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Bilateralismo Brasile-UE: quale futuro?

Creato il 29 ottobre 2013 da Bloglobal @bloglobal_opi
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di Martina Vacca

brasile-ue
Quella tra Unione Europea e Brasile è una partnership economico-culturale forte e già intrapresa da tempo, fin da quando, cioè, l’intensità dei flussi migratori europei, negli anni del “milagre ecônomico”, poneva in essere la necessità di relazioni bilaterali fra i continenti, facendo della nazione sudamericana la grande promessa dei Paesi in Via di Sviluppo. Aspettativa resa vana dalla crisi del debito estero e dall’iperinflazione negli anni Ottanta, per poi recuperare credibilità durante i successivi anni Novanta, quando il Brasile iniziò la transizione verso una moderna economia di mercato.

Da un punto di vista prettamente politico, si tratta di due sistemi politici democratici civili, quello relativo all’Unione Europea e quello brasiliano, che agiscono nell’ambito di un apparato di istituzioni multilaterali, in cui permane la certezza che l’integrazione regionale sia uno strumento fondamentale inteso a garantire lo sviluppo economico e la cooperazione fra gli Stati.

Se l’Unione Europea resta infatti il vessillo del connubio multilateralismo-regionalismo, dall’altra parte dell’oceano va considerato il ruolo del Brasile nella promozione dell’ integrazione sud-americana, che ha trovato il suo culmine nella creazione del Mercosur e dell’Unasur (l’Unione delle Nazioni Sudamericane), entrambi sviluppati proprio su impulso del modello di integrazione europeo.

Infatti, dopo alcuni tentativi di unione economica non andati a buon fine, come l’Alalc (Associazione Latino Americana di libero commercio) relativa agli anni Sessanta e l’Aladi (Associazione Latino-Americana di Integrazione), nel 1991 la creazione del Mercosur decretava una zona di libero scambio e l’unione doganale tra Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay. Il ruolo di potenza economica che il Brasile ha assunto negli ultimi dieci anni diventando la sesta economia mondiale per il suo PIL, nonché il suo crescente peso politico nel WTO, nel G20 e all’interno del Fondo Monetario Internazionale, ha reso inevitabile l’interesse dell’Unione Europea e quindi l’intensificazione delle relazioni economico-politiche, oltre che commerciali. Si pensi in tal senso che nel 2012 le esportazioni brasiliane verso l’UE sono state del 18%, mentre le importazioni del 20%. Il volume degli scambi è in leggero aumento nel 2012 (da 75 a 76,7 miliardi di euro), anno in cui l’UE ha peraltro per la prima volta registrato un attivo complessivo della bilancia commerciale merci di 2,2 miliardi di euro. Tra il 2011 e il 2012 le imprese europee hanno esportato merci verso il Paese sudamericano per 40 miliardi di euro, mentre le importazioni sono calate del 4,7% a causa del perdurare della crisi economica.

Relativamente agli investimenti, inoltre, l’UE si conferma il maggior investitore estero in Brasile con più del 40% dello stock totale di Investimenti Diretti Esteri nel 2011; la stessa Bruxelles è il più importante destinatario degli IED brasiliani, anche se – per i medesimi motivi di crisi – il flusso è sensibilmente calato dai 10,2 miliardi di euro del 2010 ai 3 miliardi di euro del 2011.

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UE-Brasile, interscambio commerciale – Fonte: Commissione europea DG Trade

Un ruolo, quello del Brasile, dal peso decisionale preponderante e determinante sui temi al centro dell’agenda internazionale come il commercio internazionale o la lotta al cambiamento climatico e che diventa anello di congiunzione all’interno della partnership strategica.

Tutto ciò trova una sua concreta espressione nel Piano di azione congiunto, stilato a seguito del Summit UE-Brasile, tenutosi a Rio de Janeiro nel 2010 o nel Country Strategy Paper per il 2007-2013 della Commissione Europea, nel quale si indicano e si sviluppano le priorità della partnership UE-Brasile, incentrate sulla promozione di scambi e iniziative volte a promuovere lo sviluppo sostenibile, nonché sulla riduzione dei consistenti dislivelli sociali e sulla cooperazione ambientale nel quadro degli accordi relativi al Protocollo di Kyoto.

Nel contesto di una cooperazione multicanalizzata, l’accordo sulle politiche energetiche, stipulato nel 2007, potrà tramutarsi in un vantaggio nella diversificazione dello stesso approvvigionamento energetico. Come si può evincere da precedenti report, infatti, il Brasile, oltre all’oggettiva condizione di fornitore di energia, ha assunto una posizione di tutto rispetto nella ricerca tecnologico-energetica.

Uno dei settori legati all’agricoltura, che pure fa segnare al Brasile un ulteriore differenziale innovativo, è quello dei biocombustibili. Solo il Gigante, infatti, può vantare di possedere biocarburanti economicamente sostenibili, anche senza sussidi.

Nell’ambito delle trattative Mercosur-UE, iniziate nel 2000, sospese nel 2004 e riconsiderate nel 2010, questioni come l’agricoltura restano controverse.

Se, da un versante, l’America Latina e il Brasile in particolare, caldeggiano la soluzione per cui i Paesi con economie stabili e un PIL elevato, procedano alla liberalizzazione del commercio agricolo, eliminando i sussidi alla produzione, l’UE resta ferma sul sostegno e sul protezionismo agricolo dei Paesi comunitari, in virtù di una politica volta a garantire e mantenere la stabilità del bilancio produttivo europeo e richiede al Mercosur l’adeguamento agli standard della Comunità.

Anche se il Brasile sembra si distacchi sempre di più, per economia e sviluppo, dagli altri Paesi dell’America latina e la sua condizione di essere “a sud del mondo” sia ormai quasi soltanto geografica, continua a rivelarsi fedele e a non abbandonare i suoi alleati del “Cono Sur”.

Tuttavia, anche a causa della lieve decrescita economica del 2012, il Brasile potrebbe aver bisogno di nuovi impulsi alla crescita e quindi di intensificare le relazioni bilaterali a 360 gradi con l’Europa.

Per il Brasile di Dilma Rousseff, infatti, il continente europeo potrebbe essere un mercato maggiormente complementare e attrattivo rispetto a quello cinese, anche dal momento che quest’ultimo sta diventando un concorrente sempre più agguerrito nei mercati statunitense e latino-americano.

Siamo quindi in grado di affermare che il Brasile potrebbe essere pronto a correre da solo? Forse è ancora troppo presto.

Numerosi restano, a tutt’oggi, i punti chiave che l’America Latina e l’ Europa, alla luce degli accordi di cooperazione regionale, continuano a ritenere di poter raggiungere congiuntamente: dalla coesione sociale alla riduzione della povertà, dai programmi cooperativi nel campo dell’istruzione al commercio internazionale, fino alle nuove sfide tra cui quella, al centro del dibattito anche interno di ogni Paese coinvolto, delle energie rinnovabili.

Il Brasile è e resta comunque il baluardo dell’America Latina, il punto di riferimento e di svolta, nonché il trait d’union con i Paesi alleati; l’Unione Europea, quindi, non potrà che trarre benefici dal suo ampio e variegato melting pot, con l’opportunità di accogliere e rilanciare le sfide che questo Gigante è in grado di farle pervenire.

* Martina Vacca è Dottoressa in Scienze Internazionali e Diplomatiche (Università di Bologna)

Per approfondire:

-   Commissione europea – DG Ricerca e Innovazione (RTD), Scheda Brasile

-   Commissione europea – DG Commercio (TRADE), EU bilateral tradeand trade with the world, luglio 2013

-   Erawatch – Platform on Research and Innovation policies and systems, Scheda Brasile

-        Diplomazia economica Italiana / Infomercatiesteri.it, Rapporto Brasile, febbraio 2013

-   Fondo Monetario Internazionale, Brazil and the IMF

Photo credit: Beto Barata/AE

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