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Che cosa vuol dire descrivere?

Da Marcofre

cosa vuol dire descrivere

La descrizione di un ambiente, oppure di un personaggio, è una faccenda che si risolve solo in una maniera: leggendo molto. A dire il vero, ogni aspetto della scrittura lo si supera con la lettura di libri, in quantità industriali. Ci sarebbe poi da aggiungere che tutto questo non mette al riparo da un bel nulla, perché chi scrive è un eterno apprendista. Ed è giusto che sia così, fa parte del divertimento. E se qualcuno non ci vede il divertimento… Peggio per lui!

Se abbai, ti prenderanno per un cane

A volte la mancanza di capacità viene fatta passare per genuinità. Non è difficile incappare in persone che raccontano storie in prima persona e che quando affrontano la faccenda della descrizione, risolvono il problema in tre modi.

Il primo:

!!!!!!!! !!!!! !!!!!!!

Il secondo:

……    …………….. ………

Il terzo:

Era così fantastico che rimasi senza parole!!!!……!!!!!

Che guaio. Che grosso guaio.
Immaginiamo per esempio di essere un editor animato dalle migliori intenzioni. Un editor sa (se conosce il mestiere), che in principio tutti o quasi tutti gli scrittori sono dei bassotti (un modo elegante per dire: sono dei cani).
Sul serio. È proprio così. Flannery O’Connor per esempio, scriveva, in una sua lettera, che per fortuna non aveva mai inviato certe opere in giro, perché l’avrebbero stroncata, e lei non avrebbe più avuto il coraggio di continuare a scrivere. E se lo dice la zia Flannery…
Dopo, grazie alle letture, queste persone che amano scrivere iniziano a lavorare meglio, e se non gettano dalla finestra il loro talento, emergono.
Ma come diavolo fai a capire che il modo uno, il modo due, il modo tre che abbiamo visto lì sopra, sotto sotto, hanno qualcosa? C’è del talento, che dorme laggiù?
E se invece non ci fosse un accidenti, e si sta solo perdendo del tempo?
Non si sa in effetti. Tuttavia, ecco la prima lezione: ricordati sempre che se abbai, la gente ti prenderà per un cane. Certa gente abbaia perché non sa pensare, non sa parlare e allora “Bau! Bau! Bau!”. La colpa non sarà degli altri, dell’editor cattivo: ma solo tua.

Un po’ di precisione, grazie

Un autore dovrebbe davvero mettersi nei panni di un lettore. Anzi no: di un camminatore (perché la figura del lettore vuol dire tutto e il suo contrario). Un tipo, oppure una tipa, che cammina per un sentiero nel bosco, e poi arriva a un bivio. Zero indicazioni. Che fa? Esatto, si perde; oppure rinuncia e torna indietro.
La descrizione fa un po’ come certi segnali: aiuta il lettore a non perdersi, e lo rassicura perché capisce che chi scrive padroneggia la materia, conosce un po’ il suo mestiere e merita fiducia.
Però qui si affaccia un altro problema. La descrizione deve essere precisa: ma quanto? Se il camminatore trova troppi cartelli, non ha la sensazione che si è voluto strafare? Essere troppo precisi, non rischia di stancare e allontanare? Certo.
Qui la faccenda si complica, tanto per cambiare. Non funziona come in cucina dove sono indicate le dosi, e basta attenersi scrupolosamente a esse per avere nel piatto il cibo. Qui nessuno può indicare le dosi.

L’elenco telefonico? No, grazie!

L’elenco, della roba che c’è in una stanza, oppure delle caratteristiche fisiche di un personaggio, non funziona.
Alcuni pensano che se scrivono:


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