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“Benvenuti in Casa Esposito” di Pino Imperatore

Creato il 23 aprile 2012 da Sulromanzo

“Benvenuti in Casa Esposito” di Pino ImperatorePino Imperatore, scrittore milanese di origini napoletane (ma al momento abita ad Aversa, vicino Caserta), in tempi di Benvenuti al Nord e al Sud e di Gomorre, scrive questo divertente libro sulle tracce di volumi che parlano di camorra e di gangfilm. Benvenuti in Casa Esposito, titolo del romanzo pubblicato da Giunti Editore, affronta il mondo del Sistema (così è chiamata oggi l’organizzazione criminale campana più conosciuta come camorra) con ironia, sano distacco e un pizzico, ma solo uno, di spietatezza. Il libro, presentato dall’autore insieme ad Antonio Menna (giornalista, blogger e scrittore famoso per il recente Se Steve Jobs fosse nato a Napoli), racconta le vicende tragicomiche di una famiglia di camorristi che abitano nell’antico Rione Sanità, lo storico quartiere di Totò. Va subito sottolineato che non si tratta di un libro puro sulla camorra, ma di una storia romanzata che si infila nelle sue maglie più interne, esplorandone quotidianità ed eccessi. Benvenuti in Casa Esposito non offre dunque una visione critica dell’argomento, che viene affrontato solo sul piano narrativo. È romanzo per certi versi comico, poiché descrive personaggi paradossali e situazioni farsesche che è possibile verificare quotidianamente in una città davvero diversa da tutte le altre, ovvero quel Paradiso abitato da Diavoli che è Napoli, come la definì Benedetto Croce negli anni Venti del secolo scorso. Le vicende si intrecciano attorno alla storia del protagonista Tonino Esposito, camorrista senza fama e senza meriti e orfano di un boss, che vive nel rione Sanità con la sua famiglia allargata. Ricevendo una pensione, Tonino potrebbe vivere di rendita invece si intestardisce a seguire le orme del padre riuscendoci in maniera decisamente sgangherata. Già, perché lui è una specie di sfigato, un mediocre sguaiato e impacciato, un antieroe di ritorno che, suo malgrado, si trova a dover fare i conti con un tipo di vita che non è nemmeno davvero sicuro di essersi scelto. Il libro è un attacco sottile a un certo tipo di napoletanità negativa che Pino Imperatore critica, del tutto lontana da quella sana, bella pulita, che l’autore porta invece ben radicata nel cuore.

Fondatore del laboratorio napoletano di scrittura comico creativa Achille Campanile, Pino Imperatore è dal 2005 responsabile della sezione Scrittura Comica del Premio Massimo Troisi. Molti lettori credono che si tratti di un libro sulla camorra, ma sentiamo cosa pensa l’autore in proposito:

Benvenuti in casa Esposito non è un libro sulla camorra, ma dentro la camorra. Ne esplora la sua quotidianità. Ne offre una visione dal basso, non dall’alto.Certo, è un romanzo, e come tale va considerato. In alcune parti potrà sembrare eccessivo. Credetemi, non è così. Io non ho fatto altro che registrare e illustrare, mediante il formidabile strumento dell’ironia, fatti e personaggi che a Napoli si verificano e si incontrano tutti i giorni. Chiamatelo realismo comico, se volete. Più che in qualsiasi altro posto del mondo, a Napoli la realtà supera ogni fantasia.

Imperatore è geniale quando pensa a un soggetto che considera, forse per la prima volta, il lato ridicolo di una famiglia di malavitosi e quando utilizza un linguaggio semplice ma così vivido e colorato che fa assomigliare la storia a una serie di scatti fotografici. Leggiamo questo passaggio che è poi anche l’incipit del libro: Patrizia Scognamiglio coniugata Esposito veniva ritenuta, nel giudizio del maschio medio napoletano, una femmina fresca e tosta. Lei ne era consapevole, e se ne compiaceva. Quella sera si guardò le unghie delle mani laccate di verde e si convinse d’aver scelto la tinta più idonea per chiudere l’anno alla grande. Slacciò un bottone della camicetta per sistemarsi una bretella del reggiseno che a fatica reggeva due poppe quinta taglia naturale, ripassò un’ultima pennellata di fard sugli zigomi e s’avviò verso il corridoio. Gli stivaletti maculati tacco tredici le tormentavano i calli sui mignoli, ma il sacrificio era necessario. Giunta sulla soglia della camera da pranzo, osservò la truppa e fece un sorriso d’approvazione. “Tutto in ordine, tutti ai loro posti” pensò scostandosi dalla fronte un ciuffo della chioma ossigenata. Si avvicinò alla tavola e si sedette alla destra di suo marito Tonino, anni trentacinque sciupati dalla calvizie e da una imbarazzante pancetta, brillantino all’orecchio sinistro, lampadato, ufficialmente disoccupato. E orfano di padre.

Benvenuti in casa Esposito dimostra che dopo Roberto Saviano si può ancora scrivere di camorra, soprattutto se lo si fa con ironia e toni smorzati descrivendo sfortune e situazioni da malavitoso minore. La vita della famiglia Esposito è raccontata dall’autore senza toni drammatici né requisitorie in un romanzo che si approccia in maniera scanzonata a uno dei problemi campani più dolorosi di sempre. Lettura piacevole e veloce (nonostante l’effetto cartolina non sia completamente evitato), Benvenuti in casa Esposito è la prima opera narrativa di un giornalista che si è occupato di cronaca giudiziaria e che, quindi, apporta nel romanzo costruito su un telaio tragicomico, una bella quota di realismo. Certo, libri belli sulla camorra sono già stati scritti. A parte Gomorra, c’è lo strepitoso libro di Giuseppe Marrazzo (padre di Piero) Il Camorrista (uno dei fiori all’occhiello, insieme a molti libri di Carver, dello storico editore napoletano Tullio Pironti), scritto nel 1984 e incentrato sulla vita di Raffaele Cutolo, esponente di spicco della camorra degli anni Settanta e Ottanta. Ancora, abbiamo i bellissimi libri di Attilio Veraldi, La mazzetta e Naso di Cane. Dunque, ce ne sono di cose da leggere, commentare, analizzare. Libri importanti che costituiscono solido spunto per una riflessione seria e concreta del fenomeno. Pino Imperatore, però, ha puntato verso un’altra direzione, investendo l’osservazione critico letteraria di un passaggio nuovo e irriverente: la comicità.

È forse la prima volta che si parla di camorra ridendone, col risultato di un racconto fresco e piacevolissimo che fa ridere ma anche riflettere su un sistema malato – italiano e non più solo meridionale – che tollera comportamenti aberranti e terribili come fossero la normalità. L’autore, con Benvenuti in casa Esposito non sceglie quindi di seguire il filone doloroso e bestiale di Gomorra ma una strada solo in apparenza più agevole, che riprende da lontano le corde della serie televisiva americana I Soprano, fortunata serie Tv che racconta le vicende del boss della mafia Tony Soprano la cui famiglia, originaria di Avellino, vanta contatti con le importanti cosche newyorkesi e intrattiene relazioni affaristiche con la camorra napoletana.

Personaggi ben tratteggiati, umorismo, ironia, un po’ di gioco sui luoghi comuni. Nel libro, Pino Imperatore non usa mai direttamente la parola camorra e quando glielo si chiede, questa è la risposta: È stata una mia scelta dichiarata e consapevole, con cui ho voluto rimarcare la “consegna del silenzio”che le organizzazioni criminali impongono ai loro adepti. La camorra, così come la mafia e la ‘ndrangheta, non vuole pubblicità intorno a sé. Non vuole nemmeno essere nominata. Preferisce farsi chiamare ‘O Sistema: un eufemismo che significa tutto e nulla e che tende a far apparire normali e, dunque, sistemiche attività delinquenziali come l’estorsione, la corruzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti, il riciclaggio di denaro sporco, il controllo degli apparati economici e finanziari. Uno Stato dentro lo Stato, che agisce nel silenzio e nell’ombra, a riflettori spenti. Sta a noi tenere la luce accesa e mostrare, come diceva Hannah Arendt, la banalità del male. Il silenzio è buio e la parola è luce.”

Un libro godibile che offre una lettura diversa sullo scottante argomento in una visione più leggera e impertinente. Meno livido e martellante di Gomorra e Naso di Cane e meno feroce e puntiglioso di volumi critici sul tema, Benvenuti in casa Esposito racconta la manovalanza assassina e si chiede tra le righe se, in fondo, basti la volontà di arricchirsi per mettere in moto una macchina spacca uomini che procede implacabile  – e ormai quasi da sola – con le sue ruote dentate nel processo di distruzione. Unica nota dolente: avrei preferito un po’ meno autoreferenzialità.

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