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F1 | Storia: Fratelli coltelli, compagni e rivali fino alla fine

Da Tony77g @antoniogranato

Cristian ButtazzoniF1Sport.it

15 novembre 2014 – Quella tra Rosberg e Hamilton  sarà la quinta volta nel corso della storia in cui due compagni di squadra si ritroveranno al via dell’ultima gara in campionato in grado di sconfiggere la concorrenza e ritrovarsi in lotta per il Mondiale. Compagni di un’avventura durata una stagione, a volte pure amici, alleati; persone che condividono lo stesso box, corrono con la stessa macchina e sono più che disposte a scambiarsi consigli. Tutto questo fino a che in palio non c’è il traguardo più importante di tutti, ossia il titolo mondiale, quella corona che non può essere assegnata a due persone e che iscrive solo uno nell’albo d’oro, nell’Olimpo dei più grandi nella storia della Formula 1.

Una storia, quella dei fratelli coltelli, che inizia da molto lontano e affonda le proprie radici, manco a dirlo, nel primo Campionato del mondo, quello del 1950, anno in cui i compagni-rivali non saranno 2 ma addirittura 3e rispondono ai nomi di Nino Farina, Juan Manuel Fangio e Luigi Fagioli. Quest’ultimo, così come accaduto in anni più recenti con Keke Rosberg, pur non avendo vinto nessuna gara, si era classificato al secondo posto in 4 delle 7 gare in calendario ed era riuscito a tenersi a ridosso del duo Farina-Fangio. Il gruppo delle 3F si presenta così in grande spolvero nella gara di casa, con Fangio e Farina a bordo delle nuove 159, mentre Fagioli continua a correre con la 158. Farina, al via della gara, sembra avere la meglio sul rivale Fangio, mentre Fagioli p

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are attardato. Dopo un inizio attardato è però Ascari sulla Ferrari 375 a prendere il comando delle operazioni. Ma nel corso della gara succede di tutto, con Ascari che, dopo aver comandato a lungo la gara, è costretto al ritiro (momentaneo) per problemi al motore. Le sorprese, però, arrivano tutte in casa Alfa Romeo, con Fangio che al 24. giro deve fermarsi per problemi al radiatore. A quell’epoca valeva tutto, anche prendere la vettura di un compagno per continuare la corsa, e fu così che Taruffi dovette cedere la sua monoposto a Fangio per rimanere in gara, ma sarà costretto al ritiro pochi giri più tardi, e questa volta sarà quello definitivo. Farina, così, si aggiudica la vittoria che gli assegna il titolo mondiale, mentre Fangio sarà costretto a interrompere la sua rincorsa a meno di metà gara e per poco non viene insidiato anche da Fagioli, terzo al traguardo. Il primo trionfo iridato della storia della Formula 1 non poteva avere teatro migliore: pilota italiano su macchina italiana nel corso del Gran Premio d’Italia, quello di casa per l’Alfa Romeo.

17 anni dopo, il 1967 è la storia del primo grande duello della storia della Formula 1, tutto made in Oceania, che vede contrapposti l’uno contro l’altro l’australiano Jack Brabham e il neozelandese Dennis Hulme. E’ una battaglia durissima, senza esclusione di colpi, che fa impallidire gli avversari, primo tra tutti lo scozzese volante jim Clark, al quale non basteranno 4 vittorie (a fronte delle due a testa conquistate da Hulme e Brabham

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) per inserirsi nella lotta per l’iride. Black Jack ritiene di avere un ruolo da difendere: quello di essere l’unico pilota ad aver vinto il titolo con una sua macchina e ha intenzione di ripetersi anche l’anno dopo. La Brabham è veloce e affidabile e riesce a sbarazzarsi facilmente della concorrenza della Lotus. Però, al via dell’ultima gara di Città del Messico (sull’autodromo Hermanos Rodriguezz), a presentarsi davanti è il pilota sbagliato. Infatti è proprio Hulme a essere davanti a Brabham in classifica e la cosa non è stata gradita al pilota-costruttore, che si è ripromesso di battere il compagno-rivale e di ristabilire i ruoli. Ma tra i due litiganti, a mettersi in mezzo e fare da arbitro nella corsa è la Lotus di Jim Clark, che conquista la pole position. Lo scozzese volante sembra non avere rivali, anche se il suo inseguitore diretto sembra essere proprio Brabham, che vorrebbe sbarazzarsi del pupillo di Chaoman per mettere distanza tra sé e Hulme e aggiudicarsi il titolo. Impresa ardua ma non impossibile, che sembra concretizzarsi quando Clark ha dei problemi alla frizione. Ma è nelle difficoltà che si vedono i campioni, ed è allora che Clark sfodera la prestazione del fuoriclasse e accumula su Brabham un vantaggio incolmabile di un minuto, mentre alle spalle dell’australiano, sebbene doppiato, c’è proprio Hulme, che gli porterà via i titolo. Cosa che per Brabham è un’offesa gravissima, che il neozelandese pagherà con il licenziamento e approderà, ironia della sorte, da un altro rivale di Brabham diventato a sua volta costruttore, Bruce McLaren.

Sarà proprio la McLaren, che dopo l’era di Teddy Mayer è passata nelle mani di Ron Dennis, il team dove andrà in scena il nuovo duello tra compagni di squadra conclusosi all’ultima gara. Grazie alla Mp4/2 spinta dal motore TAG-Porsche il veterano Niki Lauda dovrà vedersela con il nuovo rampollo di casa McLaren, e cioè Alain Prost, profugo dalla Renault e intenzionato a far valere le sue prerogative. Lauda, invece, arriva già con due titoli mondiali nella propria bacheca personale e già da due anni è in forza al team di Woking, affiancato da John Watson. I due, manco a dirlo, ingaggiano una lotta senza esclusione di colpi e distanziano la conco

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rrenza. Lauda sembra destinato a prevalere mentre Prost è costretto alla rimonta nelle ultime gare stagionali. Ci si ritrova così all’ultimo appuntamento dell’Estoril con Lauda che ha 3 punti e mezzo di vantaggio su Prost. Ma a guastare la festa della McLaren ci pensano altri protagonisti del Mondiale, tra cui Nelson Piquet, che si piazza in pole position proprio davanti al francese, mentre Lauda è lontanissimo, addirittura in undicesima posizione. Tutto facile per Prost? Nemmeno per idea, visto che allo start ha il tempo di bruciare Piquet sullo scatto, ma alla prima curva viene a sua volta superato da Rosberg e Mansell alla prima curva. Nemmeno un giro e Prost è secondo, nemmeno 9 giri e Prost va in testa. Il francese sembra avere la vittoria e il titolo in pugno, visto che il due volte iridato si trova in nona posizione, fuori dalla zona punti e in difficoltà. Ma l’austriaco sa benissimo come uscire dalle situazioni di difficoltà: l’arma migliore è saper aspettare, calcolare il rischio e trovare il momento migliore per sferrare l’attacco. E infatti ci vorranno altri 9 giri prima che Lauda possa avere la meglio su De Angelis e solo al giro 27 ha la meglio su Johansson. Ma questo è solo l’inizio, tant’è che è il giro successivo quello che lo porterà nei punti, grazie al sorpasso su Alboreto. Il dominio di Prost, quello che verrà chiamato il Professore, inizia a scricchiolare, anche perché in pochi giri si sbarazza di Rosberg e Senna. I punti di vantaggio di Prost si assottigliano, diventa un solo punto e mezzo, un vantaggio infinitesimo che rimarrà tale a lungo, ma non abbastanza. Gli incubi di Prost si materializzeranno al giro 51 e assumeranno le sembianze della   Lotus di Nigel Mansell. L’inglese è in crisi, ha problemi di freni e Lauda sente l’aria dell’impresa. Mansell va in testacoda, ma rientra prima che Lauda potesse superarlo. L’austriaco però lo bracca, sa che la posta in gioco è importantissima e un giro dopo lo supera. Secondo, il posto che gli bastava. Aveva già calcolato tutto, anche il vantaggio finale. Mezzo punto, nemmeno uno; in Formula 1 è un record assoluto, mai visto nella storia. Prost vince, ma è una vittoria amarissima, perché a gioire sarà Lauda. L’austriaco rivivrà dopo 7 anni le sensazioni che aveva vissuto in Ferrari, con quell’orecchio amputato dall’incendio del Nuirburgring che, invece di averlo indebolito, lo ha rafforzato e lui, come un leone ferito, nel momento in cui ha l’opportunità di inserirsi nella lotta per il titolo, non si lascia sfuggire l’occasione e fa suo il boccone più prelibato e con un gesto di incredibile sportività festeggia Prost sul podio e gli consegna la sua eredità per gli anni successivi.

L’ultima di queste battaglie tra i fratelli coltelli avviene in casa Williams e vede come protagonisti Damon Hill e un giovane compagno dal nome molto ingombrante: Jacques Villeneuve. Frank Williams, e forse ancora di più Patrick Head, sembra insofferente dopo il titolo perso dall’inglese nel 194 e la brutta stagione del 1995 e decide di mettere Hill alla prova: gli affida un missile, che è la FW18 progettata dalla magica matita di Adrian Newey e un compagno scomodo, per vedere se riuscirà finalmente a guadagnarsi un titolo inseguito da troppo tempo. Già, perché 2 anni possono sembrare pochi, ma quando sei in una scuderia schiacciasassi come la Williams targata Adrian Newey anche un anno di insuccesso può essere già eccessivo. Ed ecco che Jacques Villeneuve rappresenta da subito un incubo per Hill, visto

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che già la prima gara potrebbe vincerla il canadese se non fosse per un problema al motore che lo obbliga a rallentare su ordine del team e regalare così la vittoria a Hill. Ma il duello è appena iniziato e, nonostante l’inglese fosse partito meglio, Villeneuve rimonta, si fa sotto e arriva anche a superare Hill. In Ungheria, quando la Williams vince il Mondiale costruttori, tra i due cala il gelo. Williams è sempre più intenzionato a mandare via Hill (e verrà spedito alla Arrows), ma l’inglese comunque reagisce e accumula un un vantaggio sul compagno di squadra, però si arriva all’ultima gara per decidere chi vince, visto che il distacco è di 9 punti. All’epoca del duello lauda-Prost questo vantaggio gli avrebbe consentito di laurearsi Campione del mondo, ma 12 anni dopo i punti per il vincitore diventano 10 e si tiene conto d tutti i risultati. A rendere ancora più elettrica l’atmosfera ci pensa proprio Villeneuve, che piazza la terza pole position della sua giovane ma già affermata carriera e distanzia Hill di mezzo secondo. Il via è tormentato dai problemi di Coulthard, che portano la direzione gara a ripetere il giro di formazione e ad accorciare la gara di un giro.m Tanto basta, forse a trasformare l’adrenalina di Villeneuve in nervosismo. Hill, invece, mantiene la calma e schizza in testa, mentre Villeneuve scivola molto indietro. Un brivido per Hill arriva dalla Benetton di Berger, che al terzo giro lo tampona, ma l’inglese prosegue senza problemi. Villeneuve si sbarazza di Irvine e inizia a martellare, tentando di mettere pressione su Hill, ma non ci riesce, sebbene abbia un passo superiore. Passata la metà gara, Villeneuve avverte che c’è qualcosa di strano sulla sua Williams, ma i meccanici dicono che è tutto regolare e lo rimandano in pista. Tutto questo fino al giro 37, quando la ruota posteriore destra si stacca dalla vettura. Fine dei giochi, Hill può volare indisturbato verso il suo primo e unico Mondiale, con la soddisfazione di uscire dalla Williams portandosi in dote il numero 1 sul musetto . Villeneuve, invece, si rifarà l’anno successivo, anche se a contendergli la vittoria non sarà il suo compagno di squadra, anche se la Williams farà comunque doppietta. Ma questa è un’altra storia.

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