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Da lontano anche lo Zoncolan sembra facile

Da Marcofre

Molti si staranno domandando che razza di titolo abbia dato a questo post. Allora facciamo le cose per bene, e presentiamo lo Zoncolan. È una cima divenuta celebre da quando gli organizzatori del Giro d’Italia ha iniziato a inserirla nelle tappe della corsa. Non sono un ciclista, nemmeno della domenica; ma da divano sì. Se ho tempo, mi stravacco a guardare gli atleti sfidare tornanti, e discese mozzafiato.

Ma con la scrittura, ha senso tirare in ballo il ciclismo? Non lo so; di certo tutto questo ha preso forma dopo che ho pubblicato un paio di incipit, e nei commenti un paio di lettori hanno scritto: interessante.
Questo mi ha fatto tornare alla mente una frase di Flannery O’Connor:

A parer mio, tutti sanno cos’è una storia finché non si siedono a scriverne una.

Potrei dire: tutti sanno pedalare finché non arrivano a una salita vera (Zoncolan o qualcosa di simile). A quel punto si crea una sorta di selezione: chi ha una pallida idea di che cosa sia pedalare (scrivere), si è preparato e attacca comunque la pendenza. Gli altri, affermano che l’asfalto non è abbastanza curato, l’organizzazione della gara lascia a desiderare, fa freddo: e via discorrendo.

Attaccare la pendenza non vuol dire risultare vincitori. Solo che non ti sei fatto guidare dalla faciloneria, e hai un minimo di preparazione su cui contare. Di questi tempi, dove tutto è facile e si ottiene il meglio con un clic, non è poco.
Abbandonando lo Zoncolan e tornando alla scrittura: se ti riesce bene, sbagli. Se raccogli attorno a te solo entusiasmo, sbagli. Se gli editori ti dicono di no, forse è il caso di prendere in seria considerazione l’idea che è tempo di rivedere in profondità temi, e scrittura.

Agli inizi, incitamenti e complimenti fanno bene, è inutile negarlo. Però non sono quello di cui hai bisogno. Devi fare appello a te stesso, e badare non a quello che hai fatto, ma al lavoro che ti aspetta per migliorarti.
Rassegnati: non arriverai mai. Se scrivere per te è una faccenda seria, non c’è traguardo che tenga.

Un autore affermato non continua per rispettare scadenze, o accontentare editore, o pubblico. Esiste anche questo specie di obbligo, ma costui sa che non è quello che lo induce a trascorrere le giornate come un orso.
Cosa diavolo lo spinge a scrivere (assaltare lo Zoncolan)? Perché faticare, perdere tempo a rileggere, riscrivere, rileggere ancora, sfogliare dizionari, provare e riprovare?

Le risposte sono le più diverse: ognuno deve scovare la sua. E pedalare con la consapevolezza che se arriverà in cima, dopo ce ne sarà un’altra.


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