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Fare o essere, questo è il problema

Da Marcofre

Quando il gioco si fa duro, non solo i duri iniziano a giocare (o dovrebbero). Ma si chiede alla letteratura di schierarsi apertamente, di dire da che parte sta; e la si redarguisce qualora esiti, o peggio, abbia scelto la parte sbagliata. Rispetto a cosa non è mai chiarissimo, ma procediamo.
Lo vedo solo io il rischio?

Parlo del credere che la letteratura debba essere utile, e per questa ragione se non dimostra all’istante questa sua “qualità”, sono guai.
Ma i tempi sono duri, si sente ripetere da più parti: se non ci pensa la letteratura a dire una parola forte, coraggiosa, di denuncia, chi lo può fare?
Non lo so.

Proprio a causa della durezza dei tempi diventa indispensabile non seguire il richiamo a schierarsi, oppure a proporre quello che gli altri vogliono, anelano o desiderano. E dedicarsi invece a riportare alla luce quelle che sono le “basi”.

Appare ovvio anche ai venusiani che chi sceglie di agire in questo modo, fa una scelta controcorrente e bizzarra. Ancora più bizzarro e controcorrente sarebbe affermare che buona parte della letteratura di oggi, serve a rassicurare. E rassicurare significa fornire una spiegazione plausibile per quello che accade.

Cancellare la complessità che è dietro un certo evento, mostrandolo nella sua semplice manifestazione, e indicando la soluzione. A portata di mano, come un cioccolatino che mette di buon umore.

Non esiste cosa che non possa essere semplificata, ridotta ai minimi termini. Questo (si afferma da più parti) lo si fa per aiutare le persone a capire: ma capire cosa? O forse lo scopo è mostrare, instillare la fiducia in certi mezzi, come la televisione ma non solo, che hanno il pregio di essere immediati? Di fornire su un piatto d’argento tutto quello che serve per formarsi la propria opinione?

Come se crearsene una, fosse un lavoro che richiede solo qualche occhiata. E la nostra testa una tabula rasa e non invece una costruzione che richiede disciplina e impegno.

La superficie delle cose. Dei fatti. Oltre non c’è niente che valga la pena di essere indagato, o descritto. È così, basta aprire gli occhi e guardare. Gli occhi li abbiamo tutti, non è così? Anzi: non c’è proprio niente. Non si può scrivere di ciò che non esiste.

Eppure.

Eppure succede che Caio va a prendere la metropolitana, ma qualcuno ha messo una bomba in un cestino della spazzatura e bam, le gambe volano via.
Perché?

Per quanti sforzi si facciano, alla fine qualcosa buca quella superficie limpida e amica che credevamo di conoscere bene, e a cui davamo del tu. E agguanta per il collo, stringe, sempre di più.
Chi o cosa sia, credo sia compito della letteratura indagarlo. O almeno di una certaletteratura. Per capirci al volo: quella che non dice da che parte sta, e nemmeno vuole schierarsi. Ma indaga su quel nucleo di follia che entra nella vita di ciascuno.

Follia o mistero.


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