte da chi queste numerose pagine ha la pazienza di leggersele. L'analisi tratteggiata qualche riga sopra, al di là di tutti i numeri forniti, è comunque parziale e per propria natura incompleta. Non esistendo una fonte di dati che fornisca un collegamento diretto tra l'autorizzazione di incasso ad una banca al paese/arma/azienda a cui esso si riferisce, è difficile ad un primo occhio capire che tipo di transazione sia stata appoggiata dalle diverse banche, e quali sistemi d'arma le nostre industrie abbiano fornito in tutto il mondo. Il che conferma la poca trasparenza di cui ci si lamenta da tempo, richiamata fin dall'inizio».

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