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Dalla parte del tutto

Creato il 02 agosto 2010 da Fabry2010

a cura di Loris Pattuelli

“Jerry Day is a civic and cultural event that celebrates one of the greatest rock guitarists of all time and San Francisco native son – Jerry Garcia. This event captures the true spirit of Jerry Garcia as we celebrate his legacy, the Jerry Garcia Amphitheater, and recognize his Excelsior roots. By uniting the diverse communities of San Francisco through Jerry’s music, we are creating something extraordinary for Jerry’s childhood neighborhood – the Excelsior District, McLaren Park, and the City and County of San Francisco.”

“Happy Jerry Day to all!”

Signor Garcia, come fa ad essere sempre così su di giri?

Fumo molta marijuana.

Pensa che sia…

Ne vuole un po’?

(Da un’intervista a Rolling Stone del 1972)

www.jerryradio.com

E poi arrivano i Dead con le loro immense vibrazioni sottomarine, dalle rocce Aleutine alle scogliere del golfo di California. Lo strano suono dei Dead.! Agonia in estasi! Qualcosa di sottomarino, torbido per metà del tempo, tremendamente forte ma come stare seduti sotto una cascata, e nello stesso tempo pieno di suoni vibrati da show dei demoni, come se ogni corda delle loro chitarre elettriche fosse un ingorgo esteso e metallico in una stanza piena di gas naturali, per non parlare del grande organo elettrico Hammond, che suona come un Wurlitzer da cinema, una macchina diatermica, una radio a onde corte e un camion auto-grind per la spazzature alle quattro del mattino, tutto sulla stessa frequenza.
Tom Wolfe, da L’Acid Test al Rinfresko Elettriko

Voglio scusarmi in anticipo con chi pensa che noi siamo qualcosa di serio. Per noi la serietà sta nella spensieratezza.
Jerry Garcia

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Jerry Garcia (1 agosto 1942 – 9 agosto 1995)

The storyteller makes no choice
soon we will not hear his voice
his job is to shed light
not to master.
Terrapin Station

E’ la storia, anzi la mitologia del più grande guru involontario della nostra epoca. Un leader antiautoritario. Un papà-orso psichedelico. Il musicista più tradizionale fra gli sperimentatori e il più sperimentale fra i tradizionali. Come arrivare alla semplicità essenziale attraverso il magico ed evolversi fino a raggiungere l’origine ancestrale.
Paradossale, certo. Ma nell’universo espanso di Jerry Garcia il paradosso è il paradigma dell’illuminazione, la forma di conoscenza più evoluta. E’ così che Jerry, negandosi per trent’anni al ruolo di guida, è stato la guida naturale e inevitabile di un movimento senza gerarchie né autorità. Il filosofo di una filosofia vitale e non concettuale. Il musicista country di un’umanità che ha eletto a proprio country l’intero pianeta e lo spazio cosmico.
Franco Bolelli

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Aforismi di un leader involontario

Abbiamo bisogno della musica. Non so perché. Forse ha a che fare con le questioni poste da Joseph Campbell: è perché abbiamo bisogno di rituali. Abbiamo bisogno di magia, felicità, potere, mito, celebrazione e religione nelle nostre vite, e la musica è un buon modo per sintetizzare tutto questo.

Siamo sempre stati anacronistici, se significa essere fuori dal tempo. Noi siamo sempre stati fuori dal tempo. Abbiamo sempre fatto qualcosa che non coincideva con quello che stava accadendo.

Quando andiamo in scena, quello che davvero cerchiamo è trasformarci da musicisti ordinari in qualcosa di straordinario, come forze di una consapevolezza più vasta. E la gente vuole passare dalla realtà ordinaria a qualcosa che ti espande.

Non c’è modo di mettere dentro la musica l’idea di salvare il mondo; ma puoi essere quell’idea.

Siamo un’unità di sopravvivenza. Sopravvivenza emotiva, finanziaria, fisica, psichica. Forse la base della popolarità dei Dead sta nel rappresentare la lotta di persone ordinarie per cercare piacere nella vita quotidiana del pianeta.

Andare davvero in estasi è dimenticar se stessi. E dimenticare se stessi è vedere tutto il resto. E vedere tutto il resto è diventare una molecola consapevole in evoluzione, uno strumento conscio dell’universo. Penso che ogni essere umano debba essere uno strumento conscio dell’universo. Ecco perché penso sia importante andare in estasi. Non sto parlando di andare fuori di testa: parlo di essere pienamente consapevoli.

Non ha alcun senso mettersi in una storia politica, lasciamo stare il sistema e morirà da sé. C’è gente che si comporta come se il governo nemmeno esistesse, e ha ragione.

Quello che noi Dead facciamo è di creare energia. Ma non abbiamo intenzione di dirigerla. Mi domando se qualcuno possa dirigere l’energia senza che questo diventi un film dell’orrore come il viaggio hitleriano.

Sono venuti tutti a bussare alla nostra porta: candidati politici, guru, religiosi. Una volta o l’altra tutti i freak del potere sono arrivati da noi per tirar su denaro o per averci sul loro carro a vendere il loro viaggio. E’ nostra responsabilità tenerci fuori da tutto questo. Voglio che l’esperienza dei Grateful Dead non dipenda da nulla. Siamo tutti assolutamente antiautoritari.

Oggi in America c’è una vera carestia di divertimento e di avventura. Forse noi siamo una delle ultime avventure, è questo che i deadheads testimoniano. Siamo l’ultima versione dell’avventura americana.

I nostri fan non sono affatto fan, sono piuttosto amici, o forse potrei dire che sono la nostra famiglia espansa. Quando siamo sul palco davanti a cinquantamila di loro è come una gigantesca riunione di famiglia.

Tutta la nostra musica è un processo. Dark star è un buon esempio. Non è un lavoro, non è un’opera, non è “ecco la canzone, suonala sempre così”, sempre con lo stesso tempo, con la stessa impronta espressiva. Non è così. Quello che noi facciamo è un processo in divenire. E’ nel procedere che qualche volta catturi una relazione magica con la musica. Siamo senza dubbio una band del divenire.

Non siamo noi che creiamo il significato di una data canzone, sono le canzoni che, in occasione di ogni performance, ricreano se stesse nella mente di coloro che vi prendono parte.

American Beauty è una specie di musica di frontiera, credo. Dove le leggi spariscono e ognuno è lo sceriffo e il fuorilegge. Spesso sono stato ispirato dai film western di John Ford. Mi piacevano gli spazi aperti e l’aperta malinconia, quel western sentimentale. E’ stata una chiave importante per la mia sfera interiore ed emotiva.

Quando parlo di suonare, sto parlando di essere pronti a un miracolo, di essere tecnicamente capaci di lasciar scorrere.

Non abbiamo mai pianificato i concerti dal vivo, li abbiamo fatti accadere. Non c’è mai un elenco prestabilito: sappiamo fra quali canzoni scegliere, ma non sappiamo mai quali suoneremo, in che ordine le suoneremo e sopratutto in quale direzione ogni brano potrà andare ogni volta. Forse questa, più di ogni altra cosa, è la vera magia del Grateful Dead.

Le canzoni sono poesia: non soltanto il contenuto, ma l’insieme, la trama, il suono, il modo in cui escono dalla lingua, tutto quanto. Certe volte una canzone non significa nulla, eppure evoca qualcosa di grande.

Per me è sempre importante la prossima nota, non l’ultima.

Dalla parte del tutto

Parliamo di Jerry

Non c’è modo di misurare la sua grandezza e imponenza come persona e come musicista. Non penso che le lodi bastino a rendergli giustizia. Era così grande, molto più di un musicista superbo con un orecchio soprannaturale e abilità. Era lo spirito personificato di un torbido fiume di campagna nella sua essenza e della voce delle sfere. Davvero non aveva eguali. Per me non è stato soltanto un musicista e un amico; era più come un fratello maggiore che mi ha insegnato e rivelato più di quanto poteva immaginare. C’è un mucchio di spazio e di possibilità fra la Carter Family, Buddy Holly e Ornette Coleman, tanti universi; lui li ha riempiti tutti senza appartenere a nessuna scuola. Il suo modo di suonare era estroso, maestoso, sofisticato, ipnotico, sottile.
Bob Dylan

Pensavo a Jerry, la sua vita e la sua musica, come a un fiume che scorre nel cuore dell’America: talvolta fangoso, a volte limpido, in alcuni casi rapido e pericoloso, più spesso placido e profondo, un flusso continuo e irrefrenabile verso Qualcosa senza nome. Quanti di noi sono stati accompagnati dalla sua corrente!
Tom Robbins

Jerry era un tradizionalista e un pioniere che abbracciava il passato musicale americano per proiettarlo nel futuro. Ha capito che la musica può essere un modo per sperimentare l’ignoto. Questa ricerca è diventata una fonte di energia positiva. Quando mai accade che un chitarrista giochi con l’idea di eclissare l’esistenza dell’ego?
Mike Gordon

Dalla parte del tutto

Joseph Campbell, il noto studioso di miti, è stato a molti vostri show.

Gli piacciono. Per lui si tratta della benedizione che andava cercando. “Questo è l’antidoto alla bomba atomica”, ha detto una volta.

(Da un’intervista a Relix, vol.22, No. 4, Agosto 1995)

Ci sembra giusto che Jerry passi l’eternità nel luogo a cui appartiene: fra stelle.

(National Space Society, che ha battezzato un asteroide con il nome di Jerry)

Per saperne di più:
Jerry Garcia, Riflessioni e illuminazioni della chitarra magica dei Grateful Dead<!–em>, Franco Bolelli cur., Castelvecchi



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