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Enzo Campi – Ipotesi corpo

Creato il 16 luglio 2010 da Viadellebelledonne

Enzo Campi – Ipotesi corpo

 

Enzo Campi

 ipotesi corpo

 

Edizioni Smasher – Messina

 

Il poemetto, presentato per i tipi delle Edizioni Smasher, da Enzo Campi, viene incontro alla fame di buone letture. Non si tratta di lezioni educate di ‘bello scrivere’, ma di una vera conversione totale alla scrittura/lettura come scelta di vita, di gioia e sofferenza ad un tempo. I versi scorrono in un rapido e nervoso abbraccio, trasmettono perciò una magia, che è la stessa della nascita della vita, cruciale e bellissima ora dell’uomo. L’autore non crea d’impulso, ma ritrae l’intima natura dell’impulso stesso, lo modula, perciò nessuna parola è casuale, piuttosto si presenta come dotata di “corpo”, da qui il titolo originale.

[…]

L’opera di Enzo Campi si nota per la sua intensa e profonda “fedeltà” alla parola ed al suo destino. La comunicazione è qualcosa da toccare, guardare, avvertire sulla propria pelle. Naturalmente anche l’incomunicabilità fa parte dell’universo fisico-poietico dell’autore, c’è infatti il rischio del silenzio che si avvicina al dolore, la parola come un cuore ferma i suoi battiti ed il ritmo del testo diviene sostenuto, l’autore ne è ben consapevole e gestisce, modula, attentamente i registri del comunicare. Sentiamo, a contatto con la sua poesia, scorrere nelle vene le sillabe, l’universo semantico posseduto è sempre aperto, eppure sorvegliato stilisticamente, perché esprima l’umanità del dire, del contatto che non muore e si offre al mondo

 (Marzia Alunni)

 Il corpo è qui tema dell’indagine e palcoscenico in cui l’io mette in opera un monologo questionante che – poematicamente e teatralmente –  si incarna nel corpo del testo e della parola cercando di risolvere (dissolvere?)  l’unicità di senso di un doppio movimento che oscilla incessantemente tra il dispendio (come ragione di vita) e il ricominciamento (come unica possibilità di proiezione verso l’a venire). Ciò avviene  attraverso la scissione drammatizzata tra forze centripete (pulsione, desiderio, istinto-carne) e forze centrifughe (ragione, indagine e ricerca-alterità).

Lo scopo della parola non è quello di descrivere le passioni, bensì quello di lasciare che la drammaticità e la drammatizzazione trovino espressione attraverso la rappresentazione dell’effetto che esse esercitano nel corpo, nella voce del corpo, o meglio: nel corpo della voce, nel fragore di assonanze ed allitterazioni che si susseguono pretendendo l’oralità di un testo che fa del corpo materia di indagine e veicolo di prosecuzione.

 

(dalla prefazione di Natàlia Castaldi)

qui la prefazione

http://www.edizionismasher.it/campi/enzocampi.html

 Ci sono due parole-chiave che percorrono il testo tra le righe: dispendio e ricominciamento. Ognuno dei due termini risponde ad esigenze filosofiche e letterarie che rimandano, tra gli altri, a Bataille ed Artaud. Ci sono due tipi di dispendio, quello dell’io narrante che transita negli altri corpi mettendo in gioco il suo corpo e quello idealizzato a ragione di vita. Il ricominciamento è invece idealizzato nell’impossibilità di accedere ad una risoluzione e nell’urgenza, anche metafisica, di riproporre, ad aeternum, il transito. Per questo il verbo si presenta (viene in presenza) sotto forma di poema, per certificare ulteriormente questo concetto attraverso una sorta di flusso ininterrotto impossibilitato a finire e a finirsi e, per così dire, condannato a sfinirsi e a ripetersi. Il corpo è caratterizzato e significato dalla sua estensione, dal suo portarsi verso il fuori. Tutti i gesti, sia quelli quotidiani che quelli extra-quotidiani, pretendono un invio da un uno a un altro o da una cosa all’altra. Qui il gesto verbale è strettamente connesso al gesto fisico. L’intento è proprio quello di conferire corporeità alla parola o meglio di far sì che la parola metta in opera la corporeità che le appartiene in senso originario. Le ipotesi sono strettamente collegate all’idea di ricominciamento, come se l’ultima (ma mai definitiva) istanza fosse quella di giocare sulle possibilità, in poche parole: una moltiplicazione delle soluzioni senza arrivare mai alla risoluzione.

(dall’intervista rilasciata da Enzo Campi a Alessia Mocci per mondoraro.org)

qui l’intervista

http://www.mondoraro.org/2010/07/03/intervista-di-alessia-mocci-a-enzo-campi-ed-al-suo-poemetto-teatrale-%e2%80%9cipotesi-corpo%e2%80%9d/

ipotesi corpo

 io corpo sempre toccato

e schivato a malapena

poco più di un orgasmo

risuona e rinsalda

senza contatto alcuno

e qualcuno lo sa

per questo l’araldo urla l’editto

per mettere a morte

l’estraneo

che soffia sgretolando gli organi

e solo abbaia e ruggisce

chiamando a sé

l’ellisse ovalica

della vagina dentata cosa?

[…]

io corpo certo

si scarta

all’occlusione

figurandosi altero

sempre intero

eppur smembrato

perché mai

e non mai permutato

ad altro

che non sia ordine e stasi

se pure disordinata

e frenetica

qui mascherata

e rifratta

senza luce

né lumi né numi

a sussultare cosa?

[…]

e allora ridonda

si snoda

attorcigliandosi

si sottopone

anteponendosi al peso

si sovrappone

posponendosi al sesso

s’estenua

sopravvivendo al cozzo

per testare testarsi

e rendersi al senso

dei sensi defraudati

seppur ingigantiti

e collerici

sempre tesi e resi 

ceduti al miglior offerente

caduti sotto il giogo

del non sarà mai stato che altro che questo

   di

poco

in

meno

transitante

e

altero

[…]

 

e si spina lo stelo

dell’arbore rivolto

in seno alla mirabile vulva

che di venule e lunule ancor recenti

vende svende l’oblio

con cui rifugge il diverso amore

che la costringe alla balbuzie grazie

prego

lo dico io

ora qui

solo sesso

sasso a sasso

senza senso

verso a verso

oppure

per converso

solo dilezione

amore

affetto

slancio

intensità

adorazione

effetto

 

[…]

 

carne a carne

s’infervora e fluisce

scorrendo

appena aprendo

e aprendosi

succhiando la linfa alla falda

che salda

l’umido al fluido

in un solo gesto d’amore

senza variabili

che ne condizionino il transito  

solo

una figura

sfigurata

ad altro

che non è

diverso 

da questo

io corpo solo pelle

non ride s’irride

stordito dalla rotazione

caracolla si manca

e inforca nuovamente il palo

nel bel mezzo di un centro

sempre da verificare

osannare slabbrare

perché senso se non amore al sesso

che qui gioisce e urla

rifiutando l’encomio

del  nome proprio

da sempre e per sempre inappropriato?

 

[…]

 

io corpo mi dico

grazie

prego

ancora una fiammata

ancora una volta

cola similsangue cola

mortificando l’ego

senza fine

senza fondo

solo un punto

e l’altro

entrambi escotti

sulla graticola

che riannoda

il sottoposto

al sovrapposto

cosa?

e perché?

 

 

[…]

non c’è rapporto

senza disgiunzione

né sesso né resoconto

eppur ci si rimette

ci si trasmette

onda a onda

l’uno nell’altro

delocandosi

da punto a punto

riallocandosi

all’incoscienza della cosa

solo ipotesi

solo corpo  

sì lo dico io qui ora

senza più negare

ciò che conta è solo il canto

che preannuncia il ricominciamento

[…]

quale utopia

è mai stata così vera?

pura emozione

del precipite

in cerca della sua levata



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