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Come stare vicino ad un'amica che cerca un figlio?

Da Nina

Come stare vicino ad un'amica che cerca un figlio?
Come già sapete ricevo molte mail: la maggior parte sono storie che chiedono di essere condivise e pubblicate, altre invece sono confidenze che sgorgano dal cuore, pure come l'acqua di sorgente. C'è chi mi scrive 'solo' per ringraziarmi di questo spazio che ho creato, per dirmi che questo blog è un porto sicuro in cui sentirsi accolte, comprese, in cui non sentirsi mai sole. Ci sono donne che hanno voglia di aggiornarmi sul loro percorso, altre mi mandano ricette, foto, pezzettini di vita. E io grazie a ognuna di voi mi sento parte di una grande comunità e non c'è bene più prezioso al mondo.Tra tutte, però, ci sono anche mail completamente diverse, quelle di un'altra specie, che nascono per un bisogno nuovo, generato dall'esterno diciamo così. Da un problema non vissuto sulla propria pelle, ma che suscita comunque un disagio, una sofferenza e un'urgenza in chi lo vive, che sono molto difficili da trasformare in azione. 
Sono le mail delle amiche: le amiche delle donne diversamente fertili.
Mi è capitato spesso di riceverne e ognuna di queste mi pone lo stesso tipo di quesito, mi chiede lo stesso tipo di risposta: come stare vicino ad un'amica che cerca un figlio disperatamente?Perchè se ami qualcuno è difficile startene lì a guardarlo soffrire. Vorresti alleviare la sua pena, vorresti poter fare qualcosa, qualunque cosa, per rendergli la vita un po' più serena. Vorresti strapparglielo via quel dolore, smezzarlo con lei, ma sai che non puoi. Ti chiedi allora quale sia il limite d'intervento, il confine fra la premura e l'invadenza, laddove la paura di sbagliare, di ferire, di offendere la sensibilità altrui è tanta. 
Cosa prova chi cerca un figlio e non riesce? Cosa vuol dire fare la fecondazione assistita? Come ti trasformano questi percorsi di ricerca, dentro, nell'animo? In che modo questo problema influenza la tua quotidianità, condiziona le tue relazioni sociali, la tua vita di coppia, la capacità di goderti la vita? 
I miei post, le vostre conchiglie, sono tutti focalizzati verso questo implicito obiettivo: rendere palesi, manifeste, le implicazioni che questo problema genera nella vita di tutti i giorni, i suoi effetti collaterali a catena. Però di cosa abbiamo bisogno, di cosa ci aspettiamo dalle persone che abbiamo intorno forse ne abbiamo davvero parlato poco. Come a dire che l'attenzione è stata puntata molto spesso sul problema: 'Mi sento sola, non compresa, sminuita', piuttosto che sulla sua soluzione: 'Cosa possono fare concretamente gli altri per me?'.Difronte a tanta indifferenza, dopo aver incontrato tanta superficialità - perché è più facile sminuire, ridicolizzare, che ammettere che il problema esiste, è concreto e reale - mail di questo tipo mi spalancano il cuore. Trovo che dare tanta importanza a un problema così intimo e perciò quasi invisibile, sia la manifestazione di una sensibilità, una voglia di empatizzare molto forti. Trovo che chiedere a chi ci è passato, a chi quella sofferenza l'ha vissuta, sia un atto di umiltà enorme e merita tutta la mia - e la vostra - attenzione. Non a caso ho scritto Vostra, perché quel che voglio fare oggi è coinvolgere anche voi: voi che ci state passando, che ci siete passate.
Tempo fa scrissi un post: 'Cosa posso fare per te? Un post sull'esserci e sull'ascolto'. Era incentrato sulla coppia, quando il problema è maschile. Come stare accanto all'uomo che ami? Come sostenerlo, accoglierlo, senza farlo sentire mancante? Credo che molte delle cose che si trovano lì dentro possano essere valide anche in una dinamica diversa come quella tra amiche. Vale sempre la disponibilità ad aprirsi all'altro, mettersi al suo servizio, esserci. 
'[...] saper ascoltare, saper stare accanto a qualcuno che soffre è un'arte e come tale, a meno che non si sia già forniti di un certo talento naturale, necessita disciplina, controllo e allenamento. All'inizio l'istinto ci dice di fare, pian piano capiamo che è importante essere. Essere con l'altro, esserci per l'altro. Credere in lui, sapere che ce la farà, anche da solo, anche senza di noi. Noi possiamo essere un mezzo per entrare in contatto con se stesso, ma non ci sostituiremo mai a lui'.Forse il pericolo più grande nel caso di un'amica è cadere nel pietismo, nessuna donna vorrebbe essere compatita, trattata con compassione. Ecco io chiederei questo: di essere trattata con stima, profonda stima, perché passare attraverso tutto questo ci rende donne con due ovaie COSì. E mi piacerebbe che chi mi vuol bene vedesse questo di me, la mia forza, la mia tenacia, la mia determinazione e mi aiutasse a focalizzare le mie risorse quando sento che sto affondando, che non sono nessuno, che non ce la faccio più. Perchè l'infertilità mina la nostra autostima, ci rende piccole e fragili, ma per poter farsi carico di tutto quel che comporta nella vita di tutti i giorni, in realtà dobbiamo tirar fuori una grinta senza pari ed è questa che un'amica dovrebbe aiutarci a vedere, sempre.Poi c'è sicuramente il bisogno di svagarsi e non pensare, di sentirsi una donna normale e qui avere la complicità di un'amica che sa scegliere i posti giusti, quelli lontani anni luce da Panze e mamme coi bimbi è fondamentale. Quindi io vorrei un'amica disponibile, di quelle che in qualunque momento le chiami mollano tutto e corrono da te, per portarti in un localino a bere e chiacchierare, ad ascoltare musica, ad una mostra, a ballare, dovunque ci sia la possibilità di staccare la testa per un po' e smettere di pensare. L'alcool è stato mio grande alleato per diverso tempo, perciò lo metterei nelle strategie salvavita!Ricordo poi che avevo bisogno di sentirmi compresa e non giudicata, di sfogarmi, senza dover trattenere nulla per vergogna o senso di inferiorità.E poi credo che l'onestà vinca su tutto: chiedere all'altra di cosa ha bisogno, non aver timore ad ammettere i propri limiti, parlargli con il cuore in mano: 'Vorrei fare tanto per te, ma non so bene da dove partire, ho paura di sbagliare, di peggiorare le cose. Vuoi dirmi come ti senti, cosa si prova a stare al posto tuo, così che io possa capirti meglio?'. Ecco parlare con il cuore in mano non ha mai fatto danni, semmai li ha risolti.
E qui entrate in gioco voi, mie care amiche guerriere, perché è a voi che oggi chiedo di contribuire, di metterci del vostro.Siamo ormai come una grande famiglia dove ognuna rappresenta un punto di forza e di ricchezza proprio per la sua diversità.Questo lo abbiamo già potuto sperimentare con le conchiglie, dove seppur nell'unicità di ogni esperienza, ognuna trovava un pezzetto di sé nell'altra.Ecco anche oggi vorrei poter fare questo dono immenso a chi ci legge: regalare piccole parti di noi, squarci di luce su questo nostro mondo che per molti, troppi, è sconosciuto, buio, incomprensibile. Creare la base per una nuova consapevolezza, che sia d'aiuto per chi si trova dall'altra parte e ha voglia di colmare la distanza con amore. Proviamo a dare loro gli strumenti giusti per creare una comunicazione più profonda, autentica ed efficace. 
Vi lascio pagina bianca, riempitela di voi, di quel che sentite, scrivete quel che vi ferisce e cosa, invece, vi fa bene al cuore, vi aiuta a stare meglio, a continuare a credere nell'altro. Provate anche voi a rispondere, qui, oggi, insieme a me, a questa domanda:
Cosa vorreste che la vostra amica facesse per voi? Di cosa avete realmente bisogno?Come stare vicino ad un'amica che cerca un figlio?

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