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Cosa insegnare (forse) a chi vuole scrivere

Da Marcofre

Lo so, quel forse anche se messo tra parentesi non ci dovrebbe essere. E per come la vedo io anche il verbo insegnare (che significa: “imprimere segni”) dovrebbe lasciare il posto a qualcosa di meglio. Per non rendere troppo indigesto questo post lasciamo le cose come stanno.
Perciò, cosa insegnare a chi decide di scrivere?

Si inizia facendo un po’ di ordine e pulizia, il che vuol dire liberarsi di una serie di conoscenze che non sono adatte alla scrittura. Quello che scuola dell’obbligo, licei o università propinano non è quasi mai adatto per dei racconti o romanzi. In fondo l’istruzione spesso si limita a fornire qualche ragguaglio a proposito di quella faccenda che chiamiamo “vita sociale”. Imparare a leggere, a scrivere, un po’ di storia e geografia. Come ho già ripetuto più volte, se decidi di scrivere è necessario prendere le distanze da tutto quello che sai.

Lo zaino che hai sulle spalle, e che credi contenga quello che ti serve (perché a scuola prendevi alti voti in temi d’italiano), in realtà contiene per buona parte solo della zavorra. Per esempio le Idee: si pensa che scrivere consista nel propagandare idee (proprie o altrui), e per questo si rimpinza il personaggio di questo ingrediente, fino però a farlo scoppiare. Alla fine, non hai nulla: solo frattaglie.

Poi abbiamo la Presunzione: so già tutto, non ho tempo da perdere a leggere o a imparare qualcosa. La presunzione è un nemico pericoloso, perché non aiuta a capire come la scrittura sia un cammino, ed è bene farlo con le calzature adatte. Chi pensa di sapere già tutto, di non aver tempo per leggere, sta camminando scalzo su cocci di vetro.

Di seguito ecco i miei Titoli di Studio: il mio passato da studente (un passato ottimo e abbondante, c’è bisogno di dirlo?) mi spiana la strada. In un Paese arretrato come il nostro, è un pregiudizio difficile da estirpare. Molte persone non riescono ad arrendersi all’idea che senza titoli di studio si possa combinare qualcosa, per questo motivo li sciorinano a ogni occasione come se garantissero chissà cosa. Lasciamoli nel loro sogno dorato; ma se tu la pensi così, svegliati.

Il Sentimento è in realtà una sorta di laccio da strangolatori Thug. Molti pensano che si debba seguire il “cuore”, mettere sulla carta ciò che fa palpitare, eccetera eccetera. Sciocchezze: peggio di questo c’è solo la narrativa che propala idee.

Se hai dieci/tredici anni e scrivi così, è giusto; fa parte del cammino dell’individuo. Se ne hai 23 e la pensi ancora così allora hai un problema grande come un palazzo: tu però ci sei murato dentro e nemmeno te ne accorgi. Sei nei guai, sul serio…

La Saggezza (fasulla). È il compagno di tutti gli altri che abbiamo appena visto: io che scrivo SO, tu che leggi vivi nell’ignoranza; per fortuna nel tuo cammino di tenebra ti sei imbattuto in me e ti spiegherò cosa devi pensare, come devi pensare e se pensare.

Questo è un atteggiamento che sembra ridicolo, quindi minoritario o assente: ma nella letteratura di oggi va per la maggiore.

Questi sono alcuni elementi da eliminare senza alcuna pietà se si vuole scrivere qualcosa che meriti di essere almeno letto. E dopo? Dopo non sarà affatto discesa. Non avrai nulla in mano di cui poterti vantare ma questo non è un ostacolo anzi. Sarai nella giusta condizione per iniziare il cammino senza gli orpelli che di solito annegano qualunque narrazione. Come si vede, non si tratta di procedere per addizione; bensì per sottrazione.

La scrittura è qualcosa di molto comune per fortuna.
Ma chi desidera scrivere deve ricordare che nessuno glielo chiede. Che il mondo in fondo non ha bisogno di lui, e per diventare interessante deve puntare parecchio in alto. Nella maggior parte dei casi, si riesce a ottenere una buona base di partenza che però non garantirà un bel nulla.

Una buona base di partenza vuol dire avere un progetto. Per riuscire a renderlo concreto, è necessario impegno e fatica. Ma almeno sarà il progetto giusto, invece di quello sicuramente sbagliato al quale ci si affida sull’entusiasmo di una lettura superficiale, o della visione del solito film melenso.

Un buon insegnamento inoltre, dovrebbe prevedere una riflessione severa su cosa è la letteratura, e quali sono gli scopi che dovrebbe perseguire. Ma a mio parere quando si ricomincia a imparare, perché ci rendiamo conto di cosa comporta davvero la scrittura, è un bene. Una benedizione.


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