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Diario di tesi - giorno 113

Da Pythia
Con rischi indicibili e traversie innumerevoli, ieri sono giunta al Liviano, la sede padovana del dipartimento di Arte, tra gli altri, dove il mio relatore riceve in alternativa a Venezia.
Odio Padova, e mi perdonino i padovani: sarà un retaggio genetico di antichi dissapori tra le nostre città, sarà che arrivarci dalla stazione non è quel che si dice un bel vedere, sarà che ci sono stata o col caldo torrido o col brutto tempo.
Ieri era il turno del caldo torrido, un umido che ancora un po' e potevi nuotarci: appuntamento all'una, sotto la candela e con relativa voragine nello stomaco.
All'ingresso mi oriento con le indicazioni: a destra, primo piano, dipartimento di arte - il che corrispondeva a quanto mi aveva scritto il prof. Arrivo al pianerottolo, trovo una porta chiusa a chiave, le toilette e l'ingresso della biblioteca di dipartimento. Penso di avere capito male, così salgo un altro piano, ma è evidentemente quello sbagliato - antropologia, credo.
Scendo, chiedo alle ragazze dell'accoglienza della biblioteca, che mi inviano al pian terreno, dipartimento di musica "perché arte e musica sono uniti e i professori ricevono là".
Ri-scendo, trovo il dipartimento, ma anche qui c'è la biblioteca: diavolo, io volevo lo studio del prof, non un libro!
Mi dirigo allora all'ingresso, e chiedo: vengo nuovamente spedita al primo piano.
Ri-chiedo alle ragazze della biblioteca, leggendo parola per parola il bigliettino su cui avevo trascritto le indicazioni del prof: finalmente ci siamo, mi mandano *in* biblioteca, in fondo al corridoio della sala di lettura. Piccolo dettaglio che il relatore si era scordato di indicare.
Nonostante il tempo impiegato per trovare la mia meta, arrivo puntuale: ovviamente il prof era impegnato con un'altra studentessa.
Aspetto un'ora. Senza aria condizionata. Senza un refolo di vento. Con la fotocopiatrice accesa a due passi da me. (E una fame del diavolo)
Al mio turno, consegno i primi due capitoli, gongolando al commento del prof "ma ha scritto tantissimo!" :D
Discutiamo di questioni generali e dubbi sovvenutimi nello scrivere, mi consegna altre norme redazionali per la formattazione (ragazzi, mettetevi d'accordo: le note vanno prima o dopo la punteggiatura???), e poi insiste per mostrarmi la sezione della biblioteca dove posso sicuramente trovare i cataloghi relativi all'anno palladiano 1973 che avevo in mente di consultare al CISA di Vicenza, assieme ad altri libri. "Visto che è qui, ne approfitti!" - e io che volevo tornare a casa, buttarmi sotto una doccia alla menta e strafogarmi di gelato.
Per (mia) fortuna, la biblioteca non era molto fornita, quindi me la sono cavata con poco. Prendo la borsa e torno verso la stazione: una volta arrivata, maledico i semafori eterni di Padova, che con le loro lungaggini mi hanno fatto perdere il treno per 2 minuti. Per fortuna il successivo era mezz'ora dopo.
Ora dovrei proseguire con il lavoro di scrittura, ma sono preda del panico più totale: e questa volta non è paura da foglio bianco.
Semplicemente la mia sfiga, quella che mi perseguita da febbraio, si è attaccata al pc, che va in crash ogni 3x2 con conseguente perdita di dati.
Nonostante i test della memoria fatti non abbiano dato risultati, resta il dubbio, ai miei amici smanettoni, che ci sia un problema di RAM.
Ecco, mi sta anche bene: vorrei solo averne la certezza, onde risolvere il guasto e poter lavorare senza l'incubo di salvare ogni riga che scrivo.
Giusto per la cronaca: sono qui da un'ora, e il pc non ha perso un colpo. Stessi lavorando alla tesi si sarebbe piantato 3 volte.

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