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Destabilizzando l’egitto, hamas e l’iran ritrovano l’ “amor perduto”

Creato il 13 agosto 2013 da Nopasdaran @No_Pasdaran

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Hamas è, come noto, una organizzazione terrorista palestinese, attiva principalmente nella Striscia di Gaza. In questo periodo, particolarmente nei media occidentali, si è spesso parlato delle divergenze tra il movimento palestinese e il regime iraniano, divisioni derivate dalla crisi siriana. Poco, invece, viene scritto sul recente ritorno di Hamas tra le braccia di Teheran e sul ruolo che i terroristi palestinesi hanno avuto nella recente crisi egiziana.

Hamas – acronimo di “Movimento Islamico di Resistenza” – nasce nel 1987 ed è oggi riconosciuta come una organizzazione terrorista praticamente da tutto il mondo. Da sempre finanziato e armato dall’Iran, il movimento palestinese ha avuto – come suddetto – un periodo di crisi con la Repubblica Islamica derivato dalla posizione presa da uno dei suoi leader, in merito alla crisi in Siria. Khaled Meshaal, presidente dell’Ufficio Politico, ha scelto infatti di condannare il regime di Bashar al-Assad, di lasciare il suo “esilio dorato” di Damasco e di rifuguarsi a Doha. La scelta di Meshaal, però, ha spaccato l’organizzazione terrorista, tanto che la leadership di Hamas a Gaza – guidata da Ismail Haniyeh e Mahmoud Al-Zahar – ha deciso di seguire una linea diversa e di riavvicinarsi a Teheran.

Recentemente, quindi, esponenti di Hamas provenienti da Gaza si sono incontrati con rappresentanti iraniani sia a Teheran che a Beirut. Tra gli argomenti trattati durante gli incontri, oltre la Siria e Israele, c’è stato pare anche il tema egiziano, soprattutto dopo il siluramento di Mohammad Morsi. Gli Ayatollah, tra le altre cose, avrebbero chiesto ai terroristi di Hamas di svolgere un ruolo centrale nel sostenere i Fratelli Mussulmani egiziani, promuovendo l’instabilità in tutto l’Egitto e particolarmente nella regione del Sinai. Non stupisce, quindi, che in occasione dell’incontro tra Abu Mazen e il Generale egiziano al-Sisi, il Presidente l’Autorità Nazionale Palestinese ha presentato alla controparte egiziana una serie di prove tangibili che dimostrano il ruolo avuto da Hamas negli attacchi contro il territorio egiziano.

In realtà, niente di nuovo “sul fronte orientale”. In questi ultimi due anni, infatti, la leadership di Hamas a Gaza ha interferito direttamente nella politica interna egiziana e ha anche lavorato, fallendo, nella creazione di una special relationship tra il regime iraniano e quello di Mohammad Morsi in Egitto, Non è un caso, quindi, che durante la Presidente Morsi, il negazionista Ahmadinejad ha visitato il Cairo, ricambiato a sua volta da una visita del leader dei Fratelli Mussulmani a Teheran (video sotto).

L’interferenza di Hamas nella politica egiziana che è costata agli egiziani la perdina di numerose vite. Con lo scoppio della crisi egiziana nel 2011 e la fine del potere di Mubarak, infatti, i militanti di Hamas entrarono immediatamente nel Sinai in supporto ai Fratelli Mussulmani. Secondo la magistratura egiziana, quindi, terroristi di Hamas presero parte all’attacco contro le carceri egiziane, contribuendo alla liberazione di centinaia di estremisti islamici, tra cui l’ex Presidente Morsi, detenuto nel carcere di Wadi al-Natroun.

Terroristi di Hamas, quindi, si resero responsabile dell’attentato compiuto contro i militari egiziani presso il checkpoint di Rafah il 5 Agosto del 2012. Nell’attacco morirono 16 militari egiziani. In una serie di articoli pubblicati nel marzo del 2013, il settimanale egiziano Al-Ahram al-Arabi diffuse i nomi dei responsabili di Hamas colpevoli di aver organizzato e compiuto l’attacco, tra loro c’erano comandanti di primo piano come Ayman Nofal, Muhammad Abu Shamala e Ra’ed Al-Attar. Non solo: sempre secondo la stampa egiziana, fu Hamas ha pianificare la campagna di rapimenti dei militari e poliziotti egiziani, allo scopo di colpire direttamente la credibilita delle forze armate dell’Egitto. Non è un caso, perciò, che dopo il siluramento del Maresciallo Tantawi da Ministro della Difesa, l’editorialista egiziano Magdi Saber scrisse sulle pagine del quotidiano Al-Wafd che “non c’era dubbio sul fatto che il Governo di Morsi avesse relazioni strette con Hamas” e che i Fratelli Mussulmani avevano usato l’instabilità perenne in Egitto per togliere il potere all’esercito e controllare totalmente il Paese.

Copertina del settimanale Al-Ahram al-Arabi con i nomi dei terroristi di Hamas responsabili del massacro di Rafah

Copertina del settimanale Al-Ahram al-Arabi con i nomi dei terroristi di Hamas responsabili del massacro di Rafah, Agosto 2012

Purtroppo non basta. Secondo la stampa egiziana, Hamas non soltanto avrebbe contribuito ad aiutare Morsi ad estremettere dal potere Tantawi, ma avrebbe partecipato direttamente alla repressione delle proteste contro il Governo dei Fratelli Mussulmani. Nel marzo del 2013, lo ricordiamo, il giornale al-Dustour pubblicò un documento segreto in cui era possibile leggere che Hamas aveva ricevuto 250 millioni di dollari dal Qatar per inviare, nel gennaio del 2013. ben 7000 terroristi contro i dimostranti anti-Morsi, accampati davanti al palazzo presidenziale nel gennaio del 2013.

Il documento che rivela il ruolo di Hamas nella repressione delle manifestazioni anti-Morsi, nel gennaio 2013

Il documento che rivela il ruolo di Hamas nella repressione delle manifestazioni anti-Morsi, nel gennaio 2013

Hamas ha usato soprattutto i tunnel tra il valico di Rafah e la Striscia di Gaza per minare la sicurezza dell’Egitto. Attraverso i tunnel, infatti, i terroristi islamici hanno fatto entrare a Gaza non soltanto armamenti, ma anche altro materiale, come le divise dei militari e dei poliziotti egiziani. Il fenomeno fu talmente drammatico, che constrinse l’esercito egiziano a cambiare addirittura le uniformi del Terzo Corpo di Armata nel Sinai.

Le nuove divise dell'esecito egiziano pubblicate sul settimanale Al Ahram.

Le nuove divise dell’esecito egiziano pubblicate sul settimanale Al Ahram.

Concludendo, la stampa egiziana ha passato mesi a denunciare la pericolosità dei terroristi di Hamas. Con le loro azioni, infatti, i terroristi palestinesi non soltanto hanno contribuito alla liberazione di centinaia di estremisti islamici, ma hanno anche rischiato di trascinare l’Egitto in una drammatica guerra civile, al solo scopo di islamizzare il Paese. L’Occidente, come spesso accade ultimamente, ha chiuso gli occhi, applaudendo all’estremista Morsi e al riavvicinamento tra Il Cairo e Teheran. Per fortuna, il tempo ha impedito il compimento di quest’alleanza contro la Cività.

Purtroppo, come sappiamo, i manifestanti pro-Morsi, stanno cercando ancora di minare la stabilità egiziana, con la benedizione degli Ayatollah iraniani. Hamas sta giocando un ruolo centrale in questa battaglia: il 9 agosto scorso, un drone (pare israeliano) ha distrutto un laciamissili di Hamas dislocato nel Sinai, capace di lanciare contemporanemante quattro missili Fajar-5, di fabbricazione iraniana, contemporaneamente.

Speriamo solo che, quando la diplomazia internazionale aprirà gli occhi sulla vera natura del regime di Rohani e dei suoi alleati, per l’intero Medioriente ci sia ancora tempo per proteggere quegli spazi di libertà guadagnati con il sangue di centinaia di innocenti civili.


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