Famiglie gay, l’ultima crociata cattolica

Da Bolo77

L’attenzione ai distillati omofobi dei vertici della delle gerarchie ecclesiastiche oscurano la crociata a tutto tondo della Chiesa contro le famiglie gay. Sul “fronte” sono massicciamente impiegati parrocchie, gruppi ecclesiali, comunità ed associazioni cattoliche. Ecco come.

Un volantino della Compagnia delle opere contro le famiglie gay

A Roma, nella splendida basilica tardo barocca dei santissimi Ambrogio e Carlo, una bacheca distrae turisti e fedeli rendendo disponibili opuscoli gratuiti tra i quali il rumoroso: “Convivene il pacs? Non è necessario anzi è dannoso“.
L’elegante volantino, in estrema sintesi, pontifica: “la coppia omosessuale non crea famiglia”, i pacs approvano “un comportamento deviante” e conclude che le “unioni omosessuali sono nocive per il retto sviluppo della società umana” anche perché incoraggiano la “persona con tendenza omosessuale a dichiarare la sua omosessualità o addirittura cercare un partner…”.

E questo è solo l’inizio della discesa agli inferi: la crociata cattolica contro la famiglia gay è condotta a tutti i livelli di santa madre chiesa, e al rullo di tamburi quasi quotidiano dei vertici delle gerarchie ecclesiastiche segue repentina la carica dell’esercito cattolico con gruppi, associazioni, bollettini parrocchiali, case editrici, oratori e parrocchie.

Giornali parrocchiali e siti internet, l’artiglieria leggera, sparano davvero pesantemente. Ecco qualche perla omofoba, riprese a campione dalla bibliografia tanto vasta quanto impossibile da riportare integralmente per la sua biblica vastità.
Nel marzo 2006 il “Bollettino Salesiano” pubblicava un contributo di Don Giovanni Russo direttore della Scuola di specializzazione in Bioetica e sessuologia, dell’Istituto teologico San Tommaso di Messina: “I Pacs manifestano una forte fragilità dal punto di vista dei significati e del legame di coppia. Le unioni di fatto, come i Pacs, anche in una sola prospettiva umana (!) sono legami moralmente problematici, provvisori, che indicano una relazione dove al centro non ci sono la famiglia, i figli e le altre persone ad essi collegate (nonni, zii, ecc.)”.
I tiratori scelti del bollettino della parrocchia della Madonna del Granato di Salerno considerano l’omosessualità un “lupo astuto e pericolosissimo che si nasconde dietro la maschera rassicurante del luogo comune”.
“Quando poi a questa miseria umana – continua il violento contributo pubblicato nel 2001, che attinge da munizioni riprese dal giornale cattolico La via del febbraio 2000 – si aggiungono la rivendicazione, l’ostentazione, la pretesa di uno status giuridico, allora il male si moltiplica perché grande è lo scandalo che si semina nel cuore di molti innocenti”. Ma il lupo non era una specie protetta in Italia?

Il sito della parrocchia dei Santi Guglielmo e Pellegrino di Foggia pubblica una lunga serie di no alla famiglia gay: “manca la dimensione coniugale, che rappresenta la forma umana ed ordinata delle relazioni sessuali. Esse, infatti, sono umane quando e in quanto esprimono e promuovono il mutuo aiuto dei due diversi sessi nel matrimonio” mentre sul sito Arezzo Giovani un reverendo risponde ad un giovane che si chiede perché la Chiesa ce l’abbia tanto con i gay: “Caro figliolo, cerca di vedere l’omosessualità e il sesso snaturato come una cosa che fa male all’anima e al corpo, prova ad astenerti, confessati, prega, ricevi Gesù Eucaristia e troverai una gioia e una serenità infinita”.

Gli effetti? Nel febbraio 2008 i carabinieri sono intervenuti all’oratorio Padri Sacramentini (Orpas) della parrocchia di Sant’Angela Merici di Milano a difesa di Vittorino, un 21enne tiranneggiato al grido di “omosessuale” da un branco di adolescenti. Alberto Ruggin, corista, viene cacciato dal coro parrocchiale di Este, comune in provincia di Padova, perché partecipa alla trasmissione TV “Ciao Darwin” nella puntata “etero contro gay”. Solo l’anno scorso padre Roberto Benvenuto si rifiuta di ospitare film a tematica gay in concorso per il Queer lion al cinema parrocchiale Aurora di Marghera, regolarmente affittato con contratto dagli organizzatori.

Non sono a salve poi, i colpi di mortaio degli editori cattolici, e anche qui ci sarebbe da perdersi.
La Casa Editrice San Paolo (a cui va aggiunta Ancora che ha appena pubblicato Voglio una mamma e un papà, un testo trivialmente pre scientifico sulla genitorialità gay), dà alle stampe armi psicologico-terapeutiche di massa come L’abc per capire (e curare, aggiungiamo noi) l’omosessualità con la promozione dalle frequenze di Radio Maria.

Le riviste patinate sono tutte schierate contro i gay.
Famiglia cristiana”, “Jesus”, “Vita Pastorale”, “Madre”, “Club 3 manifesto per la Terza Età” lanciano proiettili teologicamente sofisticati.
Spicca tra tutti i contributi quello pubblicato da “Famiglia Oggi”, un dossier esplosivo sulle nuove unioni: “le unioni omosessuali, come qualsiasi altra forma di “compagnia” o di “convivenza”, non possono rivestire una dimensione sociale paragonabile a quella del matrimonio e della famiglia; esse, pertanto, non toccano l’interesse pubblico” che riprende, denotando un problema di approvvigionamento delle munizioni nonché scarsa fantasia, il mensile “Sì alla vita”, del Movimento Italiano per la Vita.

Studi cattolici”, un periodico di cultura aperto al dialogo con la società moderna, si limita a pubblicare e ripubblicare il peggio van den Aardweg e Jospeh Nicolosi, pseudoterapeuti convertitori di omosessuali in eterosessuali, mentre su “Sempre”, mensile dell’associazione comunità Papa Giovanni XXIII, il direttore, Don Oreste Benzi, nel gennaio 2000, si lasciava sfuggire: “Comunque anche a coloro che non hanno fede dico che è bello essere maschi, essere femmine, e accettarsi come dono stupendo di Dio. L’invertito deve prendere coscienza di sé e raddrizzarsi, come dice la parola, e rimettersi in cammino”.

All’artiglieria antigay segue la carica della cavalleria neotemplare, ben radicata su tutto il territorio nazionale, con un’infinità di plotoni: l’associazionismo cattolico. Nonostante il family day sia stata la loro Caporetto, è stato infatti superato nei numeri dal gay pride romano del 2008, non si danno per vinti.
Le Acli, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, dimenticando origini pacifiste-sindacali, il 13 gennaio 2007 entravano ufficialmente in battaglia contro la manifestazione pro-pacs di Roma: “Così si attacca l’articolo 29 della Costituzione che tutela la famiglia fondata sul matrimonio”.
Paiono addirittura intrepidi quelli del Movimento Cristiano Lavoratori il cui presidente Carlo Costalli decideva per una manovra di accerchiamento sull’Unione: “Le proposte di Prodi sulle unioni di fatto sono l’ennesimo esempio di una politica senza idee, pronta a svendere se stessa pur di accaparrarsi qualche voto in più. Non è penalizzando la famiglia che si può costruire nulla di buono per il futuro”. Costalli ha avuto completo appoggio di Carlo Casini, del Movimento per la vita (www.mpv.org), che all’Unione rimprovera, tuonando da almeno un decennio contro i gay, “le posizioni su aborto e pacs”, dal Moige, Movimento Italiano Genitori, che rilasciava, qualche mese fa un comunicato: “Le vere discriminate sono 16 milioni di famiglie italiane che attendono ancora il riconoscimento dei diritti loro attribuiti dalla Costituzione”, dal Forum delle associazioni familiari, che raggruppa circa ben 35 sigle di associazioni, nato per “promuovere e salvaguardare i valori e i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” e che vanta generali del calibro di Luisa Santolini tutta tesa ad una “politica in favore della famiglia… non i Pacs”. Manovra riuscita: il Pacs non è nel programma di centro-sinistra.

Se la prende invece con i genitori gay Marco Griffini, presidente dell’Associazione Amici dei Bambini, un movimento di famiglie adottive: “Il vero arricchimento dei valori… è garantire realmente ad ogni bambino abbandonato una vera famiglia, costituita da un uomo e una donna uniti in matrimonio e non da un surrogato o fac-simile di essa” mentre il presidente dell’Associazione docenti cattolici Alberto Giannino, all’obice, arguiva: “l’omosessualità definitiva (non occasionale) nasce per una specie di istinto innato o di costituzione patologica, ed è incurabile. Nessuna discriminazione, vorremmo rassicurare i deputati Grillini, Guadagno e Capezzone, ma questo non significa chiederci di avallare l’unione sessuale fra due persone dello stesso sesso” con la cortina fumogena a favore alzata da Valori e Libertà, un’associazione lanciata dal tre parlamentari di Forza Italia, tutta schierata per la famiglia tradizionale e dell’Associazione Cattolica Padania Cristiana, che nel marzo 2006, distribuiva, nel veronese, un milione di volantini contro il Pacs dal titolo “Fieri della nostra normalità”. Quale?

Il reggimento più consistente, quello, per capirci, che ha il potere economico si mimetizza, senza troppa convinzione nelle file di Comunione e liberazione, il cui braccio economico finanziario è la Compagnia delle Opere (che ha divulgato un volantino elettorale che invitava a “non snaturare il concetto di famiglia”).
Tracce”, il “bollettino” internazionale ciellino nel novembre 2005 pubblicava la doppia intervista Un pacs indietro a Eugenia Scabini, preside della Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica, e a Giovanna Rossi, professore di Sociologia della Famiglia. Ecco le prese di posizione antitetiche auspicabili in una doppia intervista.
“Due persone – arzigogola la preside – dello stesso sesso hanno la possibilità e la libertà di convivere e possono ottenere alcune protezioni di tipo patrimoniale senza per questo passare dai pacs… Non si può non introdurre criteri definitori relativi a ciò che è famiglia e a ciò che non lo è. Non si tratta di discriminare ma di chiarire. Se tutto è famiglia, niente è famiglia, cioè la famiglia è niente”. Al contrario, la professora, ‘azzeccagarbuglia’: “A livello individuale ogni vera (!) discriminazione verso l’omosessualità va combattuta in campo giuridico e sociale. A livello di relazione, la differenza tra omosessuali ed eterosessuali rimane, invece, fondamentale per il simbolismo della società. Una coppia è tale solo se si iscrive in un ordine simbolico che differenzia i sessi”.
I ciellini sono in evidente concorrenza, per la conquista di medaglie, onorificenze e cariche istituzionali, con il battaglione di Azione cattolica il cui responsabile, Luigi Alici, alza il tiro sulle le coppie di fatto considerandole “organismi sociali geneticamente modificati” mentre più modestamente la Caritas di cui si è fatto portavoce, l’avvocato Filippo Teglia, già membro dell’Unione giuristi cattolici, ha sostenuto che il Pacs non può avere valenza costituzionale.

Tralasciamo i proiettili vaganti del cattolicesimo integralista e ferocemente antimomosessuale, di associazioni come Alleanza cattolica che pubblica Cristianità, Obbiettivo Chaire, e i Don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro che dichiarava, a fianco del candidato sindaco di centro-destra a Roma Alemanno: “I pacs fanno a pugni con il concetto che noi cattolici abbiamo della famiglia” e così via per uno sguardo al sistema di spionaggio che sta alle spalle dello sterminato esercito cattolico.

Dietro convegni, organizzati in tutta Italia, dai titoli inoffensivi come Matrimonio, famiglia, unioni solidaristiche e pacs, a Foggia nel maggio 2007, si nascondono associazioni come Meic (movimento ecclesiale di impegno culturale) mentre la tavola rotonda di Bari Dalle unioni di fatto alle unioni solidaristiche: profili giuridici ed etici vantava tra i dotti relatori templari del calibro di Marialaura Basso, vicepresidente Nazionale Giuristi Cattolici e Nicola Colaianni, Ordinario di Diritto Ecclesistico Università degli Studi della città.
Sempre a Bari le conclusioni di un incontro per la Giornata Internazionale della Famiglia, moderato dal leader di Rinnovamento dello spirito, sono state divulgate dalla cattolicissima Paola Binetti, senatrice della Margherita: “non stravolgiamo le basi della nostra società”.

Senza aver esaurito, tanto è sconfinata, la descrizione dell’esercito in campo diamo uno sguardo al di là della barricata.
Ecco… sembra di intravedere… non c’è nessuno se non un tentativo di resistenza parlamentare di Paola Concia, dell’associazionismo gay laico, e di qualche gruppo ateo, questi ultimi paiono però più interessati ad una simbolica scaramuccia per lo sbattezzo che ad una battaglia campale a fianco dei gay.

Ancora ci sono un’infinità di gruppi di gay cattolici nascosti in trincee-catacombe a pregare per i loro peccati ed infiniti franchi tiratori (gay invisibili nascosti fra le file dei cattolici tra suore preti e simpatizzanti), che non perdono occasione di sparare alle spalle delle sparute truppe gay e delle vilipese coppie di fatto. Amen.


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