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Bar Sport - La mia pseudorecensione

Da Pkiara

Ho avuto come la sensazione che Bar Sport non fosse un film perfettamente riuscito. Non ho mai letto – mea culpa – l’opera di Benni da cui è tratto, ma mentre guardavo la pellicola mi sembrava di percepire che “il libro è sempre meglio del film”. Il cast era ottimo, non era su quello che si poteva recriminare: Antonio Cornacchione elettricista pasticcione, Giuseppe Battiston barista tirchio, Claudio Bisio animale da bar, Lunetta Savino e la Finocchiaro vecchiette pettegole e ancora tanti altri volti noti e bravissimi del cinema e della tv italiana, comprese due apparizioni di Claudio Amendola e Teo Teocoli. Penso che le mancanze fossero più nella definizione dei personaggi, nella forza delle storie raccontate per iscritto che ti fanno immaginare sfumature, colori, occhi, prosecuzioni diverse per ogni racconto. Un personaggio descritto non è esattamente un attore (seppur bravo) ripreso dalla telecamera. Una storia narrata tramite disegni e schizzi non è la stessa cosa di pagine fitte di parole giuste. Nonostante questo, il film ha la forza dei prodotti buoni, nati per portare un sorriso, senza strafare, senza sfociare nel volgare e il trailer di Matrimonio a Parigi che lo precedeva era solo un insulto all’intelligenza umana.


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