Difetti fisici: capricci ed “ossessioni”…

Creato il 17 gennaio 2011 da Zero39

Segnalazione e nota a cura della Dott.ssa Olga Ines Luppino, Segretario Generale dell’Associazione e co-coordinatrice della Sezione “Salute”.

Ancora una volta corre sul web una notizia che fa discutere oltre che riflettere sui “modelli” che quotidianamente i mass media e la società in generale ci propongono.

Alicia Douvall, 30 anni, star della televisione inglese con un passato da modella, ha subito nel corso della sua pur giovane vita circa 100 operazioni di chirurgia estetica nel tentativo di migliorare il suo aspetto correggendo ogni piccolo particolare del suo corpo non ritenuto perfetto. Inutile dire che il compulsivo passaggio da un ritocco all’altro l’ha resa passo passo sempre meno soddisfatta dei risultati raggiunti, rovinandole progressivamente l’esistenza e facendole paradossalmente ottenere effetti devastanti dal punto di vista fisico. 15 gli interventi subiti al seno, assolutamente controproducente l’ennesima rinoplastica, dannose le diverse operazioni effettuate in passato, una tra tutte la limatura delle costole responsabile ad oggi della perdita di sensibilità in alcune parti del corpo.

Comportamenti come quelli appena descritti, che potrebbero banalmente essere spiegati come “capricci da modella”, non sono granchè rari e possono nascondere alla base un Disturbo da Dimorfismo Corporeo, storicamente conosciuto come dismorfofobia ed appartenente alla categoria dei Disturbi Somatoformi secondo il DSM- IV-TR.

I dati disponibili indicano che tale disturbo insorga più frequentemente nelle donne e che la più comune età di insorgenza sia quella  tra i 15 e i 20 anni; negli ambienti di chirurgia plastica e dermatologici le percentuali variano dal 6% al 15%.

Caratteristica centrale del disturbo è la preoccupazione per un supposto difetto nell’aspetto fisico; il difetto può essere immaginario oppure, se è presente una qualche anomalia, l’importanza che la persona le dà è di gran lunga eccessiva, tanto da causare un disagio clinicamente significativo e da compromettere il funzionamento sociale, lavorativo e di altre importanti aree di vita del soggetto che ne è affetto.   

Le lamentele più frequenti riguardano difetti del viso o della testa (acne, rughe, cicatrici, capelli più o meno folti, asimmetrie, peluria), la forma o qualche altro aspetto del naso, degli occhi, delle palpebre, della bocca, dei denti, del mento o di qualunque altra parte del corpo. A causa di questa supposta deformità i soggetti con dimorfismo sono vittime di preoccupazioni “devastanti” che non riescono a gestire e che li portano a trascorrere molte ore al giorno  pensando al difetto,  controllandolo su specchi o altre superfici riflettenti, camuffandolo in modi spesso anche bizzarri. A causa della vergogna per il proprio difetto, il soggetto con disturbo da dimorfismo corporeo  inizia pian piano ad evitare le situazioni sociali, nella convinzione che gli altri possano notare il difetto e per questo deriderlo; il progressivo evitamento, se non trattato, può sfociare in un isolamento sociale estremo, a causa del quale la persona può smettere di uscire di casa anche per diversi anni.

Procedure chirurgiche, dermatologiche, odontoiatriche ed altri interventi volti a correggere il presunto difetto sono quasi sempre infruttuosi oltre che peggiorativi della sintomatologia. Studi preliminari evidenziano ad oggi l’efficacia della terapia cognitiva nel trattamento del disturbo da dimorfismo, anche in pazienti con parziale risposta alla farmacoterapia.

Dott.ssa Olga Ines Luppino


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