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Doping

Creato il 14 dicembre 2010 da Federicomilitello

In Spagna la nuova frontiera del doping
Dopo l'Operacion Puerto, ecco l'Operacio Gago. Se la prima, nella quale erano coinvolti ben 150 atleti delle più disparate discipline (tra cui anche calcio e tennis), cadde praticamente sotto silenzio coperta da melmosi sotterfugi, che cosa succederà adesso? Non è un mistero, infatti, che in Spagna in questi anni si sia verificato qualcosa di molto simile a quanto avveniva negli anni '80 nell'allora Unione Sovietica, dove si praticava il doping di Stato. Nella penisola iberica magari non si è arrivati a quel punto, ma di sicuro la federazione nazionale ha in più di una circostanza difeso (e quindi, seppur in maniera indiretta, favorito) le pratiche proibite. Non bisogna andare troppo indietro nel tempo per avere una prova di ciò: il ciclista Valverde è stato protetto anche contro l'evidenza ed è stato giustamente squalificato solo grazie all'intervento della procura anti-doping del Coni. Dunque i tanto efferati (ed effimeri) trionfi latini di questi anni (non così tanti per la verità, se si eccettuano 3-4 discipline) si stanno rivelando delle truffe belle e buone, che stanno gettando discredito ed umiliazione addosso alla nazione giallo-rossa. Nel ciclismo potevano contare su due grandi corridori: Valverde e Dopador (ops, scusate, volevo dire Contador), quest'ultimo ancora, e chissà perché, in attesa di un giudizio che non dovrebbe ammettere discussioni, ovvero la squalifica di due anni con revoca dell'ultimo Tour de France. La sentenza, tuttavia, spetterà ad un tribunale di Madrid....Nell'atletica Marta Dominguez (che potete 'ammirare' nella oltraggiosa foto in cui esulta dopo il suo furto), sfidando le leggi della natura, aveva sconfitto le inarrivabili africane nei 3000 siepi, per di più a 34 anni! Come aveva fatto? Con il doping, ovviamente. Per non parlare di Almayehu Bezabeh (spagnolo per modo di dire, in quanto etiope purosangue), vincitore degli Europei di cross nel 2009 e beccato qualche giorno fa nel bel mezzo di una trasfusione. Ed ora le affermazioni del Dottor Fuentes: ''Se parlassi, alla nazionale spagnola verrebbero revocati sia gli Europei che i Mondiali di calcio''. Che parli allora! Ormai il dado è tratto, ora deve andare fino in fondo. Perché in Iberia questa storia deve finire. La Spagna non ha mai avuto una grande tradizione nello sport, come dimostrano le sole 115 medaglie conquistate nella storia delle Olimpiadi (di cui appena 32 ori; l'Italia, invece vanta 227 allori e 627 podi complessivi: due tradizioni agli antipodi, che testimoniano come la storia non si faccia in 5 anni ma in 80 ed oltre). Nonostante ciò, magari anche per coprire altre disfunzioni statali, si decise qualche stagione or sono di cominciare a vincere nello sport, senza disdegnare a riguardo qualche aiutino. Ora tutto è stato smascherato e finalmente gli organi internazionali, tra cui la Wada, si stanno attivando affinché gli iberici possano subire la giusta punizione ed invertire la rotta. Ormai la terra degli antichi conquistadores, in campo sportivo, è diventata il Paese dei sospetti e dell'incertezza, dove a questo punto ogni vittoria farà storcere il naso a più di un appassionato, che non potrà non pensare: ''Sì va bene, anche questo sarà dopato come tutti gli altri''. Quando ci si 'guadagna' una determinata reputazione, è difficile mutarla ed a tal proposito potrebbero servire anche anni, magari un decennio. La Russia ci è riuscita, ora tocca alla Spagna redimersi da questa vergognosa epoca della sua (poco gloriosa) storia.
Federico Militello


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