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Buon “comple” Roma Un Mito classe 1927

Creato il 07 giugno 2013 da Mbrignolo

romettaCALCIO RETRO’. Rimango aggrappato al sedile della mia Delorean e decido di programmare il computer di bordo con la data 7 Giugno 1927, regolando anche il navigatore, destinazione: Roma.

La sensazione è incredibile. La macchina del tempo mi catapulta nell’epoca in cui tutto va costruito, almeno nel football, verso quel mondo che siamo abituati a conoscere ed amare.

Con un telo nascondo la macchina del tempo e mi avvicino al quartiere Flaminio. Nel tragitto rimango sopraffatto dalla bellezza di Roma, tra i vettorini a cavallo e le persone in bicicletta che riempivano le strade della Capitale.

Entro in Via del Gambero e scorgo in lontananza una meravigliosa osteria con tavoli in legno e tovaglie a scacchi bianco rossi. La Bottiglieria del Gambero mi stava stregando…sentivo una strana attrazione.

All’ingresso mi accoglie il suo proprietario, un omone di almeno un quintale, con un visibile difetto di vista. Si presenta molto calorosamente, come solo a Roma sanno fare: “Benvenuto nella mia Bottiglieria, io sono Umberto Farneti detto Er Guercio!”

Mi accompagna al tavolo e nota con me, appunti e fotografia delle squadre di football, utili alla mia ricerca. Persona incredibile il Sig.Umberto, uomo legato alle tradizioni e al suo lavoro, ma soprattutto alla sua grande passione per il Calcio.

Già proprio così. Oltre ad essere il proprietario della Bottiglieria, il Sig.Umberto era anche il presidente di una società di Football del circuito romano, l’Alba Audace. Avendo notato i miei appunti, tra una portata e l’altra, riesce a raccontarmi un po’ di aneddoti di calcio romano, in particolare della sua Alba, nata nel 1907 con il nome di Società Alba Roma. La squadra grazie ai risultati strabilianti, riuscì ad inglobare nel 1926 il club capitolino dell’Audace, con cui esistevano ottimi rapporti. La mia squadra, racconta il mio gradito narratore, gioca con una bellissima maglia verde fasciata da una vistosa banda bianca. La Bottiglieria è inoltre il luogo dove ospito i miei ragazzi e i sostenitori, dopo la partita, oltre ad essere la sede sociale vera e propria del club.

 

Ma la voce del Sig.Umberto si spezza quando mi parla di quello che succederà nel primo pomeriggio. Sembra che abbia voglia di sfogarsi e raccontarmi nei dettagli la vicenda, ma proprio in quel momento torna in sé stesso e va avanti con aneddoti sulla sua amata Alba.

I suoi occhi non mentono quando narra le vittorie dei suoi ragazzi, capaci di ottenere risultati incredibili, andando vicino anche alla conquista dello scudetto. Accadde per ben due volte, nel 1925 e nel 1926, in cui perse entrambe le finali rispettivamente con Bologna e Juventus. Troppo forti le squadre del Nord, raccontava con voce demoralizzata.

Nel frattempo mi rivela senza troppa modestia, del suo grande fiuto nel cercare preziosi talenti, che riusciva a piazzare con ottimi colpi di mercato, ingaggiando giocatori strappati dalle grinfie delle due grosse rivali cittadine, la Fortitudo Pro Roma e la Roman FC. E qui si ferma di nuovo. Lo sguardo fisso sul mio bicchiere di Romanella. Il suo spirito sembra essere uscito restando sospeso, completamente sovrappensiero.

Il mio imbarazzo era evidente. “Che faccio ora?”

Fortunatamente si riprende dopo uno scossone e mi dice: “Scusami tanto, ma quando nomino le due rivali mi va il sangue al cervello”. Stavolta decide di andare a fondo e raccontarmi tutto, spiegandomi che tra qualche ora si sarebbe incontrato con i presidenti dei due nemici, in Via degli Uffici del Vicario civico 35, per firmare l’atto costitutivo di una nuova società calcistica. L’idea nasce dalla voglia dell’Onorevole Italo Foschi, di unire le forze delle società romane per creare un unico club, capace di combattere lo strapotere delle squadre del Nord.

Nel frattempo mi versa un bicchiere di vino, che sembra proprio ideale in quel preciso momento. “Ma dico…capisci…la mia Alba è considerata la squadra del popolo, sostenuta con calore e passione proprio per la sua umiltà e sfrontatezza”

“La Fortitudo invece è la squadra della Chiesa. Sai non sempre abbiamo le stesse idee” mi sussurra tracannando il suo bicchiere di rosso, “La Fortitudo fu fondata nel 198 grazie ad una donazione di Papa Pio X, ai frati del convento di Nostra Signora della Misericordia. I suoi sostenitori sono per la gran parte provenienti dal Rione Borgo, un antico quartiere popolare della Capitale, dove il club ha anche la sua sede. La maggior parte dei dirigenti sono uomini di Chiesa.

E questo sembra dar fastidio al mio compagno di tavolo. In particolare mi racconta della figura di un certo Frà Porfirio Ciprari, uno dei personaggi più amati che svolge sia l’attività di allenatore che il ruolo di presidente. Fu lui a decidere anche le divise da gioco, scegliendo una casacca completamente rossa fasciata in vita, di blu scuro, come una sorta di cinta e in centro al petto il simbolo del club: la Lupa Capitolina.

In effetti dai miei appunti storici risulta che la Fortitudo si è sempre distinta per la sua carica agonistica e morale, formata da un gruppo di atleti con un forte spirito sportivo.

“E poi c’è la Roman Football Club” mi dice con non poco disprezzo, “quelli proprio non li sopporto. Loro sono di un’altra estrazione, sono un club d’Elite. Già…perché nel 1903 fu fondata da un piccolo drappello di persone altolocate con la puzza sotto il naso. Tutti della zona dei Parioli, una delle più aristocratiche di Roma. La squadra non fu mai davvero competitiva, anzi spesso veniva derisa per il suo atteggiamento snob, che non coincideva affatto con il loro modo di interpretare il football. Ma loro hanno il potere…mi spiego meglio…all’interno del club ci sono dirigenti molto vicini al Campidoglio, come dimostra anche la sua divisa che ne riprende i colori del gonfalone. La maglia della Roman è, infatti, di colore rosso cupo con particolari giallo scuri. Sono talmente potenti, che la nuova squadra manterrà questi colori per la sua nuova divisa.

Nel frattempo mi stringe la mano e mi rivela che il pranzo è stato offerto dal proprietario. Prende la sua valigetta in pelle scura e si avvicina all’uscio. Poi lentamente si gira verso il mio tavolo ed esclama: “A proposito si chiamerà Roma”. E sparì nel nulla. Quel giorno si stava scrivendo una pagina fondamentale della squadra più amata della città, che avrebbe portato orgogliosamente i colori giallorossi in tutta Italia e in Europa, diventando il simbolo di una squadra combattiva e mai doma, proprio come era nell’indole dei suoi mitici antenati.

 

Calcio Retrò Milano

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