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BLOG LETTERARI ED EDITORIA DIGITALE: L’ANALISI DI eFFe

Creato il 27 giugno 2013 da Postpopuli @PostPopuli

 

di Giovanni Agnoloni

“Blog letterari ed editoria digitale: l’analisi di eFFe”

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I book blog – Editoria e lavoro culturale è un pregnante e-book scritto da eFFe,blogger e attentissimo osservatore delle dinamiche culturali in rete, che in questo saggio-pamphlet si sofferma in particolare sui book blog, in altre parole i blog letterari dove oggi sempre più si concentra lo scambio di idee e il flusso di commenti, anche di livello critico, sui libri in circolazione. L’esame di questa realtà si estende quindi ai meccanismi del lavoro culturale, ai suoi difetti nel mercato attuale e alle opportunità che, nonostante tutto, può offrire. I proventi delle vendite del libro sono interamente destinati all’Associazione Tumori Toscana.

Ecco la mia intervista all’autore.

I book blog – Editoria e lavoro culturale è un libro che squarcia un velo sulla realtà forse più viva del mondo culturale di oggi, ovvero i blog letterari. Com’è nata in te l’esigenza di svolgere un’indagine di questo tipo?

Il libro ha una doppia aspirazione: provare a districarsi in una realtà complessa, sfaccettata, ambigua e contribuire a diffondere delle pratiche di trasparenza. È evidente che esso nasce dalla mia personale esperienza di blogger, e dalla conoscenza diretta, dall’interno, di alcune tra le esperienze più rilevanti del lit-web. Mi sono trovato a vivere da dentro una congiuntura particolare: quella di un’industria editoriale che si accorge dei blog, ne apprende e ne imita (talvolta bene, spesso male) le pratiche oppure prova a cooptarne i protagonisti. In questa congiuntura si sono moltiplicate le zone grigie, le ambiguità, e anche i casi di sfruttamento e auto-sfruttamento; mi sembrava giusto, allora, provare a fare un po’ di chiarezza.

- Grande importanza, nella tua analisi, è dedicata all’esigenza di obiettività e correttezza, da parte dei curatori dei blog letterari, rispetto al mondo delle case editrici, e infatti sottolinei quanto sia necessaria l’adozione di una sorta di “codice deontologico”. da parte dei loro curatori. Quanto pensi che siamo lontani dall’effettiva adozione di tali metri di misura?

Un po’ meno di prima, mi pare: in diversi blog, piccoli e grandi, ci si è cominciati a porre delle domande, e il dibattito scaturito intorno al mio pamphlet è stato ricco anche di prese di posizione, come quella, molto bella, di Elisabetta Ambrosi su Vanity Fair. Restano il silenzio assordante delle grandi corazzate, vecchie e nuove, e i blog collettivi che vanno per la maggiore. Ma talvolta, sappiamo, i silenzi dicono più di tante parole.

- A che punto ritieni che sia arrivata, in Italia, la transizione dall’editoria cartacea all’editoria digitale, e fino a che punto questa metamorfosi s’intreccia con l’affermazione della critica letteraria online, rispetto a quella sulla carta stampata?

Sono due fenomeni diversi, mi pare. L’editoria digitale ha ancora numeri piccoli, ma mi sembra che sia uscita dalla sua fase di gestazione e cammini ora con le proprie gambe, contribuendo alla diffusione di testi grazie all’accessibilità dei formati e ai prezzi contenuti. L’unico tratto in comune mi sembra essere il fatto che, passando dal web, entrambe riescano a coinvolgere un numero più ampio di lettori. Semmai, mi sembra che sia il self-publishing il fenomeno che sta ripercorrendo le tappe dell’evoluzione delle critica letteraria on-line: prima spazio di tutti, con tanto rumore di fondo, e dopo invece occasione per taluni di emergere in virtù dei propri meriti.

 

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da stampatoscana.it

- Nel tuo percorso personale di blogger, e anche nella ricerca di un editore per questo libro – che poi hai deciso di pubblicare in modo autonomo in rete – ti sei dovuto misurare con una serie di “parzialità” di parte del “sistema” e degli operatori culturali che, spesso nella più assoluta precarietà, cercano di lavorarvi. Tutto questo può scindersi dal quadro più generale di crisi della società italiana?

Non credo. Se la crisi dell’industria editoriale ha sicuramente dei tratti peculiari, è pur vero che essa s’iscrive in un quadro complessivo di mutamenti sociali e culturali. L’editoria si trova in una situazione paradossale: è allo stesso tempo soggetta a e veicolo di tali mutamenti (un po’ come un avvocato divorzista che si sta separando), e quindi le contraddizioni che nascono dagli sviluppi tecnologici, dagli assestamenti del mercato e anche dalle costrizioni del quadro legislativo (pensiamo alla legge Levi o al fatto che l’Iva sugli ebook è al 21% mentre per i libri cartacei è al 4%) riguardano direttamente chi lavora al suo interno e indirettamente tutto il pubblico dei lettori.

- Quale credi che sia veramente la funzione della critica letteraria, oggi? E in che misura si può sperare che questa contribuisca a un rilancio del valore umanistico del libro, in Italia, rispetto alla sua prevalente considerazione come “prodotto”?

A me i critici – intesi come corporazione – piacciono ben poco. Cortázar, nel suo Il persecutore, ne fa un ritratto impietoso, a partire dal titolo. Tutt’altra cosa è la critica – e cioè un metodo, una cassetta degli attrezzi – che potrebbe invece, se si confrontasse seriamente con un mondo che evolve suo malgrado, dare un importante contributo alla promozione della lettura: ora come ora, la critica allontana i lettori dai libri, mentre dovrebbe invece avvicinarli. Il primo passo, a mio modo di vedere, è però uscire dalla dicotomia libro-prodotto vs. libro-bene culturale, sforzandosi di trovare una sintesi secondo la quale le dinamiche dell’economia vengano messe a servizio della diffusione della cultura.

- Hai in programma ulteriori ricerche o scritti divulgativi, su questo o simili argomenti?

Lo scorso maggio ho diffuso un questionario sui book blog i cui risultati devo presto sistemare in una forma leggibile per renderli pubblici. Da quanto ho visto, ci sono alcuni dati su cui vale la pena spendere ancora delle parole. Dopodiché concentrerò le mie energie su progetti di più ampio respiro, in particolare per una collana di saggistica digitale sulla quale sto lavorando da tempo.

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