Entro in un negozio di “ intimità “ in cerca di una canotta – sono freddolosa e dell’epoca in cui le mamme ti costringevano a portare la maglietta di lana, quindi metto non più la maglietta della salute, ma una canotta, sì e volentieri. Una commessa sollecita mi soccorre e dopo poco mi avvicino alla cassa per pagare. Una ragazza sta comprando delle calze in promozione. E’ un po’ che parla con la signora alla cassa e si dilunga a spiegare che le calze non sono per lei, naturalmente – data la taglia – ma sono per la nonna, sa, aggiunge con fare complice chiedendo consensi all’uditorio, mia nonna è anziana, ha sessantacinque anni… L’ho guardata malissimo e ho commentato sostenendo che dare dell’anziana ad una signora di sessantacinque anni è estremamente rischioso. Anziana, poi! Sostenere che superati i sessanta si diventa in automatico da buttar via… penso a me tra un solo anno… ma scherziamo? La fanciulla ha rapportato la sua giovane età a quella dell’anziana, farfugliando che c’è una bella differenza, poi è andata via con la coda tra le gambe. La signora alla cassa, una mia quasi coetanea, ha cercato di scusarla dicendo che sì, be’, insomma, a sessant’anni un po’ si è anziani… ho guardato male anche lei e le ho fatto un piccolo esempio per farle capire il senso di ciò che penso: se un giovanotto o una signorina di trent’anni, ora come ora, ci si ostina a chiamarli ragazzi, mi spiegate perché io tra una anno divento un’anziana signora? Sarò tuttalpiù una signora matura – e manco questo appellativo mi piace – una signora e basta, ma anziana! Magari verso in novanta se ne può discutere… e intanto mi sono vista come una novella Nanni Moretti schiaffeggiare la coetanea al suono di «Come parla? Le parole sono importanti» :-D
