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Busso svela i retroscena di una stagione difficile e si affida alla torinesità per il futuro

Creato il 04 aprile 2012 da Sportduepuntozero

Busso svela i retroscena di una stagione difficile e si affida alla torinesità per il futuroÈ terminata la stagione regolare di basket in carrozzina. L’HB Torino retrocede in A2 dopo un campionato difficile iniziato male già in estate. Il prossimo anno ci sarà da rifondare la squadra per affrontare un nuovo torneo, ma la mente non vola già così lontano: prima ci sarà la Challenge Cup di Seveso dal 26 al 29 aprile. Difficile che Torino riesca a conquistarla, ma ci si proverà. Per fare il punto su un anno travagliato abbiamo parlato con Antonio Busso, DS della squadra torinese.

Direttore, quando una stagione comincia male è difficile raddrizzarla. Già in estate voi avete avuto qualche problema.
«In estate abbiamo deciso di affidare la gestione della squadra a Clifford Fisher, allenatore esperto che conosce questo mondo da decine di anni. Avevamo un budget discreto, certo non a livello dei top club, ma che speravamo potesse permetterci un campionato tranquillo. Il coach ci aveva garantito di poter prendere giocatori buoni ed utili alla causa, ma in realtà le cose sono andate diversamente».

Che cosa è successo?
«Nonostante lo spronassimo a iniziare subito la ricerca di giocatori, inizialmente ha perso tempo. Quando poi si è svegliato ha preso i giocatori che rimanevano: buoni, ma non buonissimi. Poi ha portato giocatori doppioni: se giocava uno non poteva giocare l’altro. Ma soprattutto ha commesso un grandissimo errore: ci è mancata una torre, un “lungo”. Le altre squadre ne hanno almeno due, mentre noi abbiamo giocato tutta la stagione senza neppure uno in campo. Alla fine ha trovato un “semilungo” che però abbiamo dovuto rimandare in Belgio dopo due partite per motivi disciplinari».

Vi aspettavate una stagione difficile fin dall’inizio?
«Avevamo fatto la A1 già l’anno scorso e avevamo visto la qualità di questo campionato. Sapevamo che ci aspettava un campionato difficile, ma speravamo di riuscire a disputare un torneo tranquillo. Anche per questo motivo avevamo scelto Fisher, ma dopo tante incomprensioni ci siamo separati a dicembre. Poi, senza una torre a rimbalzo tutto diventa più difficile».

Quanto ha inciso la panchina corta in questa stagione?
«La panchina corta ed i doppioni hanno certamente inciso sulla stagione, ma quello che più è mancata è stata la presenza sotto canestro di un lungo. Ci sono sempre mancati quei 4-5-7 canestri che quel tipo di giocatore avrebbe garantito e che avrebbero fatto la differenza in campionato».

Nonostante un campionato molto difficile, in Euroleague 3 avete vinto quattro partite su quattro. Da cosa è dipeso?
«Hanno inciso diversi fattori: avendo stimoli diversi abbiamo giocato quattro partite alla morte. Abbiamo messo in mostra un basket eccellente e tutto quello che abbiamo guadagnato è stato per nostri meriti. Purtroppo in Italia ci sono le migliori squadre europee e la Serie A1 ha grandi club. Non è un caso che su 10 squadre italiane, 9 siano avanzate alle fasi finali. In Europa il livello di gioco è umano, in Italia è disumano».

La prossima stagione da dove ripartirete?
«Dovremo fare a meno di qualche sponsor. Faremo la A2 e abbiamo deciso di dare spazio ai nostri giocatori. Non avendo più soldi vogliamo fare una stagione tranquilla. Abbiamo imparato a non commettere più l’errore di affidarci a tanti stranieri pagati che arrivano da tutto il mondo. Ci affideremo alla torinesità e faremo salire dalla B i nostri migliori giocatori. Vogliamo fare un campionato di A2 dignitoso, sfruttando tutte le risorse locali. Abbiamo la possibilità di far arrivare qualche ragazzo da fuori (come Fabio Scarpinato da Novara NdR) e l’unico straniero che rimarrà sarà Cardoso. Ormai si è integrato bene, parla la lingua perfettamente ed ha un permesso di soggiorno duraturo».

di Edoardo Blandino

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