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Cosa ho letto di recente

Da Danielevecchiotti @danivecchiotti

Cosa ho letto di recenteGrazie al mio amico e angelo custode letterario David Baldanzi, mi sono reso conto che da troppo tempo ormai non parlo, su questo blog, dei libri che leggo, oltre di quelli che scrivo.

Per tale motivo, ecco qui un breve excursus di piccoli commenti e recensioni tutte personali dei titoli che, da dopo Natale a oggi, hanno riempito lo schermo del mio ebook reader.

Philip Roth – “La mia vita di uomo”, Einaudi
Uno crede di essere una persona complessa, contorta, un po’ perversa, problematica. Poi legge Roth e si rende conto che essere complessi, contorti, un po’ perversi, problematici è la più naturale delle condizioni umane. E, d’improvviso, si sente normale, vivo. E, almeno per il tempo di 374 pagine, non è più solo.

Franz Krauspenhaar – “1975-Nonostante Pasolini, e purchè Buzzanca non lo sappia, al liceale piacciono le donne “, Caratteri Mobili
Una lucida e onesta fotografia di un affascinante periodo della storia italiana. Coinvolgente lo stile dello scrittore, bella ed encomiabile la sua sincerità e l’amore per il vero con cui smaschera le contraddizioni e le follie di quegli anni caldissimi di ideologie e impegno ad ogni costo. Peccato solo che, troppo spesso, la narrazione ceda il passo a una più fredda lista di nomi, eventi e analisi da documentario, facendo scendere la tensione con pagine simili più a un articolo di giornale che non alla bella e interessante prosa di cui Krauspenhaar sembra capace.

Murakami Haruki – “1Q84″, Einaudi
Sono arrivato fino all’80% dell’ebook. Poi ho detto basta. Chi me lo fa fare di continuare? All’inizio il romanzo scivola via molto bene, tiene incollati alla pagina, fa venire voglia di andare avanti, ma dalla metà in poi cominci ad odiare l’autore per questo minestrone al gusto sushi. C’è dentro tutto: il thriller, la fantascienza, il romanzo sociopolitico, la telenovela, il presunto saggio, il simbolismo, la letteratura rosa (con queste storie d’amore improponibili, chili di personaggi “senza un filo di grasso” e frasi da romanzo Harlequin). Manca solo una cosa: lo stile. L’autore si dimentica che un romanzo non è fatto tutto di trama, ma soprattutto di scrittura, e non mette una sola idea nella costruzione delle frasi. Per non parlare di quel continuare a usare il verbò “annuì”, falso e letterario quanto non lo era nemmeno Liala…

Roberto Saviano – “Super Santos” Feltrinelli
Sono sempre stato una schiappa, a pallone, non mi è mai piaciuto. Ma le scene che Saviano descrive nella prima parte del libro me le ricordo tutte per averle vissute in prima persona. Mi ha fatto sorridere, rivivere il mio passato di bambino brocco, e anche un po’ soffrire per quei difficili ricordi d’infanzia.
Nella seconda parte, però, tutto scivola nel mero cronacismo, e Saviano si perde un po’: butta tante informazioni giudiziarie in pochissime righe, la dimensione del racconto intimo si perde. E ti rimane addosso il malessere. Per la camorra, certo, per le tue ferite d’infanzia mai rimarginatesi. Ma anche per un piccolo gioiellino di narrativa lasciato a metà.

Serge Latouche – “Breve trattato sulla decrescita serena” Bollati Boringheri
In Italia siamo abituati a sentire ripetere queste teorie da Beppe Grillo (che credo le abbia prese pari pari proprio da qui), ma spiegate da Latouche perdono quel tono a metà tra l’estremismo e il cabaret tipici del comico urlatore. Quindi risultano ancora più convincenti. E poi poco conta se siano realizzabili o meno, se si tratti di ipotesi concrete o di utopie irrealizzabili. L’importante è sentire una voce diversa da quelle a cui siamo abituati, e rendersi conto che esiste anche un modo di pensare differente da quello $tandard (la S a dollaro non è un refuso) che tutti abbiamo ormai metabolizzato al punto da crederlo “normale”…


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