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Catechismo coloniale, ovvero: il vero volto dei missionari

Creato il 08 marzo 2012 da Dragor

 

Missionnaire 1

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  Per avere un’idea del ruolo dei missionari all’epoca coloniale, sentite la dichiarazione fatta nel 1920 da Jules Renquin, Ministro delle Colonie Belghe in Congo Belga. Si tratta di un’allocuzione di benvenuto ai missionari appena arrivati in Africa. “Reverendi padri e cari compatrioti, siate i benvenuti nella nostra seconda patria, il Congo Belga. La missione che siete chiamati a svolgere è delicata e richiede molto tatto. Come preti, venite per evangelizzare. Ma la vostra evangelizzazione deve ispirarsi al nostro grande principio: prima di tutto gli interessi del Belgio. Lo scopo essenziale della vostra missione non è quello d’insegnare ai negri a conoscere Dio. Lo conoscono già. Parlano e si sottomettono a un Nzambé, a un Nvindi-Mukulu e così via. Sanno che uccidere, rubare, calunniare e offendere è male. Abbiate il coraggio di riconoscerlo: siete venuti per insegnare loro quello che sanno già. Il vostro ruolo consiste soprattutto nel facilitare il compito ai nostri amministratori e ai nostri industriali. E’ così che interpreterete il Vangelo: per servire nel migliore dei modi i nostri interessi in questa parte del mondo.

  Per farlo, dovrete attenervi a questi principi: DISTOGLIERE L’INTERESSE DEI SELVAGGI DALLE RICCHEZZE MATERIALI di cui abbonda il loro suolo e il loro sottosuolo, per evitare che ci facciano una concorrenza spietata e un giorno ci mandino via. La vostra conoscenza del Vangelo vi permetterà di trovare facilmente dei testi che raccomandano e fanno amare la povertà. Per esempio: “Beati i poveri perché di loro è il Regno dei Cieli” e “è più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago che un ricco vada in paradiso.” Farete di tutto per convincere i negri che con la ricchezza rischierebbero di andare all’inferno. CONTENERLI PER EVITARE CHE SI RIVOLTINO. Ogni tanto, per farsi temere, gli amministratori e gli industriali saranno costretti a ricorrere alla violenza : insulti, percosse e via dicendo.I negri non devono nutrire sentimenti di vendetta, così insegnerete loro che bisogna sopportare tutto. Commenterete e li inviterete a seguire l’esempio di tutti i santi che hanno offerto l’altra guancia, che hanno perdonato le offese, che hanno tollerato senza batter ciglio gli sputi e gli insulti. FARLI DISPREZZARE TUTTO QUELLO CHE POTREBBE DARE LORO IL CORAGGIO DI AFFRONTARCI. Mi riferisco in modo particolare ai feticci di guerra che secondo loro li renderebbero invulnerabili. Certo i vecchi rifiuteranno di abbandonarli, ma i vecchi moriranno presto. Così dovrete concentrare la vostra azione essenzialmente sui giovani. INSISTETE IN MODO PARTICOLARE SULLA SOTTOMISSIONE E SULL’OBBEDIENZA CIECA. Questa virtù si pratica meglio in assenza di spirito critico. Così evitate di sviluppare lo spirito critico nelle vostre scuole. Insegnate loro a credere e non a ragionare. Usate per loro un sistema di confessione che farà di voi dei buoni investigatori per denunciare prima di tutto le prese di coscienza e chiunque rivendichi l’indipendenza nazionale. INSEGNATE LORO UNA DOTTRINA DI CUI NON METTERETE IN PRATICA I PRINCIPI. Se vi chiedono perché vi comportate in modo contrario alle vostre prediche, rispondete “voi negri fate quello che diciamo e non quello che facciamo.” In caso di replica, fate notare che una fede senza pratica è una fede morta, arrabbiatevi e dite “beati coloro che credono senza protestare.” DITE CHE LE LORO STATUE SONO OPERA DI SATANA. Confiscatele e portatele nei nostri musei (…) Fate in modo che i negri si scordino dei loro antenati. NON OFFRITE MAI UNA SEDIA A UN NEGRO CHE VIENE DA VOI. Non invitatelo mai a pranzo o a cena, anche se tira il collo a un pollo ogni volta che andate da lui. Non date mai dei “lei” a un negro, altrimenti potrebbe credersi alla pari di un bianco. CONSIDERATE TUTTI I NEGRI COME DEI BAMBINI. Esigete che vi chiamino “padre”. Ecco, cari compatrioti, qualcuno dei principi cjhe applicherete senza fallo. Ne troverete molti altri nei libri e nei testi che vi saranno dati alla fine di questa seduta. Il Re dà molta importanza alla vostra missione, così ha deciso di fare tutto il possibile per facilitarla. Avrete la protezione degli amministratori e denaro per le vostre opere evangeliche e gli spostamenti.   

Qualcuno potrebbe dire: “Ma tutto questo risale agli anni Venti.” Invece no, questo orribile miscuglio d’ignoranza, di cinismo e di razzismo è ancora la base culturale di molti missionari che infestano il Continente Nero. La prova? Guardate quello che scrivono e quello che dicono. Queste parole potrebbero essere scritte oggi. E’ l’atteggiamento ufficiale della Chiesa cattolica, scaturisce da tutti i suoi media e dal suo comportamento (anche con gli  europei, forse ne sapete qualcosa. Non vi hanno mai trattato come negri o come bambini?). Benché sia ampiamente dimostrata la relazione diretta fra la sua predica e il genocidio rwandese, la Chiesa procede imperterrita nella stessa direzione. Le stesse parole, gli stessi atti, come nei riti che vengono ossessivamente officiati ogni giorno nei suoi templi. Nessun pentimento, nessun esame di coscienza, nessun cambio di rotta. Coazione a ripetere. Con i forti contro i deboli.

Dragor

(Fonte: Avenir Colonial Belge, 30 ottobre 1921)


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