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Delle fini del mondo

Creato il 28 dicembre 2011 da Mapo
Dando credito a giornali e pettegolezzi da mercato, sembra che i maya, per dare la buonanotte ai loro bambini, appena prima di metterli a dormire, raccontassero che proprio quest'anno, questo, si!, che sta per arrivare, il mondo sia destinato a finire. In realtà, anche solo ascoltando distrattamente le trasmissioni alla radio, mi pare di capire nella mia ignoranza, è il caso di dirlo, cosmica, che questo calcolo citato da più parti presenti astronomici margini di errore e, come spesso accade, la nefasta interpretazione è quantomeno affrettata e, oserei dire, anche un po' maliziosa, quasi fosse appositamente coniata per vendere qualche libro in più sugli scaffali della Mondadori. Ecco quindi che, magari proprio quando ci sentiremo al sicuro per lo scampato pericolo, magari nel bel mezzo di quel 2013 che dovrebbe darci speranza e nuova fiducia (ne esiste forse di vecchia?!) qualche asteroide impazzito, che dando retta a questi antenati astrologi sudamericani i nostri supertecnici della NASA avranno sottovalutato, mettendo a tacere i loro supertecnologici strumenti, intercetterà la traiettoria del nostro pianeta, magari all'ora di cena, quando siamo tranquilli a casa a guardare un servizio sui cani abbandonati al Tg1 davanti ad un piatto di spaghetti, e colpirà in pieno il nostro pianeta, facendoci prendere coscienza, in un istante, che altro non siamo che piccoli frammenti di polvere cosmica, che si agitano e camminano su questo sassolino celeste. Uno fra tanti.
C'è chi, meglio di me, ha sintetizzato il concetto.
Tutti i giorni scompaiono specie animali e vegetali, idiomi, mestieri. I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ogni giorno c'è una minoranza che sa di più e una minoranza che sa di meno. L'ignoranza dilaga in maniera terrificante. Abbiamo un problema gravissimo nella redistribuzione della ricchezza. Lo sfruttamento è arrivato a raffinatezze diaboliche. Le multinazionali dominano il mondo. Non so se siano le ombre o le immagini che ci occultano la realtà. Possiamo discutere su questo tema all'infinito, certo è che abbiamo perso la capacità critica per analizzare ciò che avviene nel mondo. Per cui è come se stessimo chiusi nella caverna di Platone. Abbiamo abbandonato la nostra responsabilità di pensare, di agire. Ci siamo tramutati in esseri inerti senza la capacità di indignazione, di anticonformismo e di protesta che ci ha caratterizzato per tanti anni. Stiamo per arrivare alla fine di una civiltà e quella che si annuncia non mi piace. Il neoliberalismo, a mio avviso, è un nuovo totalitarismo mascherato da democrazia, della quale non serba altro che le apparenze. Il centro commerciale è il simbolo di questo nuovo mondo. Ma c'è un altro piccolo mondo che scompare, quello delle piccole industrie e dell'artigianato. È chiaro che tutto è destinato a morire, ma ci sono persone che, fintanto che vivono, devono costruire la propria felicità, e queste sono eliminate. Perdono la lotta per la sopravvivenza, non ce l'hanno fatta a vivere secondo le regole del sistema. Se ne vanno sconfitti, ma con la dignità intatta, semplicemente dicendo che si ritirano perché non vogliono questo mondo.
Jose SaramagoL'ultimo quadernoPag. 76
A me questo brano ne ha fatto venire in mente un altro, letto al suono della campanella, un po' in extremis (come forse gli compete!) alla fine di una lezione di italiano del liceo. Sono certo che, almeno ad alcuni, suonerà familiare.
"Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c'era altra possibile vita fuori dell'emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte piú considerevole del suo organismo. La talpa s'interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s'ingrandí e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.        Ma l'occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c'è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre piú furbo e piú debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l'ordigno non ha piú alcuna relazione con l'arto. Ed è l'ordigno che crea la malattia con l'abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del piú forte sparí e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati.        Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno piú, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' piú ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie".
Italo SvevoLa coscienza di Zeno

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