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Creato il 27 dicembre 2011 da Gaia

Una volta, una crisi economica era una carestia. Adesso c’è crisi ma non c’è carestia, qui – anzi, secondo un articolo del Corriere, nonostante ci sia stato un calo delle spese per il Natale, è stato comunque buttato via circa un quarto dei piatti preparati per le feste (come faccia a saperlo il Corriere, il superficialissimo articolo non lo dice, né ce n’è notizia sul sito di Coldiretti, ma non ho dubbi che sia una buona approssimazione).

Io non posso dire che la crisi non c’è, perché le prendo, però mi guardo in giro, e sarà il Friuli un’isola fortunata, ma i centri commerciali sono pieni, la gente continua a usare la macchina per andare anche in cesso, tutti gli interni sono scaldati da far girare la testa, si mangia si beve e si spreca quasi come sempre. Questa crisi è la crisi di chi ha sbagliato a consumare ben oltre le disponibilità del pianeta, ceti bassi e mediobassi compresi, e chiede solo di poter continuare a farlo, dimenticando di vivere in un mondo dove ottocento milioni di persone non hanno abbastanza da mangiare, per dire una statistica tra le tante. La crisi c’è, in Italia e nel mondo ‘ricco’, e alcuni la vivono in modo drammatico, non lo nego, ma ci dimentichiamo sempre di come sta il resto del mondo e delle nostre responsabilità.

La redistribuzione delle risorse a livello sia locale che mondiale e la riduzione dei consumi sono le uniche cose che mi interessano, e sentire Monti come anche i sindacati parlare di crescita, con il pianeta a pezzi e disuguaglianze economiche da fare schifo, mi fa stare male – penso agli abitanti dell’isola di Pasqua che, mentre scivolavano nella carestia e nel cannibalismo, abbattevano gli ultimi alberi per costruire statue di pietra più altre di quelle degli altri.


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