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Chiù forte ‘e ‘na catena

Creato il 19 settembre 2014 da Symbel

Chiù forte ‘e ‘na catenaLa serata langue, ma non si doveva uscire? Nessuno si fa sentire?
Il telefono è lì, poggiato sul divano, triste e buio, non da segni di vita. Continui a guardare Europe Top 20 su MTV attento a non perderti nemmeno un secondo anche se sai benissimo che quei video li puoi rivedere su youtube quando vuoi e, dopo due o tre passaggi di musica, che quelli che ne sanno di musica schifano perché commerciale, ributti uno sguardo sul cellulare e vedi il led di notifica che lampeggia.
Qualcosa si muove!
Ti precipiti a visualizzare il testo dell’sms o del messaggio whatsapp e scopri che il mittente è una persona che non ti scrive da tempo, la cosa si fa intrigante: “e cosa vuole questo/a?”. A questo punto leggi il lungo messaggio: “Leggilo bene… sono rimasta a bocca aperta… Dio… destino… piangendo… angelo… fortuna… spedisci questo messaggio ad altre 10 persone che sono nella tua rubrica entro 7 giorni da quando hai ricevuto questo messaggio altrimenti ti succederà la stessa cosa che è successa a…

E’ una CATENA DI SANT’ANTONIO! Noooooooooooooooo
Questa è la formula fissa della catena di Sant’Antonio:
1) una storia inverosimile al limite del paranormale (angeli, premorte,miracolo,fortuna…), l’assicurazione: “l’ho provata io, funziona!”, la preghiera di far girare il messaggio (a persone a cui vuoi bene,a persone che conosci, ad amici veri…), la minaccia se blocchi la catena (ti si fonde la centralina dell’auto in fase di sorpasso, ti si brucia l’hard disk con le foto del viaggio in Nepal, la tua ragazza ti tradirà con il tuo migliore amico, ti sveglieranno la notte i morti suonando Happy con le ascelle…)
Le catene che invece girano su Facebook e ti chiedono di elencare le canzoni della tua vita, i libri della tua vita, le persone della tua vita e via discorrendo non contengono la parte della minaccia, ma contengono in aggiunta quella sorta di ricatto morale per il quale uno potrebbe offendersi se non ringrazi e nomini a tua volta altre persone per proseguirla.
Questa piccola situazione tipica di facebook (al telefono se non la fai proseguire non se ne accorge nessuno) genera tre tipi di atteggiamento: 1) uno si tura il naso e, per il quieto vivere e una certa forma di cortesia, sta al gioco;
2) uno fa il figo e dichiara che le catene gli fanno schifo e che basta con queste cose e lui catene non ne fa o trova un escamotage spiritoso;
3) uno vede che c’è in giro fra i suoi contatti una di queste catene, che nessuno a lui lo nomina, e allora esce allo scoperto facendo sapere che a lui non interessano quando in realtà rosica perché non viene considerato.
Questi in linea di massima sono atteggiamenti che rivelano una certa concezione distorta di Facebook.
Se c’è un posto dove le catene di questo tipo possono avere un senso, seppur in molti casi risultino moleste, è proprio il social network, che richiede per esser vissuto, la condivisione. Si può quindi partecipare alle catene che si ritiene interessanti e snobbare le altre (la maggior parte) senza per questo farlo sapere. Alcune vale la pena assecondarle per creare un movimento che sia positivo. Quella sui libri, ad esempio, può invogliare a leggere dei titoli che non si conoscevano o che si conoscevano ma si erano dimenticati o quella delle canzoni far scoprire dei brani mai ascoltati o discutere su essi. Perché non trovare l’occasione positiva anche nel virale che almeno contiene un pizzico di cultura?
Non si tratta solo (o perlomeno non per tutti) di un mero sfoggio di cultura letteraria/musicale (ad esempio), ma anche un modo per condividere dei ricordi o delle esperienze.
Insomma la catena non è il male assoluto. Io ne ho appena interrotto una con la minaccia che se non l’avessi fatta continuare mi si sarebbe rotta la tastiekdurè hfslòkjdhf b,.xmz<nz< <.likudòaoiu7e



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