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“Coloro che credono nell’invisibile…” libro di P.Khadija Dal Monte

Creato il 15 aprile 2012 da Giornalismo2012 @Giornalismo2012
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E’ appena uscito il libro Di Patrizia Khadija Dal Monte che si può acquistare su libreriaislamica.

In un mondo in cui l’aspetto sacrale è fuggito, e domina la certezza di ciò che è misurabile e immediatamente fruibile, la formulazione coranica da cui prende avvio questo lavoro: “Coloro che credono nell’invisibile (Al-Ladhîna Yu’uminûna Bil-Ghayb…)” riecheggia ancora più forte e provocatoria, ed è richiamo alle dimensioni profonde e originarie dell’essere umano in cui avviene il riconoscimento dell’Uno. Intorno alla fede e ai suoi sentieri ruotano, dunque, le riflessioni di questo  libro, in cui i dati della tradizione islamica classica si coniugano alle domande e al linguaggio di questo tempo di cui l’autrice è figlia e testimone.

Prefazione del Prof. Tariq Ramadan 

Sono molto lieto di presentare questo libro di Patrizia Khadija Dal Monte che tratta dell’Islam nei suoi vari aspetti, e abborda in modo del tutto originale alcuni temi fondamentali della religione musulmana e della sua comprensione. Patrizia Khadija Dal Monte si è convertita all’Islam da diversi anni, e ha acquisito durante il suo impegno intellettuale, sociale e associativo, una conoscenza non solo erudita, ma profonda e umana delle problematiche e delle sfide del pensiero musulmano contemporaneo.

La sua comprensione dell’Islam è multidimensionale: è insieme spirituale, giuridica e sociale, nel suo impegno e nella sua etica, legata ai temi sociali, all’ambiente e alla questione femminile. L’autrice ha dato, in questi anni, un importante contributo (in Italia e in Europa) alla riflessione intorno a queste tematiche. Il suo approccio è anche critico: nel corso dei nostri vari incontri, ho potuto accorgermi di come avesse sì un profondo rispetto per la religione, ma che allo stesso tempo non esitasse mai ad avere un atteggiamento critico circa l’interpretazione che di essa ne davano gli esseri umani, specie verso gli approcci maschilisti di alcuni elementi delle fonti scritturali (il Corano e la Sunnah). Ci troviamo, dunque, di fronte ad una donna che ci propone, oggi, una sorta di peregrinazione intorno a diverse tematiche dell’Islam, ed è interessante perché si tratta contemporaneamente di una lettura profonda dell’interiorità e di un lettura esplicativa, tanto per i musulmani che per le donne e gli uomini di altre tradizioni religiose, atei o agnostici.

Riflette sul concetto di mistero, il ghayb, e di tutto ciò che è oltre la percezione umana; è una riflessione, dunque, sul senso del mistero nell’Islam, il senso dell’ignoto, di ciò che supera la conoscenza degli esseri umani. Questo mistero induce ad un certo tipo di rapporto con Dio, il Quale, nella Rivelazione, ci dice la realtà del mistero, il suo senso, e ci insegna, versetto dopo versetto, una tradizione profetica dopo l’altra, a sviluppare una fede profonda e a coltivare un’umiltà intellettuale; perché sappiamo che l’Unico è, ma al tempo stesso sappiamo che l’Unico è Colui che detiene ogni sapere, e che noi siamo Suoi servi con le briciole di sapere che ci è dato di possedere.

Vi troviamo, inoltre, anche uno studio su ciò che collega l’Islam alle tradizioni che lo hanno preceduto e vi è approfondita la centralità della figura di Abramo per i musulmani. Tra gli argomenti che vi sono studiati, c’è anche la comprensione del significato di kufr, una parola che viene tradotta nelle lingue europee con “miscredenza” o “rifiuto della verità”. Tuttavia, in origine nella nozione di kufr c’è qualcosa di più profondo che deve essere capito, in modo da insegnarci ad essere molto più prudenti nei nostri giudizi. Patrizia Khadija Dal Monte abborda questa questione e tenta una spiegazione particolarmente interessante di questo termine, cosa di cui hanno bisogno sia i musulmani, sia coloro che a volte si sentono così qualificati dai musulmani e che non capiscono cosa ciò significhi.

Patrizia Khadija Dal Monte parla anche della morte, della vita dopo la vita, e di ciò che rappresenta per le musulmane e i musulmani; il significato fondamentale della morte dunque, perché non c’è riflessione sulla vita che possa fare a meno di una riflessione profonda sulla morte e il suo senso, e sul Messaggero, che ebbe a dire alla comunità di tutti coloro che avevano la fede: “Un giorno sarete soli, dovrete ritornare al Creatore”; e la fede è in fondo soprattutto questo, essere portatori del senso della vita, e portando il senso della vita essere coscienti che un giorno saremo soli e ci ritroveremo davanti al Creatore .

Molti altri argomenti sono trattati in questo libro, ed è un vero piacere e un onore per me poter invitare i lettori ad immergersi in questa lettura ed entrare nei meandri di una riflessione che si dipana dal fondamento stesso del pensiero islamico, pone una serie di tematiche sia filosofiche che giuridiche, ma che, soprattutto, si apre agli interrogativi, alla critica, alla comprensione. E’ un richiamo per la coscienza musulmana alla comprensione sistematica delle regole alle quali la tradizione vuole rimanere fedele ma, insieme, a sviluppare una comprensione del contesto in cui vive oggi la donna e l’uomo musulmano. Una riflessione nella tradizione, al cuore della modernità, la riflessione di una musulmana impegnata.



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