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Cineforum a Fidenza: "A dangerous method"

Creato il 23 maggio 2012 da Ambrogio Ponzi @lucecolore

A dangerous method
Giovedì 26 maggio alle ore 21
al Cinema Cristallo a Fidenza
   


La stagione cinematografica si conclude al cinema Cristallo sabato 26 maggio alle ore 21 con il film "A dangerous method" proiettato nell'ambito del Festival dell'Anima. Al centro della pellicola l'ebrea russa Sabina Spielrein che, affetta da una grave forma di nevrosi, si affida alle cure del dott. Carl Gustav Jung. Quest'ultimo è il discepolo prediletto di Sigmund Freud, già noto per i suoi studi sull'isteria  e ormai famoso per aver fondato il movimento psicoanalitico. In breve Jung viene catapiltato alle origini della vita: da una parte vede Freud come il "padre" che gli apre la porta sul mistero della vita; dall'altra c'è Sabina, che come "madre" fa crescere e custodisce in sé il seme dell'enigma.
La rottura dei rapporti con entrambi gli permetterà di imboccare nuove strade nel suo percorso sia umano che scientifico.  (M.F.) "Il Risveglio" 18 maggio 2012 A Dangerous Method Cronenberg: chi era costui? La psicanalisi non fa bene al regista canadese: uno "sceneggiato televisivo" con Freud e Jung
Federico Pontiggia  cinematografo.it/recensioni/a_dangerous_method

“Una torbida storia di avvincenti scoperte in nuovi territori della sessualità e dell’intelletto”. Non è Harmony, ma questione di metodo: A Dangerous Method di David Cronenberg, già in concorso a Venezia 68. Di metodo, in effetti, ce n’è fin troppo in stile molto divulgativo, ma non in regia: tratto dallo spettacolo teatrale (The Talking Cure) dello sceneggiatore premio Oscar Christopher Hampton, il triangolo tra Carl Jung, Sigmund Freud e Sabina Spielrein è di impronta e imprinting televisivo. Uno sceneggiato, paratattico e tradizionale, afflitto da aulica verbosità e legato a doppio filo al genitore teatrale: insomma, non va, ancor più considerando il nome  e cognome in regia. 
A Dangerous Method è un film di Cronenberg? Secondo noi, non lo è, almeno se per Croneberg intendiamo quello duro e puro de La mosca, Inseparabili, M.Butterfly. Viceversa, prosegue la china di Spider, A History of Violence e La promessa dell’assassino - i suoi ultimi tre film, non solo cronologicamente… - ma l’isterizza per contrasto, deprimendo la poetica, tenendo in rigoroso fuoricampo le peculiarità, le idiosincrasie del regista canadese e finendo meramente per illustrare una storia straconosciuta eppure anche qui fondamentalmente incompresa.  Cronenberg sceglie subito da che parte stare: Jung, “il più grande psicologo - chiosa l’incomprensibile cartello finale - di sempre”, a scapito di Freud, con la Spielrein che fa da metronomo terapeutico e punchball emozionale tra i due, al netto dello spanking gentilmente offertole dall’amante Jung. Tutto il resto è noia rettilinea: la singolare e intellettuale tenzone tra i due non è sviluppata come conviene, e come converrebbe, relegandola a pochi “diverbi”, molte lettere e poco cinema. Un’occasione sprecata, con Jung che - almeno qui - preferisce la deriva “spregiudicata e  amorale” sulle tracce di Otto Gross (Vincent Cassel, bravo), collega psichiatra in vena di anti-monogamia: che c’azzecca questa digressione - regressione - molto narrativa e poco storicizzata?  Boh, ma il peggio è altrove: se Viggo Mortensen (Freud) e Michael Fassbender (Jung) fanno il loro onesto compitino, a fare danni è la bella e basta Keira Knightley, che fa di scucchia (prognatismo) unica virtù, incarnando un’isteria da macchietta. Non è solo merito suo, ma l’emozione latita davvero, imprigionata in un’architettura saggistica senza profondità e in una decorazione romantica che fatica a trovare un’autentica residenza: saranno pure relazioni pericolose, ma il metodo qui è solo titolo e calco (l'ennesimo: diciamocelo, a chi interessa ancora questa storia?), la psicanalisi la grande sconosciuta, il triangolo quello no di Renato Zero. Con Cronenberg che finisce per ridursi a Carneade: chi era costui?


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