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Denuncia di sofferenze e morti evitabili nella Rep.dem.del Congo in un andazzo ormai consueto che dura da troppi anni

Creato il 05 marzo 2014 da Marianna06

 

  

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Tre milioni di sfollati hanno bisogno di aiuti umanitari urgenti su tutto il territorio nazionale: è l’appello lanciato da Medici senza frontiere (Msf) in un rapporto intitolato “L’emergenza quotidiana: sofferenza silenziosa in Repubblica democratica del Congo”. Il Rapporto è stato pubblicato ieri a Kinshasa.

In base allo studio le zone più colpite dalla crisi umanitaria e in situazione di emergenza sanitaria sono il Nord e il Sud Kivu, il Katanga e la Provincia Orientale.

“Un gran numero di sfollati interni non viene raggiunto dagli operatori umanitari e devono lottare ogni giorno per trovare da bere e da mangiare” denuncia l’organizzazione medico-sanitaria, sottolineando che “diverse centinaia di decessi, conseguenza del mancato accesso a cure adeguate, avrebbero potuto essere evitate”.

Inoltre il rapporto di Msf evidenzia che il sistema sanitario congolese “costoso, inadeguato e disorganizzato” peggiora ulteriormente le condizioni di esistenza di chi è stato costretto a scappare dalle violenze dei gruppi armati attivi nell’est del paese e nella ricca provincia mineraria del Katanga.

 “Sulla carta il sistema sanitario nazionale assicura la gratuità delle cure in situazione di emergenza, ma nei fatti la gente è costretta a pagare, anche se vive in una zona di conflitto” rivela lo studio dell’ong.

L’altro limite dell’assistenza umanitaria agli sfollati è la localizzazione dei centri di accoglienza, per lo più situati nei pressi dei centri urbani quindi “difficilmente raggiungibili” da buona parte dei civili bisognosi.

Per di più risulta “irregolare e globalmente insufficiente” la distribuzione di cibo e beni di prima necessità, che “non corrisponde alle necessità effettive delle popolazioni”. Secondo Msf l’inadeguatezza della risposta umanitaria del governo di Kinshasa e dei partner internazionali è la conseguenza diretta “del sistema rigido nel quale operano le organizzazioni”, che non consente di “dare una risposta rapida e adeguata ai bisogni più importanti” degli sfollati.

Negativo  e disumano ovviamente anche il comportamento dei militari che non distinguono affatto tra avversario e civile inerme. 

  

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   a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)


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