Ho iniziato con quello che forse è il mio classico preferito, Il Re Leone. Tra un guscio d'uovo e una bustina di lievito ho recitato a memoria con mio fratello l'intera scena iniziale, quella in cui Scar viene introdotto come uno dei più cattivissimi cattivi in circolazione, addirittura capace di fratricidio per diventare re. Fin da quel "La vita a volte è ingiusta, non è vero?" ci è chiaro che un individuo così frustrato e sadico, che gioca con un topolino prima di (cercare di) mangiarlo, darà del filo da torcere al neonato Simba. Non sto a raccontare la trama perché immagino la conosciate, e se non la conoscete bu! vergogna! Filate a guardarlo! Ricorderò solo la colonna sonora splendida, che raggiunge l'apice con il duetto d'amore tra il futuro re e l'amica d'infanzia Nala, e l'immortale Hakuna Matata, motto dei divertentissimi Timon e Pumbaa. Confesso di avere avuto gli occhioni lucidi per quasi tutta la durata del film, un po' perché è stato come fare un viaggio indietro nel tempo di quindici anni, e un po' perché la scena in cui Mufasa precipita nel vuoto è tanto triste quando quella in cui un cacciatore fetente spara alla mamma di Bambi. Alla fine la pioggia si porta via tutti i ricordi del nefasto regno di Scar, il cielo si rischiara e Simba, finalmente, tira fuori un ruggito degno di un re. E chi non piange è un cuor-di-pietra.
Per risollevarmi il morale ho poi optato per Le Follie dell'Imperatore, che narra le spassose avventure di un sovrano egocentrico tramutato in lama da una delle più esilaranti antagoniste di sempre, la decrepita Yzma. Accanto al protagonista Kuzco c'è Pacha, un bonaccione grande e grosso che gli insegnerà, in puro stile Disney, il valore dell'altruismo. A differenza dei classici buonisti questo punta tutto sulla vena umoristica, grazie alla già citata Yzma e al suo assistente tontolone, Kronk. In più di un'occasione i personaggi si rivolgono direttamente al pubblico in sala, donando nuova modernità allo stile a volte un po' stantio della Disney. Le musiche sono a tratti coinvolgenti ma non straordinarie; la vera forza di questo film è sicuramente la freschezza dell'approccio e la leggerezza, senza grandi momenti di commozione. Ogni tanto va bene anche questo, e poi chi se lo scorda Kronk sul trenino che porta al laboratorio che grida entusiasta: "Yzma, alza le braccia dài!"?
