Magazine Sport

Brasile 2014, l’andamento delle “Confederazioni”: brutte notizie per la UEFA

Creato il 28 giugno 2014 da Tifoso Bilanciato @TifBilanciato

Dopo 15 giorni di partite, in gran parte spettacolari, si è conclusa la prima fase del “Mondiale dei Mondiali” in Brasile. Lasciando da parte l’andamento disastroso della spedizione azzurra, di cui si parla un po’ ovunque, vediamo come si sono comportate le varie confederazioni sia rispetto agli scorsi mondiali che in ottica Ranking Fifa, che a fine competizione rischia di regalarci qualche amarezza ulteriore…

Ricordiamo innanzitutto le sigle che corrispondono ai vari continenti: UEFA (Europa), CONMEBOL (Sud America), CONCACAF (Nord-Centro America), CAF (Africa), AFC (Asia), OFC (Oceania).

Nella seguente tabella, il numero di squadre per continente arrivate nella top 16 di ogni mondiale (ogni continente è contraddistinto da un colore presente come sottofondo al proprio nome, lo stesso colore indica per ogni riga il continente nel quale si è svolta la rispettiva edizione dei mondiali; per esempio il Nord-Centro America è arancione così come i mondiali ’70, ’86 e ’94 che si sono svolti due volte in Messico e una negli Stati Uniti).

 

Brasile 2014, l’andamento delle “Confederazioni”: brutte notizie per la UEFA


Prima di analizzare i dati ci sono da fare alcune precisazioni:

* Nel 1930 hanno partecipato solo tredici squadre per la rinuncia di tutte le altre, quindi sono state conteggiate solo quelle 13.

* Nel 1938 è stata conteggiata l’Austria, che avrebbe dovuto affrontare la Svezia negli ottavi di finale. L’incontro non si è mai svolto perché il 12 marzo 1938 è avvenuta l’annessione politica dell’Austria alla Germania. La Svezia si è così qualificata direttamente ai quarti di finale.

* Nel 1950 ben tre squadre che avevano conquistato il diritto di partecipare alla fase finale a 16 non si sono presentate in Brasile: l’India secondo la versione ufficiale fu squalificata per l’usanza di giocare alcune partite, anche di qualificazione mondiale, a piedi nudi violando il regolamento, altri citano semplici problemi legati ai costi di trasferta; la Scozia non si presentò perché raggiunse la qualificazione arrivando seconda dietro l’Inghilterra nel torneo “British Home Championship”, ma prima della competizione aveva dichiarato che si sarebbe presentata al mondiale solo in caso di vittoria; la Turchia ha rinunciato per i costi di trasferta ed è stata sostituita dallaFrancia prima del sorteggio, ma anche la Francia non si è presentata lamentandosi dei troppi viaggi previsti per chi avesse giocato nel girone D. Ho comunque conteggiato i loro posti nel tabellone.

* Nel 1970 Israele ha partecipato ai mondiali come squadra appartenente alla confederazione asiatica.

* Nel 1982 dagli iniziali sei gruppi di 4 squadre si sono qualificate solo due squadre per girone, per un totale di 12 nazionali che hanno dato vita ad altri quattro gironcini da 3 squadre. Ho deciso di considerare fra le top 16 anche le quattro migliori terze dei gironi iniziali secondo lo schema utilizzato dal mondiale successivo.

* Nel 2006 l’Australia si è qualificata ai mondiali all’interno della confederazione oceanica. Il 1° gennaio del 2006 è passata nella confederazione asiatica. Ho deciso di conteggiarla per l’Oceania privilegiando il cammino di qualificazione mondiale rispetto allo status acquisito fra le qualificazioni e la fase finale.

 

Come potete vedere, l’Europa non ha brillato nella prima fase di questo mondiale. Non si è toccato il limite minimo di Uruguay ’30, ma si è rimasti sui livelli non certo eccezionali di Sudafrica ’10 oltretutto grazie alla qualificazione in extremis della Grecia, a ulteriore conferma che il calcio europeo non è più così superiore a quello del resto del mondo (fatte salve Brasile e Argentina che hanno sempre combattuto ad armi pari, e spesso con i favori del pronostico, contro le nazionali del nostro continente). Il Sud America eguaglia le 5 squadre portate ai turni ad eliminazione diretta anche in Sud Africa. Dopo undici edizioni consecutive dei mondiali con una sola squadra nella top 16, l’Africa riesce finalmente nell’impresa di qualificare due squadre agli ottavi di finale. Ottimo invece il percorso del Nord America che, mostrando un’ottima organizzazione di gioco (sue due delle tre migliori difese della prima fase, Messico e Costarica, appaiate al Belgio con un solo gol subito), ha piazzato per la prima volta nella storia tre squadre fra le top 16. Disastroso invece il mondiale dell’Asia che, con 0 vittorie e 9 sconfitte su 12 partite giocate, non porta alcuna squadra al turno successivo mostrando notevoli passi indietro rispetto al mondiale sudafricano.

A livello generale si può notare come il continente in cui si disputano i mondiali abbia la sua importanza: gli ultimi due tornei disputati fuori dai confini europei hanno visto buona parte delle squadre europee faticare più del previsto nel primo turno; il Sudamerica, che non ha mai portato più di 4 squadre fra le top 16 in Europa, ha fatto meglio in quattro dei cinque mondiali disputati “in casa”, con la sola eccezione di Argentina ’78, e anche sul “campo neutro” del Sudafrica; la CONCACAF non ha mai portato più di una squadra nelle top 16 in Europa, mentre c’è riuscita due volte in casa, una in Africa, una in Asia e a Brasile 2014; le squadra asiatiche infine hanno avuto il loro massimo risultato in casa e in Africa. 

Vediamo ora per ogni continente la percentuale di squadre piazzatesi nella top 16 rispetto al numero delle partecipanti a partire dal mondiale del 1982, il primo a presentare al via più di 16 squadre. Innanzitutto diamo un’occhiata alla tabella con il numero di partecipanti per continente:

 

Brasile 2014, l’andamento delle “Confederazioni”: brutte notizie per la UEFA

 

La percentuale per ogni continente di piazzate nella top 16 rispetto al numero delle partecipanti è quindi la seguente:

 

Brasile 2014, l’andamento delle “Confederazioni”: brutte notizie per la UEFA


Possiamo notare che la diminuzione delle squadre europee partecipanti alla fase finale non basta da sola a spiegare il minor numero di squadre europee qualificate agli ottavi di finale, che nelle ultime due edizioni sono pericolosamente scese sotto il 50% delle iscritte al primo turno. Se la decisione sul numero di squadre da portare ai prossimi mondiali dipendesse da un fattore puramente sportivo (cosa che in realtà non è, essendo in gran parte una scelta legata a motivazioni politiche), l’Europa sarebbe a rischio di un’ulteriore riduzione del contingente, magari compensato dalla presenza della Russia come padrona di casa, a favore di una conferma della sesta sudamericana (rappresentata dal Brasile padrone di casa quest’anno), mentre la CONCACAF avrebbe tutto il diritto di reclamare un posto in più ai danni dell’Asia.

 


Infine, le possibili dolenti note riguardanti il Ranking FIFA.

I punteggi del Ranking FIFA che servono per determinare la classifica per nazioni, utilizzata principalmente per decidere le teste di serie ai mondiali, si basano su calcoli di non semplice comprensione, ma che presentano nei vari parametri un“coefficiente per confederazione” che cambia di quadriennio in quadriennio a seconda dei risultati degli scontri “intercontinentali” fra rappresentative di confederazioni diverse nelle fasi finali degli ultimi tre mondiali. Questo coefficiente può variare da 0,85 a 1: più è alto questo coefficiente per una confederazione più vale una vittoria contro una squadra di quella confederazione (esempio: UEFA e CONMEBOL nel quadriennio 2010-14 avevano coefficiente 1, la CONCACAF, terza migliore confederazione, coefficiente 0,88. Battere una squadra europea o sudamericana valeva quindi di più che battere una centronordamericana, mentre non c’era differenza fra sconfiggere una nazione proveniente dall’Europa e una proveniente dal Sudamerica).

Eliminando i risultati del mondiale 2002 e sostituendoli con quelli del 2014, le cose per il momento cambiano in peggio. La CONMEBOL mantiene il suo coefficiente di 1, l’UEFA scende da 1 a 0,98, la CONCACAF, AFC e CAF rispettivamente da 0,88, 0,86 e 0,86 al minimo di 0,85 affiancando la OFC. Questo grazie alle non esaltanti prove delle europee, in particolare nelle prime due giornate, ma soprattutto al cammino molto buono delle sudamericane (13 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte nelle sfide intercontinentali) dato che il coefficiente finale di ogni confederazione è calcolato in rapporto alla confederazione più forte: quindi migliore è la performance della prima confederazione, peggiore sarà il coefficiente di tutte le altre. Le sudamericane avranno l’ulteriore vantaggio di avere tre squadre eliminate fra ottavi e quarti senza che il loro coefficiente 2014 possa modificarsi in peggio (non vengono infatti contati gli scontri fra squadre di uno stesso continente e fra Brasile, Cile, Colombia e Uruguay una sola accederà alle semifinali vista la “mini Coppa America” prevista nella parte alta del tabellone). Toccherà quindi all’Europa tentare di migliorare il suo score, portando a casa quelle vittorie utili per provare a recuperare il coefficiente 1 (impresa ancora matematicamente possibile). Se così non sarà gli incontri di qualificazione europea varranno nel prossimo quadriennio meno di quelli di qualificazione sudamericana, e cosi le amichevoli contro europee varranno meno delle amichevoli contro le sudamericane, col risultato che le teste di serie sudamericane a Russia ’18 potrebbero essere anche più delle quattro di questa edizione. Questo sempre che la FIFA, visto il dominio CONMEBOL che oltre a penalizzare l'UEFA equipara fra loro tutte le altre confederazioni, non ci metta una pezza cambiando il metodo di calcolo dei coefficienti. Non sarebbe la prima volta…

 

 

 

Il post è apparso originariamente sul Blog "Calcio e altri elementi", di Marco De Santis

   

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :