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Cerci e la comproprietà   uno degli ‘schiavi’ al 50%

Creato il 20 giugno 2013 da Mbrignolo
Cattura

Alessio Cerci, a metà fra Torino e Fiorentina.
Foto tratta da Vivoazzurro.it

INCHIESTE (Milano). Il periodo del calciomercato è, per gli amanti della materia, un vero e proprio godimento professionale, per chi ci lavora, e mediatico, per chi lo segue. Ipotesi di acquisto, di cessioni, trattative vere o presunte cui – ormai lo sapete – Calciolab butta l’occhio simpaticamente (non senza il consueto “filtro” critico) senza farne una “missione di vita”. Trattative, dicevamo. Dall’ultimo triplice fischio stagionale al 2 settembre prossimo, saranno quindi sempre più palpitanti le ore vissute fra alberghi e ritiri estivi, con i nomi più disparati che accompagneranno la nostra estate.

C’è però un nodo che troppe volte non si considera quando si parla di mercato e che spesse volte viene al pettine proprio quando si dà per scontata la chiusura di affari tutt’altro che definiti. E’ il nodo delle comproprietà, una questione fondamentalmente tutta italiana, nata per risparmiare sui bilanci annuali dei club ma vero e proprio boomerang quando si tratta di sedersi nuovamente al tavolo e trovare un accordo sul futuro del giocatore.
Un esempio che giunge a pennello proprio in queste ore è Alessio Cerci. Il calciatore, impegnato in Confederations Cup con la Nazionale (convocazione, questa, che aumenta il valore del giocatore), dopo aver strabiliato con la maglia del Torino è oggetto di discussione tra i granata e la Fiorentina, proprietari al 50% del suo cartellino. Un anno fa, la Viola era ben contenta di cedere la metà di Cerci al Toro (a soli 2,5mln di €), essendo questi un esterno discontinuo e spesso iroso; un anno dopo le cose sono cambiate e Montella lo vuole alla sua corte per poter puntare a un piazzamento Champions. Senza contare le avances di mercato che si sprecano, già, ma a chi giungono le proposte se l’interlocutore non si sa bene chi sia?
Torino e Fiorentina quest’oggi si sono scontrati sulla risoluzione della compartecipazione e non è affatto detto che si trovi un accordo.
In tal caso si andrà alle cosiddette “buste”, una riffa sportiva nella quale chi scrive sul fogliettino il prezzo più alto da pagare all’altro si porta a casa l’intero cartellino del giocatore.
Sorvolando sull’etica della procedura, quantomeno possiamo dire che noi (italiani) ce la siamo inventata e noi (italiani) abbiamo posto una soluzione atta a dirimerla. O rinviarla, visto che è possibile pure rinnovarla per un altro anno.


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