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Da forcaioli a garantisti

Creato il 27 marzo 2012 da Speradisole

DA FORCAIOLI A GARANTISTI

DA FORCAIOLI A GARANTISTI
Davide Boni , leghista storicamente vicino a Calderoli, oggi sostenitore di Maroni e presidente del Consiglio regionale lombardo, è indagato  per corruzione dai magistrati di Milano. Al centro dell’inchiesta, un milione in presunte mazzette. Le conversazioni dei lumbard, passati da forcaioli a garantisti, sono uguali a quelle degli indagati al tempo di mani pulite.

«Sono sereno, sì certo è naturale sono estraneo ai fatti». Davide Boni dopo l’avviso di garanzia.

«Io non c’entro niente ma si sa, la calunnia è un venticello». Paolo Cirino Pomicino , marzo 1993,  prima di due condanne definitive e qualche prescrizione.

«Vogliono sfasciarmi il partito, ma noi andiamo avanti, chi se ne frega dei giudici». Umberto Bossi dopo aver saputo dell’inchiesta su Boni.

«Ci sono  procuratori della Repubblica che si alzano inquieti al mattino se non mangiano il loro democristiano o socialista». Mino Martinazzoli segretario Dc, dicembre 1992.

«Indagare Boni, un uomo simbolo della Lega, è un attacco al partito. Ci hanno dichiarato guerra e noi risponderemo con ogni arma» «D’accordo al cento per cento». Dialogo Facebook tra una militante e Roberto Maroni.

«Siamo al golpe giudiziario». Ugo Intini braccio destro di  Craxi, maggio 1992.

«Boni? Un conto è indagare, un conto è provare». Mario Borghezio europarlamentare fascio-leghista.

«Il linciaggio è la giustizia nel senso più alto della parola» Gianfranco Miglio, ideologo della Lega, marzo 1993.

«Non ci sorprende che la magistratura abbia un occhio di riguardo per la Lega. Quando un nostro deputato Gianluca Pini, presentò un emendamento per la responsabilità civile dei giudici gli mandarono un avviso di garanzia dopo una settimana». Gianpaolo Dozzo capogruppo del Carroccio alla Camera.

«Presto scopriremo che Di Pietro è tutt’altro che l’eroe di cui si sente parlare. Ci sono troppi aspetti poco chiari su mani pulite». Bettino Craxi L’Avanti nell’agosto 1992.

«Questa cosa fa pensare a quel modo di fare per cui sotto campagna elettorale si attivano certe inchieste che poi finiscono nel nulla». Flavio Tosi, sindaco leghista di Verona.

«Appare singolare che le cosiddette “pecore nere” vengano individuate solo nel Psi e proprio in questo periodo  (sotto elezioni, ndr). A mio avviso qui gatta ci cova». Carlo Tognoli marzo 1992, l’ex sindaco di Milano poi coinvolto nelle inchieste.

«Apprendo dalle agenzie di stampa che la Lega Nord viene coinvolta in fatti a noi del tutto estranei. Si tratta di insinuazioni infondate e lesive». Francesco Belsito, tesoriere della Lega.

«Dico sul mio onore e sui miei cinque figli che nessuno, in casa Fininvest, ha promesso, offerto o pagato tangenti a chicchessia». Silvio Berlusconi, novembre 1993, prima che una trentina di manager Fininvest patteggiassero condanne per corruzioni.

«Mo’ te spiego er becgraun (background, ndr): è che noi qua avemo rubato tutti» Franco Evangelisti, storico luogotenente di Andreotti, marzo 1993.

«Roma ladrona» storico slogan leghista degli anni ’90.

«Lega ladrona» Scritta comparsa la scorsa settimana sotto la sede del Carroccio a Milano.

«Il cappio che le Lega esibì in Parlamento nel 1993 è una delle immagini più infami della storia italiana. Ora, dopo aver esercitato un potere spropositato, il Carroccio viene travolto dall’onda giustizialista che ha cavalcato. Sono tutti bravi a fare i moralisti in casa d’altri». Stefania Craxi.

(Marco Palombo- Vanity fair)



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