Il candidato ipercattolico spiazza gli elettori, il Pd spiazza la Chiesa cattolica, ma le primarie di Crema hanno portato al voto duemila persone come quelle di Cremona, città di dimensioni doppie. E dire che Stefania Bonaldi è a sua volta parte del mondo cattolico, tuttavia è del Pd. I cremonesi non sono stati molto sensibili a queste primarie. Lo spiega la stessa straordinaria esultanza di Gianluca Galimberti, candidati di evidente intelligenza e valore, ma non del Pd e nemmeno capace di calarsi dall’esterno nella storia del partito da leader cittadino, come seppe fare Paolo Bodini.
Galimberti è stato costruito da Partecipolis, cioè da Pd e Chiesa, poi il Pd ha evitato di presentare un proprio candidato.
Le primarie servono a far proprio un candidato, chiedendo il consenso dell’elettorato. Matteo Piloni, segretario provinciale, sostiene che dalle primarie di crema a quelle di Cremona sono cambiati tre governi.
Tre governi, appunto, e tre momenti di disagio per gli elettori. Ma a Cremona ancora si ricordano le imprese di Tadioli e di Pizzetti e altri: Renzi non ha cancellato la memoria di nessuno.
L’amministrazione Perri è stata la peggiore dal dopoguerra, rappresenta solo la libidine autodistruttiva di una città asservita ai noti poteri. Galimberti risponde a un disastro simile con un’identità chiara e sicura? No. Ha il pregio dell’intelligenza e della serietà. Farà propri i problemi sociali che strangolano Cremona, città di troppe povertà e solitudini?
