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El imàn y la limadura

Creato il 04 ottobre 2011 da Unarosaverde

Qualche settimana fa scrivevo  che quest’anno avrei cercato di limitare il numero di corsi da frequentare e di cose da fare nel tempo libero durante i mesi freddi. Sono stata granitica nel mio proposito fino a ieri sera. Poi ho ceduto tutto di colpo, in puro riflesso pavloviano, proprio come faccio davanti ad una tavoletta di cioccolato al caffè.

Poco prima delle 20.00 ieri  mi sono ritrovata al centro di formazione per adulti, dove, qualche anno fa, mi avevano cespitato perché presenza costante: ricomincia spagnolo. Non avevo ancora finito il  giro di sbaciucchiamenti e di “ciaocomestai, quantotempo, cosahaifatto” che, intravista nell’atrio una delle prof. di inglese, mi sono ricordata di quanto siano piacevoli le sue ore di conversation e, tre secondi dopo, le mie salde intenzioni erano andate a farsi benedire. Quindi, almeno fino  fine gennaio, ormai ho deciso, si riaprono dizionari e grammatiche: tedesco e agonia, spagnolo e risate; inglese in reverente umile ammirazione per tutto ciò che è british.

Ego me absolvo, prima di tutto perché nell’atmosfera che si respira in quel luogo mi sono sempre trovata a mio agio, tra persone abbondantemente sopra i trenta che non si arrendono alla pigrizia, tra insegnanti madrelingua, tra effluvi di crema pasticcera che provengono dalle lezioni di cucina e tra i tappetini dei corsi di yoga. E poi, diciamocelo, tutte le volte che dico che gli ultimi quattro anni li ho trascorsi a fare sport, la gente mi guarda e si sbellica dalle risate. “Servito a poco” mi dicono. Puah, gente di poca fede che si limita alle rotonde apparenze: adesso ho uno stile libero purissimo, so pattinare all’indietro, ho imparato i rudimenti dello sci nordico ( e ho le articolazioni sfasciate). E’ ora di tornare ai mai sopiti amori.

Comunque, le due ore di spagnolo sono state piacevoli come le ricordavo: il gruppo quasi inalterato, l’insegnante argentina, nel senso della provenienza e non della voce,  effervescente e con le redini della lezione saldamente in mano,  due amici con cui spesso viaggio a due banchi di distanza. Con uno dei  due ci ho fatto il liceo e, tanto per tener vispi i vecchi tempi, anche ieri  ci siamo fatti richiamare più volte per chiacchiera. “Ma come profe, ci hai chiesto cosa abbiamo fatto quest’estate: dovevamo confrontare le versioni sennò ti diciamo la stessa cosa!”. Alla fine ci ha messo la nota e ci ha detto che siamo una classe irrequieta. E’ una soddisfazione sapere di non aver perso le belle abitudini.

La parte più strana della  lezione è stata la scelta del brano. Oscar Wilde? Cosa c’entra Oscar Wilde? Li avevo lasciati depressi e alle prese con “A las cinco de la tarde” e adesso sconfiniamo nella letteratura anglosassone? Però la frase finale della storia, che non avevo mai sentito, è bellissima e ha aperto il dibattito sul libero arbitrio e la forza del destino. L’unico problema  è che  mi difficile fare quella seria quando ho a che fare con lo spagnolo: mi vengono in mente el sol, la playa y el Camino e mi spunta la voglia di essere felice.

“Allora la calamita sorrise perché i frammenti di ferro erano convinti di essere andati a farle visita di loro propria volontà.”


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