Corri, leggi, allo stesso tempo, accendi la radio per ascoltare un po’ di musica, prepara anche una tazza di latte, rispondi al telefono e infilati anche le scarpe..corri,corri……………
La società attuale ci sta abituando a fare tante, e forse troppe, cose in contemporanea, ma il nostro cervello li può fare?
Facciamo e ci comportiamo da multitasking cioè apriamo tante finestre ,come il computer, nel nostro cervello. Il multistaking è un termine nato Vai a: Navigazione, cerca
in informatica, esso è un sistema operativo con supporto per il multitasking (multiprocessualità) permette di eseguire più programmi contemporaneamente.
Questo si può fare grazie alle nuove tecnologie. Ma fa bene?
Il nostro cervello non è fatto per svolgere il multitasking, ossia molte funzioni ma bensi solo due; lo dice un recente studio condotto da Etienne Koechlin della Ecole Normale Supériure di Parigi. Gli studiosi francesi hanno studiato e osservato un campione di 32 volontari. A questi soggetti veniva affidato un compito e successivamente due compiti simili, durante lo svolgimento dei compiti, essi venivano osservati alla risonanza magnetica. Si è visto che: durante l’esecuzione di un solo compito venivano attivati più zone neuronali di entrambi gli emisferi, mentre quando si svolgevano due compiti il cervello veniva diviso a metà e attivate più zone, in particolar modo il lobo frontale,addetto alle azioni esecutive.
Altre ricerche hanno notato che la Risonanza Magnetica Funzionale del Cervello ( RMf-Brain -Imagin), la elaborazione della parallela della informazione va ad attivare ben poco le zone centrali del cervello responsabili del confronto con i processi mnemonici a lungo termine ( Talamo ed Ipotalamo). Quindi, il passaggio da una formazione di tipo logico-seriale, ad una più propria dell’ e-learning mediata dalla utilizzazione del computer, comporta una maggior capacità di elaborazione immediata e flessibile delle informazione, ma sostanzialmente deprime i processi di formazione delle memoria a lungo termine
L’esecuzione di un esperimento su un gruppo di destrimani e nessun mancino che hanno svolto due compiti simili tra di loro, non ha consentito di affermare se la divisione dei compiti tra i due emisferi sia dipendente dalla prevalenza di un emisfero sull’altro o casuale, cosi dicono i ricercatori sulla rivista <<Science>>. I risultati evincono che il lobo frontale, deputato ai compiti esecutivi, non può svolgere più di due compiti contemporaneamente. Koechlin dice :<< Ecco perché la gente prende spesso decisioni irrazionali quando fa più di due cose insieme>>.
Da queste ultime ricerche si nota come sia impossibile svolgere più di due compiti insieme mantenendo lo stesso grado di attenzione. Infatti, Gonzalez e Mark (Gonzalez e Mark, 2004) hanno stabilito che gli impiegati negli uffici non riescono a rimanere concentrati nella stessa attività per più di tre minuti consecutivi prima di essere interrotti da una telefonata, un’e-mail, o da un collega. Queste evidenze dimostrano come il tempo di lavoro sia frammentato in molte piccole unità entro le quali è impossibile portare a termine un singolo progetto e si viva di fatto in una condizione di ‘attenzione parziale continua’.
La multi processualità, ossia il multitasking, porta ad un lavoro di carico mentale. Il concetto di lavoro di carico mentale (o carico cognitivo) “si riferisce all’idea che, durante l’attività, le informazioni da trattare possano superare le capacità di elaborazione conscia, con particolare riferimento alle risorse momentanee e alle capacità della memoria a breve termine”. Quasi tutte le attività motorie implicano un certo grado di automazione (nessuno sforzo cognitivo) e un certo grado di controllo cosciente (dispendioso e impegnativo)” (Mariani, 2007).
Sostanzialmente possiamo dire che, il concetto di carico cognitivo può essere utilizzato per fare previsioni sulla capacità umana di gestire attività differenti e impegnative. Sfortunatamente, il carico di lavoro mentale non può essere misurato in modo tanto preciso come avviene per quello fisico ma deve essere dedotto da misure più o meno indirette, relative alla prestazione (o comportamentali), soggettive e fisiologiche. Esse, infatti, assumono che ad ogni aumento nella difficoltà del compito consegua un peggioramento di efficienza e qualità di esecuzione. Come a dire che il nostro cervello, e di conseguenza il nostro comportamento, va in tilt.
Cosi facendo, il comportamento di tutte le persone si avvicina a quello dei soggetti schizofrenici.
Infatti, i sintomi caratteristici della schizofrenia comprendono disfunzioni in diversi ambiti di primaria importanza: il pensiero, la percezione e l’attenzione; il comportamento motorio; lo stato affettivo o emozionale nonché il funzionamento nei diversi ambiti dell’esistenza. La gamma dei problemi delle persone a cui viene diagnosticata la schizofrenia è molto estesa, benché tipicamente i pazienti manifestino solo alcuni di questi problemi.
Quindi, alcuni dei problemi degli schizofrenici possono uguagliare al comportamento di chi si sottopone a multitasking.
Consiglio per non perdere facilmente le staffe e prestare più attenzione ad ogni singola cosa è quella di non svolgere più di due compiti contemporaneamente.